Improvvisatore Involontario Press Page

Other Projects

Mansarda


Mansarda

2012-07-17

L'operazione Mansarda si coagula nel 2009, intorno al progetto “Amazing Recordings”, organizzato dal collettivo Franco Ferguson (trenta musicisti, suddivisi in dodici gruppi per tre giorni di registrazioni non ortodosse).
Marta Ravaglia (voce), Henry Cook (sax e flauto), Giacomo Ancillotto (chitarra ed elettronica), Francesco Cusa (batteria e percussioni) e Roberto Raciti (contrabbasso), assemblano in due passaggi di studio, diciannove tracce, sbuffanti, disarticolate, colorate e mutevoli, spesso in creativa/caotica sbandata controllata.
Schegge grumose, surreali e critiche, di certo, sottilmente antagoniste.
Testi aciduli/quotidiani, da sagra delle assurdità amplificate.
Analisi impietose di un oggi, perplesso e socialmente disarmonico (di certo, non per tutti equo...).
Fra alti e bassi, pietre che centrano e spaccano i vetri, altre, dal lancio mal calcolato, che si perdono nel vuoto.
Intorno alla voce ed alle parole, ne accadono di cose.
Inflessioni centrifughe alla Zorn, sbuffi blues, maglioncini infeltriti balcanici, Sud America dagli occhi cerchiati, urti casinisti, nebbioline lisergiche andate a male, etnicismi immaginari, corrose nostalgie sbarazzine sixties ed altre, ben più complesse, seventies (su per giù, In Opposition).
Un tintinnio continuo di bicchieri colmi.
Ognuno, con una specifica mistura fumante o, in alternativa, un ben calibrato veleno.
La testa, spesso gira, ed appaiono ad intermittenza, svariati spettri bianco/ossa (Mina, Grace Slick, Dagmar Krause).
Roba tanta, forse troppa, spesso indulgente, alle volte, terribilmente azzeccata (le ossidazioni cupe, free, di Tony Blair Witch Project, il tiro notturno/frenetico di Sineddochi Di Bop, i graffi velluto/allucinati di Le Ultime Lettere Di Alberto Fortis, il corpo rabbioso, esplorato in solitudine, V Come Veronica).
Esuberanza ed un leggero singhiozzo che proprio non se ne vuol andare (per il momento).
Alla prossima contrazione muscolare, ad occhio e croce, ci saremo.

Voto: 3 stelle

 

Marco Carcasi – Kathodik

web. http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=5012

 

 

×
17 LUG 2012

Progetto: Mansarda
Mansarda L'operazione Mansarda si coagula nel 2009, intorno al progetto “Amazing Recordings”, organizzato dal collettivo Franco Ferguson (trenta musicisti, suddivisi in dodici gruppi per tre gior...


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

2012-02-05

In una recente intervista pubblicata su Musica jazz, Sonny Rollins afferma: "Improvvisare? Ci dà la più assoluta di tutte le libertà". E' a questa filosofia che, forse, si ispira il gruppo di musicisti e di altri operatori culturali che si raccolgono sotto la sigla di "Improvvisatore involontario", fino a costituire un vero e proprio marchio di qualità, operante in Italia e all'estero da più di sei anni.

L'anima del progetto è Francesco Cusa, percussionista siciliano, noto, fra l'altro, per aver fatto parte dell'associazione bolognese "Bassesfere". Nell'ultimo anno sono stati pubblicati undici dischi dell'etichetta discografica facente capo al management del collettivo. Fra questi uno dei più significativi è certamente "Ragh Potato" del quartetto denominato "Heimweh" (Nostalgia), un omaggio al cinema del grande regista russo Andrei Tarkovsky. La musica che si ascolta nel cd contiene molti motivi di interesse. Innanzitutto occorre sgombrare il campo da un equivoco: produrre musica improvvisata non è la maniera più semplice per elaborare una proposta convincente, anzi è semmai il contrario, poiché si configura come una strada irta di asprezze e difficoltà. Presuppone, infatti, la capacità dei musicisti di leggere nella propria storia personale per esprimere un contenuto che sia in linea con le esperienze, il vissuto, la cultura, le conoscenze dei compagni di viaggio. Qui la "miscela" o la "soluzione" funzionano egregiamente. Si fondono agevolmente il suono irregolare, sfrangiato, frantumato e ricomposto dei clarinetti di Alberto Popolla con il discorso appuntito o scuro, serpeggiante e iterativo, in certi momenti, del vibrafono di Francesco Lo Cascio. Da parte sua Alessandro Salerno adopera la chitarra per punteggiare nervosamente e ritmicamente il sound complessivo del gruppo con strappate o brevi frasi di sicuro effetto coloristico. Mario Paliano batte sulle sue percussioni privilegiando gli angoli, i bordi di casse e tamburi o utilizzando altri strumenti per creare l'impressione di un rumore voluto, musicalmente prezioso, in sintonia con quanto sta succedendo attorno a lui.

Quasi tutti i brani, sorprendentemente, hanno una struttura abbastanza analoga. Si alternano momenti in cui i musicisti suonano apparentemente in contrasto, uno contro l'altro, ad altri in cui, trovata un'intesa, seguono un'idea ritmica o a suo modo melodica e proseguono trovando, nell'improvvisazione, ruoli più canonici di strumenti solistici e accompagnatori, alternativamente. Quello che conta, inoltre, è comunque l'aspetto timbrico. E tutti ci mettono del loro per connotare e costruire un'impronta timbrica personale e, conseguentemente, di gruppo.

Fra i brani si fanno raccomandare in particolare "Kobi Braiant". Tutti cominciano con l'intuizione di un tema che stanno elaborando all'istante. C'è forte tensione ritmica. Quando prende in mano la situazione Lo Cascio si calmano le acque e si ha una parentesi meditativa, che si apre subito dopo in un intermezzo free bop. La palla torna appannaggio di Popolla che determina una parentesi più destrutturata con lo scontro di piste sfalsate fra i vari partners. Poi il clarinetto si impadronisce dello scheletro di un motivo e ci lavora sopra con gli altri che ne seguono la rotta. Il vibrafono continua, ancora, con effetti eco e momenti di rara suggestione. Rientrano gli altri tre a riportare nel caos, in senso positivo, la traccia e si va verso atmosfere decisamente in stile post free.
"Ragh Potato" ha un inizio rumoristico, ricco di attese, con voci scomposte e frammentarie. Ad un certo punto parte in assolo Popolla in sordina, viene fuori un motivo ripetuto tante volte con il vibrafono protagonista e la chitarra alla sottolineatura ritmica. Quando entra la batteria il brano prende una forma più riconoscibile e si procede con un certo swing "di ultima generazione" e rimandi al jazz d'avanguardia afroamericano. Il tutto è attraversato e caratterizzato dal suono sporco, raddoppiato o moltiplicato del clarinetto, impegnato ad armonizzare il brano.

In conclusione "Ragh Potato" ci fa apprezzare un quartetto di musicisti di valore, con una più o meno lunga carriera in questo ambito, e, come scrive Eugenio Colombo "l'improvvisazione è solo una tecnica; in questo caso al servizio di grande musica".

 

Gianni Montano - Jazzitalia

web. http://www.jazzitalia.net/recensioni/heimweh.asp

 

 

×
05 FEB 2012

Progetto: Heimweh
Ragh Potato In una recente intervista pubblicata su Musica jazz, Sonny Rollins afferma: "Improvvisare? Ci dà la più assoluta di tutte le libertà". E' a questa filosofia che, forse, si ispira il gruppo di musicisti e di altri...


Leggi ancora..

Mansarda


Mansarda

2012-02-05

Assemblare, mescolare, miscelare musiche di diversa provenienza, colta e popolare, per costruire un'improvvisazione tanto libera quanto ricca di riferimenti e di sorprendenti liason, di imprevedibili commistioni, di stupefacenti trovate. Sembra questo l'obiettivo di questa "Mansarda", quintetto del collettivo "Improvvisatore involontario", costituito da musicisti di esperienze contigue o dissimili, ma uniti nella creazione più o meno istantanea e nella "ricreazione", nel divertimento intellettuale, anche attraverso la rilettura di repertori "seri" o di altri volutamente e "solitamente idioti". 
Protagonista assoluta è Marta Raviglia che passa dalla declamazione impersonale di notizie di efferati episodi, ripresi pari pari dalla cronaca nera ad uno scat jazzistico ricco di swing. Da un canto attentissimo alle dinamiche, ai sottintesi, va a finire in un urlo strozzato, in un respiro soffocato, per riemergere e continuare a guidare il gruppo con una voce capace di esprimere ironia, sarcasmo, non sense o banalità assortite, elevate, rese dotte, dalla pronuncia straniante, dalla modulazione particolare dei toni, dagli aspetti "avanguardistici" a tutti gli effetti del suo stile. 
Contribuisce efficacemente alla realizzazione del progetto Henry Cook con il suono del suo flauto abbastanza ortodosso nei confronti dei sassofoni spinti su territori più accidentati e spinosi, fra rimandi al linguaggio di un Anthony Braxton in versione "olandese" (nel senso di componente dell'ICP orchestra) con l'alto, all' iterazione incalzante e al solismo potente e a volte sopra le righe dello strumento più ingombrante, in tutti i sensi, il baritono.

Giacomo Ancillotto, fra l'altro nuovo acquisto del quintetto di Enrico Rava per il suo ultimo lavoro "Tribe", qui lavora in scioltezza con una grande duttilità, passando da fraseggi delicati e riflessivi a sonorità più dure, aspre e poco consolatorie. Roberto Raciti fornisce un accompagnamento preciso con il suo basso, captando al volo i continui cambi di clima, riuscendo a compiere agili sterzate fra i vari mondi musicali sfiorati o esplorati, senza perdere mai la bussola. Francesco Cusa dimostra di divertirsi molto in un ambito lontano dal radicalismo di certe sue precedenti esperienze. Il batterista si disimpegna agevolmente nelle varie situazioni arricchendo di ritmo e colori i vari brani, senza sovrastare l'insieme, da gregario più che da leader.

Il cd è stato inciso in due successive sessioni e consta di diciannove tracce, ognuna con una sua fisionomia, una sua personalità. Come non rimanere conquistati, ad esempio, da "Per gole sì": il testo sembra ripreso da un libretto d'opera di Metastasio. La musica ondeggia fra echi funky, blues e zone jazzistiche più avanzate con la voce della Raviglia sfacciata e scostante a ripetere frasi prive di qualsiasi qualità poetica, inequivocabilmente datate e trasferite nel post-post-moderno. Che viaggio artistico audace e intrigante!

E' decisamente sorprendente, poi, "Vorticoso twist" per il contrasto fra le parole di comune banalità, tipiche delle canzoni "leggere" sanremesi degli anni sessanta, con il canto impertinente, flessuoso, disarticolato e i cambi di tempo e di atmosfera "sottostanti" provocati dalla band. Ogni pezzo, ad ogni modo, non si conclude mai per come è iniziato. Succede sempre qualcosa nel prosieguo, poiché le idee sono tante e non c'è la voglia di soffermarsi su alcuna. L'intenzione è quella di alternare gli stimoli, le intuizioni, di accumulare elementi per comporre un mosaico impossibile, dove i tasselli non vanno mai a posto, perché tratti da scatole di puzzle diversi. E il gusto è proprio quello di forzare la mano per incastrare tessere che non collimeranno, non potranno formare un disegno precostituito, malgrado i tentativi ripetuti.

Non è riposante, ma è corroborante visitare questa "Mansarda". D'accordo, questo tipo di esperienza è debitrice dall'operazione camaleontica e disorganica, ma onnicomprensiva di John Zorn. Qui, però, l'azione non è predefinita. Si segue un percorso suggerito di volta in volta da qualcuno dei componenti il gruppo e lo si sviluppa sul momento con la partecipazione attiva di tutti. Per questo "Mansarda" è un progetto che va ascoltato e seguito con attenzione, lasciandosi anche andare nella lettura dei titoli assolutamente improbabili, fra i quali segnaliamo almeno "Le ultime lettere di Alberto Fortis" e "Tony Blair witch project".

E affascina, ancora, la musica sgangherata, involuta o raffinata, ballabile, melodica o antimelodica, free sempre (in tutti i significati del termine) che si avvicenda in sessantasette minuti da godere senza sovrastrutture di sorta. "Danzando nella mente", come suggeriscono, con un "sentimento sentimentale" i versi o i "versacci" (in senso positivo) di Marta Raviglia.

 

Gianni Montano - Jazzitalia

web. http://www.jazzitalia.net/recensioni/mansarda.asp

 

 

×
05 FEB 2012

Progetto: Mansarda
Mansarda Assemblare, mescolare, miscelare musiche di diversa provenienza, colta e popolare, per costruire un'improvvisazione tanto libera quanto ricca di riferimenti e di sorprendenti liason, di imprevedibili commistioni, di stupefacenti trovate. Sembra questo l'obiettivo di questa "Mansarda...


Leggi ancora..

Mansarda


Mansarda

2012-01-01

Consigliato da Musica Jazz

Questo quintetto del tutto paritario, nato all’interno dell’esperienza romana del collettivo Franco Ferguson, pratica un’improvvisazione assoluta… ma quanto siamo lontani dalla prassi introversa e reticente di certa improvvisazione radicale! I cinque, affiatatissimi, partono da una concreta pronuncia jazz, ma perseguono piuttosto una forma canzone aforistica e sbilenca, uno spirito dada, un estemporaneo e scabro metalinguaggio di teatro-musica. Il jazz rappresenta una delle componenti imprescindibili del loro retroterra, ma è visto con amoreodio, come un padre ingombrante; con un atteggiamento critico e talvolta dissacrante viene contaminato con tutt’altro. Un’impostazione che d’altra parte ha sempre caratterizzato il lavoro di Cusa. 

Libero Farnè – Musica Jazz



×
01 GEN 2012

Progetto: Mansarda
Mansarda Consigliato da Musica Jazz


Leggi ancora..

Spinoza


Spinoza

2011-09-01

Il protagonista di questa session discografica è il filosofo olandese Baruch Spinoza (1632-1677), un autore noto per aver dettato alcuni principi prodromi dell’Illuminismo e per aver scritto una delle più importanti opere di pensiero di tutti i tempi, l’Ethica more geometrico demonstrata, pubblicata postuma nello stesso anno della sua morte. È proprio questo testo a suggerire al quartetto le undici composizioni in scaletta. I brani si distinguono per controllo e organizzazione timbrica, come nella rilassata La forza degli effetti, nell’inquieta Le idee e le cose: ordine e connessione, nell’eccellente Virtù e ragione (non a caso temi cardine del pensiero di Spinoza) dove si registra un’intesa profonda e un ottimo livello performativo. Davide Poggi recita in latino estratti dell’opera del filosofo, rafforzando ancor più l’idea stessa del disco.

 

Luciano Vanni – Jazzit

×
01 GEN 2011

Progetto: Spinoza
Spinoza


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

2011-08-01

Alberto Popolla (clarinetti), Francesco Lo Cascio (vibrafono e percussioni), Alessandro Salerno (chitarra classica baritono) e Mario Paliano (batteria e percussioni) sono Heimveth, un ensenble che ha le sue radici in “Amazing Recordings” un progetto più articolato ed ampio, nato nel 2009, con l’obiettivo di riunire “musicisti/e che condividevano un approccio critico, creativo e non ortodosso al jazz e alle musiche ad esso correlate”.

Un disco sulla nostalgia quello dell’ensemble marcato “I.I” (tra l’altro Heimveh è il titolo di un famoso ed indimenticabile film di Tarkovsky) che naviga con suggestiva originalità in uno spazio radicalmente e ostinatamente acustico che sembra sviluppare con fosforico acume e grande libertà quelle intuizioni che già furono delle propaggini cameristiche post-Henry Cow.

C’è molto fascino che aleggia tra le sei tracce dell’album: poetiche minimali che suggono dalle sfumature la loro forza prorompente e, nel contempo, discreta. Momenti memorabili in cui vengono evocati gli spiriti di Tim Hodgkinson e Fred Frith (l’inaugurale Kobi Bràiant) od anche solipsistiche situazioni giocate tra dodecafonia e minimalismo (la deliziosa Nenti per vibrafono solo).

Tuttavia Ragh Potato è anche insistita ricerca di interplay con il silenzio da cui nascono autentiche perle come l’acquerello post-free di Coratella dove l’incrocio tra l’ineffabile clarinetto di Popolla, il limpido cromatismo del vibrafono di Lo Cascio ottimamente sostenuti dalla ritmica di Paliano compiono il piccolo miracolo della Sinergia Corale.

Di grande impatto anche la traccia conclusiva (Heimweh): oltre dodiciminuti in cui si alternano momenti di ruvida destrutturazione in cui emerge in tutta la sua raffinata fisicità la chitarra di Salerno (capace di alternare slanci free a momenti più atmosferici) ad altri più meditativi e quasi orientaleggianti per poi sublimarsi in un “tutti” dai vividi toni tardo novecenteschi.

 

Vincenzo Giorgio – Wonderous Stories

web. http://www.wonderoustories.it/quarantadue.htm

×
01 GEN 2011

Progetto: Heimweh
Ragh Potato Alberto Popolla (clarinetti), Francesco Lo Cascio (vibrafono e percussioni), Alessandro Salerno (chitarra classica baritono) e Mario Paliano (batteria e percussioni) sono Heimveth, un ensenble che ha le sue radic...


Leggi ancora..

Spinoza


Spinoza

2011-07-22

L'eresia stilistica d'Improvvisatore Involontario, s'affina sempre più.
Concetto, suggestione, azione.
Questa, par esser l'unica griglia operativa, alla quale ci si attiene strettamente, nella casa della doppia I.
Esibizioni nette e rigorose, sorrette da ferrea lucidità/volontà.
Nulla è lasciato al caso, esemplificativo a riguardo, l'ottimo packaging, che caratterizza l'ultimo corso della label.
Parole, che scavano, che indagano, dentro e fuori il concetto suono.
La terra non si vede più da tempo, e siam al largo oramai.
Le stelle indicano la direzione, ma le devi saper distinguere, in questo annebbiante marasma odierno.
“Spinoza”, è opera singolare e fruibile, dove il jazz incontra il blues, secche scansioni, ampie distese classicheggianti, sussulti e ripieghi cameristici, strutture contemporanee e sberleffi etnici.
Un complesso intrico, fatto di ripetizione, malinconiche divagazioni, scatti atletici e silenzi fruscianti.
E le definizioni incasellanti, divengono dei rebus, difficili da risolvere.
Son istantanee luminose, che si offrono all'ascolto, come una fitta e stimolante ragnatela di messaggi in codice.
Ordine e disordine, son questioni d'umano meditar.
La visione complessiva, ciò che conta.
Undici azioni, fra passione e concretezza. 
Davide Recchia alla chitarra, Greg Burk al piano e glockenspiel, Stefano Senni al contrabbasso, Alberto Girardi alla batteria e percussioni, più l'aggiunta dei readings di Davide Poggi, dimostrano che, il fattore crescita inesistente in Italia, è un nulla, sbattuto in faccia al nulla.
Basta non voler creder, al triste rosario mediatico, sgranato giornalmente. 
Un miracolo, in equilibrio volutamente precario s'una gamba sola, ma senza nessuna incertezza o paura.
Queste, son opere d'ampio respiro, sulle quali ritornar spesso nel tempo.
Ogni volta, stupefatti ed increduli.


Voto: 4 stelle


Marco Carcasi - Kathodik

web. http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=4664

 


×
22 LUG 2011

Progetto: Spinoza
Spinoza L'eresia stilistica d'Improvvisatore Involontario, s'affina sempre più.Concetto, suggestione, azione.Questa, par esser l'unica griglia operativa, alla quale ci si attiene strettamente, nella casa della doppia I.Esibizioni nette e rigorose, sorrette da ferrea lucidità/v...


Leggi ancora..

Galante/Varesco


Torre Aquila

2011-07-21

Il compositore bolognese Emilio Galante firma questo lavoro multimediale di contemporanea con riferimenti al jazz, messo in scena dall'Ensemble Sonata Island, diretto da Andrea Dindo, con la partecipazione come solista di Markus Stockhausen alla tromba. Il lavoro si ispira all'affresco delle stagioni del Castello del Buonconsiglio di Trento, datato 1400, che infatti occupa gran parte delle immagini del video che accompagna la musica, realizzato da Fabrizio Varesco e pensato appunto come "immagini per affresco in movimento".

La musica di Galante si articola appunto in quattro movimenti, uno per stagione, e si avvale di un libretto di Giuseppe Calliari, in italiano, e di alcuni estratti da poesie in ladino. La cifra complessiva è decisamente contemporanea, cosa a cui contribuisce anche la tromba di Stockhausen, come al solito eccellente e suggestiva, ma che con il fraseggio jazzistico ha tipicamente poco a che fare. Belli anche gli impasti dei timbri dei diversi strumenti (clarinetto, flauto, corno, violino, violoncello, pianoforte, contrabbasso e batteria), mentre non sempre convincente è l'uso della voce, non già per responsabilità della soprano Patrizia Polla, quanto per il ruolo troppo spesso meramente didascalico che si trova a interpretare (ne sia esempio il testo di "Uton," autunno), con conseguente limitato spazio espressivo a sua disposizione.

Complessivamente, quindi, un lavoro con luci e ombre, che nella mezz'ora della sua durata ora s'impenna su passaggi complessi ma coinvolgenti, ora s'incaglia in astrattismi macchinosi. E ciò vale sia per la musica, per le ragioni su addotte, sia per il video, che - pur esaltando la bellezza dei dipinti e giovandosi di alcune immagini d'ambiente - talvolta si disperde in elaborazioni tecniche.


Neri Pollastri - All About Jazz
web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=6602

×
21 LUG 2011

Progetto: Galante/Varesco
Torre Aquila Il compositore bolognese Emilio Galante firma questo lavoro multimediale di contemporanea con riferimenti al jazz, messo in scena dall'Ensemble Sonata Island, diretto da Andrea Dindo, con la partecipazione come solista di Markus Stockhausen alla tromba. Il lavoro si ispira all'affres...


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

2011-07-05

Nel 2009, il collettivo Franco Ferguson (myspace.com/francofergusonimproring), riunisce trenta musicisti, per una straripante tre giorni in sala di registrazione.
Vengono assemblate per l'occasione, dodici formazioni, e si generano diverse ore, di libera azione spontanea.
“Ragh Potato” nasce in quel momento.
Alberto Popolla (clarinetto e clarinetto basso), Francesco Lo Cascio (vibrafono e percussioni), Alessandro Salerno (chitarra classica baritona) e Massimo Paliano (batteria e percussioni), si danno un bel da fare, in queste sei fulminanti (per coesione e leggerezza espressiva), composizioni istantanee.
Metropolitani umori jazz/blues, eseguiti con piglio da ensemble, cameristico/contemporaneo.
Magistrali sollecitazioni impro, creative e giocose.
Suggestiva modalità sottrattiva, quella espressa in “Ragh Potato”.
Esposizione lucida, che rifugge l'atto solista.
Complessi e asciutti incastri, in un continuo ed assai ispirato, bisbigliar reciproco fra strumenti.
Nessun assalto gratuito/casuale, nessun rigurgito d'ego da queste parti.
“Ragh Potato”, è opera reattiva, affabile e consapevole.
Applausi!


Voto: 4 stelle

Marco Carcasi – Kathodik

web. http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=4662

×
05 LUG 2011

Progetto: Heimweh
Ragh Potato Nel 2009, il collettivo Franco Ferguson (myspace.com/francofergusonimproring), riunisce trenta musicisti, per una straripante tre giorni in sala di registrazione.Vengono assemblate per l'occasione, dodici formazioni, e si generano diverse ore, di libera azione spontane...


Leggi ancora..

Mansarda


 

2011-06-01

“Mansarda” è il nome di un quintetto anomalo, composto da Marta Raviglia, voce, Henry Cook ai sax e al flauto, Giacomo Ancillotto alla chitarra, Francesco Cusa a batteria e percussioni, Roberto Raciti al contrabbasso; riunitisi per la prima volta nel 2009, hanno dato luogo a una musica totalmente improvvisata, le cui tracce costituiscono la prima parte del CD omonimo pubblicato da Improvvisatore Involontario nel 2011; la seconda parte è stata registrata nel Monk Studio con lo stesso spirito, e con lo scopo di arricchire di nuovo materiale la pubblicazione del CD. Musica totalmente improvvisata, si diceva: ma da parte di musicisti che lo sanno fare con maestria, non cincischiano a vuoto, sanno contare su un’intesa perfetta e immediata, strutturano e destrutturano con sapienza e divertimento, e sono spinti da un gusto comune per la variazione, per la deviazione inaspettata, a non soffermarsi mai più di una manciata di minuti su un’idea, su un’intuizione. “Mansarda è il respiro del Minotauro, lo specchio di Perseo, il calice di Dioniso” si legge nel booklet del CD. Curiosamente non è citato “il vaso di Pandora” in questo breve elenco di allusioni mitologiche, e forse per evitare un riferimento un tantino ovvio. Sta di fatto che l’ascolto della musica di Mansarda suona davvero come lo scoperchiamento di un vaso di Pandora. È musica che tritura e rielabora tutto il paesaggio sonoro dei nostri giorni e ce lo restituisce riassemblato e distorto in chiave esasperata, spesso sarcastica. Il sarcasmo, a dire il vero, è soprattutto della voce, di Marta Raviglia, e sta nel suo uso delle parole, nel suo improvvisare con il senso delle parole attraverso il ricorso a ritagli di giornale, dispacci radiofonici, frammenti di canzoni, brandelli di conversazione, giù giù fino ai singoli fonemi, agli strilli, ai gorgheggi, ai sospiri. Il senso del divertimento è ben avvertibile nei titoli (“Le ultime lettere di Alberto Fortis”, “Tony Blair witch project”, “Tu mi tiri coriandoli d’asfalto onde celebrare la tua Viareggio stanca”, “Henry goes to Hollywood”…), titoli che però il più delle volte ingannano, perché sono dati (a posteriori, si direbbe) non a parodie saldamente filologiche (alla, che so, Frank Zappa, o alla Elio e le Storie Tese) ma a guizzi, talvolta di pochi secondi, a frammenti estemporanei (potrebbero venirci in mente certe cose di John Zorn: ma qui si improvvisa davvero, e ci si diverte di più). Marta Raviglia ama usare la sua voce come strumento (a fiato, ma anche a percussione, e pure ad arco, to’), svincolandola dal condizionamento del senso delle parole di un testo. In “Mansarda” Marta si abbandona spesso a questo post-vocalese. Non è la prima volta, certo, ma questo è il progetto nel quale lo fa con più accentuata radicalità. Quando Marta (con un’attitudine riconducibile pur sempre a una matrice jazzistica) applica il procedimento dell’improvvisazione alla elaborazione estemporanea di un testo, come dicevamo, va a pescare nei cascami dell’informazione contemporanea, in reminiscenze di vecchie canzoni (ah, la sublimità di quelle parole così indispensabilmente “stupide”!), o di arie d’opera, oppure lascia andare la lingua, e sembra seguirne il tour tra le associazioni. Un paio di esempi tra i tanti. Ne “Le ultime lettere di Alberto Fortis” Marta esordisce sola, con un breve, intenso sproloquio sull’assioma che “il sentimento è sentimentale”. Segue un rock lento, monoaccordale, “ipnotico”, come si diceva una volta, su cui ora la voce di Marta, distorta, si dilata in urli strazianti (ma sempre impeccabilmente intonati); riprenderà alla fine l’uso della parola, per enunciare frammenti di isolata insensatezza.
In “Per gole, sì”, la spiritata parodia di un’aria d’opera metastasiana (in ottonari) tirata per le lunghe come tutte le arie d’opera, adagiata sull’accompagnamento disturbante e incongruo (e sempre più allusivamente funky) degli altri strumenti, si alterna a vocette, strilli, e verso la fine a commenti parlati (accenni di un rap petulante) e a interiezioni come “Oh yeah”. Qui la soprapposizione di toni e componenti musicali e extramusicali non cerca la sintesi, ma gioca sull’antitesi, sull’attrito – il che, invece di urtarci, ci diverte fino alle lacrime. In “Surdu Mihai” una notizia di cronaca nera e di intolleranza etnica si dilata in un canto svagato su un ritmo imperturbabile di bossa nova. In questo caso il senso del macabro prende la via del grottesco, del paradosso: il povero cadavere (“in putrefazione”) della vittima di un incidente viene rinvenuto da una passante, portato a casa, posto sul divano, accanto al marito, coccolato come un ospite di riguardo (“Un vero cadavere a casa! Quanto di meglio ti possa capitare/oggigiorno”). Il ritmo spensierato della danza brasiliana dà un colore da salotto borghese appena un po’ fané, da modernariato anni sessanta, il che accentua, invece di attenuare, la crudeltà del testo. In questo brano, il programma di avvicinare alla forma canzone la creazione estemporanea è rispettato più che in altri, il che è davvero singolare, visto il contenuto trucidamente provocatorio del testo. Il macabro ritorna nell’assai più minacciosa ultima traccia, “V come Veronica” (l’unica attribuita alla scrittura di Francesco Cusa), tour de force vocale alla deriva tra efferatezze mormorate o ringhiate (sangue a fiotti, decapitazioni, deliri spiritualistici e/o demonologici), frasi registrate
anche al contrario, parole non sempre distinguibili dalle azioni di disturbo degli strumenti – una conclusione tutt’altro che accomodante. Ecco, il vaso di Pandora si è per il momento vuotato, i detriti e i cascami del nostro mondo (della nostra civiltà, ma anche del nostro paesaggio interiore, soprattutto delle zone meno battute) ne sono usciti a ondate, e non siamo più capaci di rimetterli dentro. Che importa? Ci rallegra che gli stessi musicisti di Mansarda programmino (minaccino) di far uscire “a scadenza biennale” un nuovo disco, “un nuovo viaggio”.


Claudio Morandini
Letteratitudine
web. http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2010/06/25/letteratura-musica/

×
01 GIU 2011

Progetto: Mansarda
  “Mansarda” è il nome di un quintetto anomalo, composto da Marta Raviglia, voce, Henry Cook ai sax e al flauto, Giacomo Ancillotto alla chitarra, Francesco Cusa a batteria e percussioni, Roberto Raciti al contrabbasso; riunitisi per la prima volta nel 2009, hanno dato luogo a una musica totalmen...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

2011-06-01

Registrato in occasione di un concerto tenuto nel gennaio 2010 all’Area Sismica di Forlì, “KADO-Live” coglie perfettamente lo stato di particolare ispirazione del duo composto dal chitarrista Elia Casu e dal percussionista Paolo Sanna, in grado di bilanciare con grande armonia attimi di forte tensione e lunghi passaggi meditativi in cui il suono degli strumenti pare frammentarsi in una moltitudine di elementi astratti. Il riferimento al Giappone, oltre che dal nome del progetto, dalla grafica e dalle note di copertina, si desume dall’equilibrio dei gesti dei due musicisti, che utilizzano i propri strumenti per tratteggiare con tocchi sapienti dei perfetti ideogrammi di suono elettroacustico.

(7)

 

Massimiliano Busti – Blow up


×
01 GIU 2011

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica Registrato in occasione di un concerto tenuto nel gennaio 2010 all’Area Sismica di Forlì, “KADO-Live” coglie perfettamente lo stato di particolare ispirazione del duo composto dal chitarrista Elia Casu e dal percussionista Paolo Sanna, in grado di bilanciare con grande armonia attimi d...


Leggi ancora..

La commissione d'ascolto


La Commissione D'Ascolto

2011-05-19

Francesco Cusa è uno di quei musicisti dai quali sai già cosa aspettarti, per la storia personale e artistica. Gli è sufficiente sedersi dietro i tamburi e le pelli per scolpire una materia sonora che rifugge da ogni esotismo. La sua è musica seria ma non seriosa, condita da un tocco di (folle?) ironia e divertissement. Già il titolo del lavoro (pensato a quattro mani con il pianista Marcello Di Lorenzo che sembra essere in perfetta simbiosi con il batterista) suscita ilarità: ve l'immaginate questo "agguerrito" duo che magari si presenta a un concorso musicale e che nel bel mezzo di un Notturno di Chopin ci piazza Cecil Taylor?

Sul piano musicale i due paiono ricercare l' origine stessa del suono. Quasi un moto ondulatorio che i due protagonisti sanno controllare perfettamente, traendone effetti indiscutibilmente musicali, scomponendo con tagli possenti e presentando una serie di figure curve dalle geometrie calibrate e dai colori cangianti.

Tra sciabordii di piatti, vortici pianistici a là Taylor e cavalcate modali, la musica si mantiene costantemente sul filo del grottesco senza farsene inghottire. Non rinuncia ad attacchi frontali verso un certo star system (si ascolti la traccia 6).

Valutazione: 3 stelle

Pierpaolo Faggiano – All About Jazz

web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=6594

 

 

×
19 MAG 2011

Progetto: La commissione d'ascolto
La Commissione D'Ascolto


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

2011-05-18

In lingua tedesca 'Heimweh' significa 'nostalgia' e in questa accezione pare fare riferimento ad un film di Tuio Becker e Sergio Silva del 1990, anche se invece le note di copertina citano Nostalghia di Andrej Tarkovskij, un celebre film del 1983 e "Nostalgia in Times Square" di Charles Mingus, che con questa musica ha davvero ben poco a che vedere.

Sia come sia, in questo interessante lavoro, molto sperimentale ma allo stesso tempo perfettamente godibile, i quattro musicisti italiani che si riconoscono sotto questa sigla, dividono il territorio in maniera equa, lasciando che la musica respiri liberamente, senza alcuna costrizione.

Il vibrafono sembra prendere il sopravvento all'inizio, ma poi la chitarra baritono acustica, i clarinetti e le percussioni si fanno spazio e alla fine la partita si chiude in perfetta parità.

L'improvvisazione è il sale dell'esistenza, si potrebbe dire dopo aver ascoltato questo Ragh Potato. E allora perché ci ostiniamo a mangiare cibi insipidi e a scegliere titoli trucidi?

Valutazione: 3 stelle

 

Maurizio Comandini – All About Jazz

web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=6503


×
18 MAG 2011

Progetto: Heimweh
Ragh Potato In lingua tedesca 'Heimweh' significa 'nostalgia' e in questa accezione pare fare riferimento ad un film di Tuio Becker e Sergio Silva del 1990, anche se invece le note di copertina citano Nostalghia di Andrej Tarkovskij, un celebre film del 1983 e "Nostalgia in Times Square" di Charles Mingu...


Leggi ancora..

Spinoza


Spinoza

2011-05-12

Dell'ultima infornata di Improvvisatore Involontario fa parte Spinoza. Nelle dotte note di copertina a firma di Davide Poggi si approfondisce la natura del pensiero del filosofo olandese per giungere infine a dimostrare il collegamento con esso da parte della musica di questo quartetto. Musica che persegue "...necessità nella contingenza, ordine nel disordine, geometrismo nella libera improvvisazione". Il ricorso a Spinoza e la correlazione fra due esperienze così lontane nel tempo potrebbero sembrare forzate. Mi domando se in realtà sia più pertinente attribuire l'intima motivazione dell'interplay fra i quattro ad una consapevole aderenza allo spirito di Spinoza, anziché rintracciare in esso un autorevole quanto involontario precedente filosofico degli abituali meccanismi su cui si regge l'attuale musica improvvisata.

Sta di fatto che il CD, a firma collettiva come sei degli undici brani, propone improvvisazioni ispirate a specifici passi dell'Ethica, che talvolta vengono letti con inflessione emiliana, distaccata, distonica e tutt'altro che professionale, dallo stesso Poggi.

"Virtù e ragione," scritto da Senni, è sicuramente il brano più "jazzistico," dall'andamento incalzante, con vari spunti melodici e riff tonificanti; ma anche i brani in cui l'interplay è più sfibrato, più evanescente, non mancano risvolti melodici soprattutto da parte di Burk e di Recchia.

Ne risulta un concept album insolito nell'intenzionale connessione fra jazz e filosofia, non monolitico per quanto riguarda la coerenza stilistica e comunque apprezzabile nei suoi austeri percorsi strutturali e sonori, che si basano su un interplay concentrato e lasciano emergere alcuni interventi personali notevoli.

Valutazione: 3.5 stelle

 

Libero Farnè - All About Jazz

web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=7055

 

 

×
12 MAG 2011

Progetto: Spinoza
Spinoza Dell'ultima infornata di Improvvisatore Involontario fa parte Spinoza. Nelle dotte note di copertina a firma di Davide Poggi si approfondisce la natura del pensiero del filosofo olandese per giungere infine a dimostrare il collegamento con esso da parte della musica di questo quartetto. Music...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

2011-05-02

Prova molto particolare per il duo OnGaku2, ovvero il chitarrista Elia Casu e il batterista Paolo Sanna. Il nome stesso di questo duo come la cover e il libretto del loro cd hanno risonanze giapponesi, rapide pennellate di inchiostro nero e rosso a disegnare simboli essenziali e frasi zen, un codice metalinguistico non traducibile in una modalità tradizionale, un suono che è indice più di una ricerca nel processo che ne risultato finale.

La loro musica scorre nei 43 minuti del cd in un unica soluzione. E' stata sì suddivisa in sei parti, in sei tracce ma solo per poter dare qualche “appiglio” al lettore, la musica è un unico flusso, un unico processo che si dispiega con pigra, misurata, studiata precisione. Difficile a volte riconoscere chi suona e cosa, chitarra e percussioni vengono elettronicamente e pesantemente trattate, il lavoro del duo OnGaku2 è su due fronti: l'improvvisazione, la libera improvvisazione a cui ricorrono per creare le loro trame sonore e il lavoro di ricerca accurato e quasi minimale sul suono. Gli OnGaku non stonerebbero infatti se spostassero le loro performance nell'ambito di una galleria d'arte o di una installazione audiovisiva. Lontani da certa sciatta e banale new age o da slavati tappeti sonori tessuti a pallida imitazione di Brain Eno suonano una musica creativa, a tratti sciamanica, a volte quasi contemporanea. Alla base delle loro intuizioni sembra più esserci un gioco musicale verso la continua scoperta, l'attenzione più verso il processo musicale che per il risultato finale, per il divenire più che per l'accadere .. un interplay che ricorda qualcosa di Fred Frth e Chris Cutler .. ma su un versante mediterraneo ..

Minimali, un po' mistici, rumoristici quanto basta, riescono a non stancare l'ascoltatore ma a coinvolgerlo in un viaggio sonoro o, se preferite, in un nuovo scenario musicale. Consigliato a chi non si stanca di scoprire.

 

Empedocle70 - Blog Chitarra e Dintorni

web. http://www.lisolachenoncera.it/rivista/rubriche/binomi-e-non-a-statuto-autonomo/

 

×
02 MAG 2011

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica Prova molto particolare per il duo OnGaku2, ovvero il chitarrista Elia Casu e il batterista Paolo Sanna. Il nome stesso di questo duo come la cover e il libretto del loro cd hanno risonanze giapponesi, rapide pennellate di inchiostro nero e rosso a disegnare simboli essenziali e frasi zen, un...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

2011-04-01

L’alta propensione sperimentale sembra accomunare queste sette uscite tutte profondamente italiche. La prima comprende un duplice geniale trattamento di quattro composizioni cusane: dapprima in chiave più jazzata e, successivamente, con maggiore propensione elettronica. Più rarefatto ed esoterico il nuovo progetto di Paolo Sorge, perfettamente a suo agio tra Frith, Debussy e composizioni proprie. Se Torre Aquila è un’affascinante opera multimediale contrassegnata da una scrittura molto elegante, le Caribbean songs promanano un profondo sentire “world” dove “rigore filologico” e “avanguardia” trovano una suggestiva osmosi. Il quartetto Heimweth - incrociando clarinetto, vibrafono, percussioni con la chitarra di Alessandro Salerno - combina ambientazioni post-impressionistiche con situazioni più intricate ed ispide. Da parte sua Ongaku2 spinge l’ascoltatore verso taglienti lidi post-psichedelici che assumono le parvenze di “involontaria” introduzione a Soni Sfardati, altro duo altamente “sulfureo” la cui componente elettrica emerge con spregiudicata creatività senza tralasciare spazi più intimisti.

 

Vincenzo Giorgio – Musica Jazz

 

×
01 APR 2011

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica L’alta propensione sperimentale sembra accomunare queste sette uscite tutte profondamente italiche. La prima comprende un duplice geniale trattamento di quattro composizioni cusane: dapprima in chiave più jazzata e, successivamente, con maggiore propensione elettronica. Più rarefatto ed e...


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

2011-04-01

L’alta propensione sperimentale sembra accomunare queste sette uscite tutte profondamente italiche. La prima comprende un duplice geniale trattamento di quattro composizioni cusane: dapprima in chiave più jazzata e, successivamente, con maggiore propensione elettronica. Più rarefatto ed esoterico il nuovo progetto di Paolo Sorge, perfettamente a suo agio tra Frith, Debussy e composizioni proprie. Se Torre Aquila è un’affascinante opera multimediale contrassegnata da una scrittura molto elegante, le Caribbean songs promanano un profondo sentire “world” dove “rigore filologico” e “avanguardia” trovano una suggestiva osmosi. Il quartetto Heimweth - incrociando clarinetto, vibrafono, percussioni con la chitarra di Alessandro Salerno - combina ambientazioni post-impressionistiche con situazioni più intricate ed ispide. Da parte sua Ongaku2 spinge l’ascoltatore verso taglienti lidi post-psichedelici che assumono le parvenze di “involontaria” introduzione a Soni Sfardati, altro duo altamente “sulfureo” la cui componente elettrica emerge con spregiudicata creatività senza tralasciare spazi più intimisti.

 

Vincenzo Giorgio – Musica Jazz


×
01 APR 2011

Progetto: Heimweh
Ragh Potato L’alta propensione sperimentale sembra accomunare queste sette uscite tutte profondamente italiche. La prima comprende un duplice geniale trattamento di quattro composizioni cusane: dapprima in chiave più jazzata e, successivamente, con maggiore propensione elettronica. Più rarefatto ed e...


Leggi ancora..

Galante/Varesco


Torre Aquila

2011-04-01

L’alta propensione sperimentale sembra accomunare queste sette uscite tutte profondamente italiche. La prima comprende un duplice geniale trattamento di quattro composizioni cusane: dapprima in chiave più jazzata e, successivamente, con maggiore propensione elettronica. Più rarefatto ed esoterico il nuovo progetto di Paolo Sorge, perfettamente a suo agio tra Frith, Debussy e composizioni proprie. Se Torre Aquila è un’affascinante opera multimediale contrassegnata da una scrittura molto elegante, le Caribbean songs promanano un profondo sentire “world” dove “rigore filologico” e “avanguardia” trovano una suggestiva osmosi. Il quartetto Heimweth - incrociando clarinetto, vibrafono, percussioni con la chitarra di Alessandro Salerno - combina ambientazioni post-impressionistiche con situazioni più intricate ed ispide. Da parte sua Ongaku2 spinge l’ascoltatore verso taglienti lidi post-psichedelici che assumono le parvenze di “involontaria” introduzione a Soni Sfardati, altro duo altamente “sulfureo” la cui componente elettrica emerge con spregiudicata creatività senza tralasciare spazi più intimisti.


Vincenzo Giorgio - Musica Jazz



×
01 APR 2011

Progetto: Galante/Varesco
Torre Aquila L’alta propensione sperimentale sembra accomunare queste sette uscite tutte profondamente italiche. La prima comprende un duplice geniale trattamento di quattro composizioni cusane: dapprima in chiave più jazzata e, successivamente, con maggiore propensione elettro...


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

2011-03-04

Cinque, com’è noto, sono le regioni italiane a Statuto Speciale (o Autonome): Val d’Aosta, Alto Adige, Friuli, Sicilia e Sardegna. Nelle ultime tre in particolare è vitalissimo il “sacro verbo” jazzistico, non di rado grazie a etichette autogestite dagli stessi musicisti, fenomeno del quale ci siamo già occupati. Per esempio soffermandoci – come rifacciamo ora – sull’Improvvisatore Involontario, etichetta decisamente coraggiosa la cui attività è palleggiata fra Bologna e Sicilia, regione da cui proviene il suo deus ex-machina, il batterista Francesco Cusa. Il cui nome, tuttavia, nell’ultima tornata di uscite della label, non compare. C’è, invece, il quartetto Heimweh (dall’omonimo film di Andrzej Tarkowski), formato dal clarinettista Alberto Popolla, dal chitarrista Alessandro Salerno, dal vibrafonista Francesco Lo Cascio e dal batterista Mario Paliano (gli ultimi due anche percussionisti), che nell’ottimo Ragh Potato, di chiaro tratto sperimentale, sfoggia belle timbriche e un invidiabile equilibrio di gruppo, in bilico fra una vitalità non di rado nervosa, frammentata, e momenti più stemperati e ripiegati.

Non dello stesso livello, ma comunque degni di attenzione, sono gli altri due album appena editi da I.I., entrambi dedicati a duetti chitarra/percussioni. Si tratta di Tri Soni di Soni Sfartati e di Kado – Live @ Area Sismica di Ongaku2. La provenienza dei membri dei due binomi è emblematica sotto diversi aspetti: nel primo, svolto su temperature rockeggianti non esenti da una certa epidermicità, operano per esempio i catanesi Enrico Cassia e Antonio Quinci, nel secondo, con ampio corollario elettronico (talora lievemente disumanizzante), i cagliaritani Elia Casu e Paolo Sanna. Sicilia e Sardegna sugli scudi, quindi.

 

Alberto Bazzurro – L’isola che non c’era

web. http://www.lisolachenoncera.it/rivista/rubriche/binomi-e-non-a-statuto-autonomo/


×
04 MAR 2011

Progetto: Heimweh
Ragh Potato Cinque, com’è noto, sono le regioni italiane a Statuto Speciale (o Autonome): Val d’Aosta, Alto Adige, Friuli, Sicilia e Sardegna. Nelle ultime tre in particolare è vitalissimo il “sacro verbo” jazzistico, non di rado grazie a etichette autogestite dagli stessi musicisti, fenomeno d...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

2011-03-01

Cinque, com’è noto, sono le regioni italiane a Statuto Speciale (o Autonome): Val d’Aosta, Alto Adige, Friuli, Sicilia e Sardegna. Nelle ultime tre in particolare è vitalissimo il “sacro verbo” jazzistico, non di rado grazie a etichette autogestite dagli stessi musicisti, fenomeno del quale ci siamo già occupati. Per esempio soffermandoci – come rifacciamo ora – sull’Improvvisatore Involontario, etichetta decisamente coraggiosa la cui attività è palleggiata fra Bologna e Sicilia, regione da cui proviene il suo deus ex-machina, il batterista Francesco Cusa. Il cui nome, tuttavia, nell’ultima tornata di uscite della label, non compare. C’è, invece, il quartetto Heimweh (dall’omonimo film di Andrzej Tarkowski), formato dal clarinettista Alberto Popolla, dal chitarrista Alessandro Salerno, dal vibrafonista Francesco Lo Cascio e dal batterista Mario Paliano (gli ultimi due anche percussionisti), che nell’ottimo Ragh Potato, di chiaro tratto sperimentale, sfoggia belle timbriche e un invidiabile equilibrio di gruppo, in bilico fra una vitalità non di rado nervosa, frammentata, e momenti più stemperati e ripiegati.

Non dello stesso livello, ma comunque degni di attenzione, sono gli altri due album appena editi da I.I., entrambi dedicati a duetti chitarra/percussioni. Si tratta di Tri Soni di Soni Sfartati e di Kado – Live @ Area Sismica di Ongaku2. La provenienza dei membri dei due binomi è emblematica sotto diversi aspetti: nel primo, svolto su temperature rockeggianti non esenti da una certa epidermicità, operano per esempio i catanesi Enrico Cassia e Antonio Quinci, nel secondo, con ampio corollario elettronico (talora lievemente disumanizzante), i cagliaritani Elia Casu e Paolo Sanna. Sicilia e Sardegna sugli scudi, quindi.

 

Alberto Bazzurro - L’isola che non c’era

web. http://www.lisolachenoncera.it/rivista/rubriche/binomi-e-non-a-statuto-autonomo/

 

×
01 MAR 2011

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica Cinque, com’è noto, sono le regioni italiane a Statuto Speciale (o Autonome): Val d’Aosta, Alto Adige, Friuli, Sicilia e Sardegna. Nelle ultime tre in particolare è vitalissimo il “sacro verbo” jazzistico, non di rado grazie a etichette autogestite dagli stessi musicisti, fenomeno d...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

2011-02-01

[…] Di più alto livello la ricerca timbrico - formale degli OnGaku2, il chitarrista Elia Casu e il batterista Paolo Sanna, alla quarta prova in KADO  - live @ Area Sismica su Improvvisatore Involontario. Attivi in festival e situazione d’improvvisazione radicale, i due operano qui in stato di trascendente simbiosi, interagendo per 43’ con potenti e primitive sonorità che svariano in un batter d’occhi in stilizzati minimalismi guarniti di sbuffi elettronici o in pacate sospensioni orientaleggianti. Cercate il loro Myspace e verificatene in video la classe e l’ispirato affiatamento.

Vittore Baroni – Rumore



×
01 FEB 2011

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica […] Di più alto livello la ricerca timbrico - formale degli OnGaku2, il chitarrista Elia Casu e il batterista Paolo Sanna, alla quarta prova in KADO  - live @ Area Sismica su Improvvisatore Involontario. Attivi in festival e situazione d’improvvisazione radicale, i due operano qui in...


Leggi ancora..

Galante/Varesco


Torre Aquila

2011-01-03

L'idea di partenza era quella di realizzare una composizione ispirata alle quattro stagioni, illustrate però dagli affreschi del Castello del Buonconsiglio di Trento. Note e immagini dunque per un'opera multimediale dove le musiche composte da Emilio Galante, con libretto curato da Giuseppe Calliari e poesie in ladino di Simon de Giulio, si sposano con le “immagini per affresco in movimento” realizzate appositamente dal videomaker Fabrizio Varesco, impegnato a studiare la Sala dei Mesi di Torre Aquila per trovare in quei colori e in quelle figure gli elementi tipici di un film: primi piani, campi e controcampi, montaggio. La musica è di stampo jazzistico, ma contaminata con classica e contemporanea, ed è interpretata dall'Ensemble Sonata Islands, diretto da Andrea Dindo e con il soprano Patrizia Polia, coinvolgendo però anche la tromba di Markus Stockhausen. Il risultato è un bel dvd che documenta questo lavoro, prodotto da una delle nostre etichette più eclettiche, la siciliana Improvvisatore Involontario.

Guido Siliotto - Supermizzi recensioni, articoli e interviste di Guido Siliotto
web. http://supermizzi.blogspot.com/2011/01/galante-varesco.html

×
03 GEN 2011

Progetto: Galante/Varesco
Torre Aquila L'idea di partenza era quella di realizzare una composizione ispirata alle quattro stagioni, illustrate però dagli affreschi del Castello del Buonconsiglio di Trento. Note e immagini dunque per un'opera multimediale dove le musiche composte da Emilio Galante, con libretto curato da Gius...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

2010-11-19


D.H. Lawrence once wrote, "we don't exist unless we are deeply and sensually in touch with that which can be touched but not known."

That reflection keeps reverberating during the 43 minutes of this improvised performance by guitarist Elia Casu and drummer Paolo Sanna. Their interaction is at times beyond music, and that is not some "new age" shamanist statement. This session easily transcends the conscious act of listening to enable a meditative response.

The recording is broken into six parts, but the sections are only cues for smaller bits to consume the single piece, "Kado." The drums/guitar duo recalls work by artists such as Gino Robair, Paul Lytton, John Shiurba, and Kevin Drumm. They present a forward leaning sound that is propelled by an unstated inertia, as the beats do not come with regularity, nor does the guitar exist as a simple stringed instrument. Casu and Sanna skew their sound with electronics and sleight of hand, simultaneously creating a modern and yet very primal sound.

The "ping," "zip," and "pffutt" of Casu's guitar is balanced by Casu's occasional rattling, then the driving groove travels to the varied landscape of a sonic adventure. Certain sounds must be taken on faith here, as the visual of what is being produced is often not available. Certainly that is okay, because the journey is much more than can be traced on a map.



Mark Corroto
All About Jazz
web. http://www.allaboutjazz.com/php/article.php?id=38049

×
19 NOV 2010

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica D.H. Lawrence once wrote, "we don't exist unless we are deeply and sensually in touch with that which can be touched but not known." That reflection keeps reverberating during the 43 minutes of this improvised performance by guitarist Elia Casu and drum...


Leggi ancora..

Galante/Varesco


Torre Aquila

2010-10-01

Estratto dall'articolo "Evoluzioni Volontarie"

Le quattro stagioni

E’ il Castello del Buonconsiglio di Trento, e, in particolare, i suoi affreschi raffiguranti le quattro stagioni ad aver ispirato un’interessante opera multimediale documentata dal dvd Galante/Varesco Torre Aquila – 27:22. Le musiche di Emilio Galante (fiatista e compositore bolognese) sui testi italiani e ladini di Giuseppe Calliari e Simon de Giulio e materializzate da un nutrito ensemble in cui svetta la tromba di Markus Stockhausen, accompagnano le belle immagini curate da Fabrizio Varesco. Un’opera affascinante in cui si apprezza l’elegante scrittura di Galante che sugge umori sia jazz che dalla musica contemporanea senza disdegnare qualche incursione nel mondo classico. Colpiscono gli impasti fiatistici  di Istà (non del tutto estranei ad Igor Strawinskj) così come il ruvido incipit di Invern dove pare stendere la sua lunga ombra Luigi Dallapiccola  mentre Asciuda si muove dentro un jazz  tormentato e parecchio contaminato.


Vincenzo Giorgio - WS


×
01 OTT 2010

Progetto: Galante/Varesco
Torre Aquila Estratto dall'articolo "Evoluzioni Volontarie" Le quattro stagioniE’ il Castello del Buonconsiglio di Trento, e, in particolare, i suoi affre...


Leggi ancora..

Galante/Varesco


Torre Aquila

2010-10-01


Estratto dall’articolo “Me la suono e me la edito…”

Se la suonano, e a volte se la cantano, anche. Soprattutto se la producono, la loro musica, su etichette create ad hoc. Ne incontriamo alcune. Scoprendo che battono sentieri spesso impervi e prediligono l’incisione live, le situazioni “senza rete”, il duetto e il quartetto.

In fondo si tratta di tre sole lettere, e il nostro titolo si trasforma nel fatidico “me la suono e me la canto”. Cioè: faccio tutto da me. Oggi ci occupiamo infatti (non è la prima volta) di etichette gestite direttamente dai musicisti, fenomeno, nel jazz, assai diffuso.

[…]

Passando a etichette a gestione collegiale, eccoci all’Improvvisatore Involontario, che fa capo all’omonimo collettivo, in particolare al batterista siculo-bolognese Francesco Cusa (foto sotto), che per esempio in Skinshout - Caribbean Songs duetta con Gaia Mattiuzzi, voce e live-electronics, con in più, in tre brani, un secondo percussionista, Dario Defilippo, mentre è alla testa di Skrunch in Jacques Lacan, A True Musical Story, sorta di LP post-litteram, con due sedicenti sides, la A in sestetto (acustico), la B in quartetto (molto elettronico), ancora con Defilippo e Mattiuzzi, oltre, fra gli altri, a Beppe Scardino e Paolo Bittolo Bon ai sassofoni e Paolo Sorge alla chitarra. Il risultato complessivo è ragguardevole, per una musica diretta (anche se di tono scuro, “urbano”, vien da dire), corporale, a tratti ruvida, vociferante. Ancora Sorge dirige in Tetraktys un singolare quartetto di sole chitarre, che si rincorrono e s’intersecano fitte quanto geometriche. Chiude il poker delle ultime uscite I.I. Torre Aquila, Dvd firmato da Emilio Galante per le musiche e Fabrizio Varesco per la parte video. Vi opera un nonetto squisitamente cameristico-contemporaneo, con Markus Stockhausen tromba solista, in una sorta di neo-Quattro Stagioni in cui  la musica affianca vedute degli affreschi del Castello del Buonconsiglio di Trento.

[…]

 

Alberto Bazzurro – Arcipelago Jazz – L’isola che non c’era

web. http://www.lisolachenoncera.it/rivista/rubriche/me-la-suono-e-me-la-edito/

 

×
01 OTT 2010

Progetto: Galante/Varesco
Torre Aquila Estratto dall’articolo “Me la suono e me la edito…” Se la suonano, e a volte se la cantano, anche. Soprattutto se la producono, la loro musica, su etichette create ad hoc. Ne incontriamo alcune. Scoprendo che battono sentieri spesso impervi e prediligono l’incisione live...


Leggi ancora..

Body Hammer


The Origins Of Body Hammer

2010-06-06

Con quest’episodio si conclude la ‘Trilogia Nera’ di Improvvisatore Involontario. Dopo questa stazione il viaggio del collettivo proseguirà con itinerari sempre nuovi. Bodyhammer è un trio che vede all’opera Emiliano Cinquerrui e Carlo Natoli all’elettronica e Francesco Cusa alla batteria. L’originalità della formazione, davvero insolita, conferma la regola dell’imprevedibilità del collettivo II, capace di produzioni estremamente diverse tra loro eppure legate da un filo conduttore comune: l’uso dell’elettronica, non meccanica e ciclica ma fattasi elemento ‘umano’, si unisce in questo caso al drumming ‘fisico’ creando atmosfere sinistre ed ambienti sonori rischiosi, tortuosi ed impervi, che riescono nella missione quasi impossibile di mettere d’accordo gli estimatori dell’improvvisazione strumentale ‘tradizionale’ con i sempre più numerosi esponenti del popolo del cosiddetto ‘impro-noise’ dalla forte accezione sintetico-elettronica. Fortemente evocativo e rumoristico, con scansioni ritmiche a tratti più regolari, il disco non vuole assolutamente essere un “prodotto facile”. Giammai. L’intenzione del trio non è quella di legarsi all’improvvisazione elettronica furbetta e stereotipata. Ogni uscita di II ci appare come il risultato di un processo di ricerca, e Bodyhammer non tradisce le attese. È difficile descrivere a parole quello che questi suoni evocano: l’ideale è tuffarsi a capofitto nei gorghi degli otto brani dell’album, Jeyo’s, Heavymetal, Broken Bitz, Lux@inferi.um, The Almighty Piano, The Almighty Pianist, Los Ferdinand Angeles, Resident Lively. È un’esperienza sonora devastante, cerebrale e fisica come suggeriscono le forti immagini di copertina. Ancora un colpo andato a segno, gente. L’Improvvisatore Involontario c’è, e la sua corsa è ormai lanciata. Provate a prenderlo se vi riesce, vi consigliamo di provarci.

 

Paolo Cruciani – Kathodik

http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=4164


×
06 GIU 2010

Progetto: Body Hammer
The Origins Of Body Hammer


Leggi ancora..

La commissione d'ascolto


La Commissione D'Ascolto

2010-06-06

Eccoci al secondo capitolo del nuovo corso di Improvvisatore Involontario (d’ora in poi II), il secondo elemento della famigerata ‘Trilogia Nera’. Francesco Cusa alla batteria e Marcello Di Lorenzo, radunatisi sotto l’insegna di ‘War Duo’ licenziano questo disco che, coerentemente al manifesto del collettivo-etichetta, dipana ulteriormente il filo del discorso di II aggiungendo continuamente suggestioni senza mai auto-replicarsi. Qui, cari signori, c’è fame di suoni, di novità, qui non si fa ‘giezz’, si fa Musica, si crea davvero qualcosa degno di essere definito tale. L’immaginifico drumming di Francesco Cusa in questo particolare progetto si unisce all’imprevedibile pianismo di Marcello Di Lorenzo: il risultato è un disco davvero bello e non etichettabile, dove il confine tra jazz e sonorità classicheggianti è quanto mai labile, sospeso in mirabili equilibri tra tradizione ed innovazione, tra linguaggi europei ed idiomi d’oltreoceano. Il duo, straordinariamente coeso, è infatti capace di svariare con disarmante disinvoltura dalla leggiadria di Prologo all’azione percussiva di Fun 1-2-3, passando per temi di elegiaca bellezza (Monovano vista mare), sapide frecciate ironiche (Giuvanni? Allèviti!), cangiantismi blues su strutture granitiche (la bellissima Blues for U. G.), dissonanti omaggi alla tradizione musicale europea (la breve e devastante Liszt), fino a Puglisi, una sorta di movimento di forma-sonata pieno di sorprendenti cromatismi; il disco si conclude con due brevi episodi, la minimalista e violenta Aristocrazia bruciata ed Epilogo che dolcemente chiude il saggio riportando l’ascoltatore all’inizio del percorso. Il cerchio apparentemente si chiude, ma è solo un’illusione, perché II è solo alle schermaglie iniziali. Qui non si chiude mai, perdiana.

Voto: 4 stelle

Paolo Cruciani – Kathodik

web. http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=4163

 

 

×
06 GIU 2010

Progetto: La commissione d'ascolto
La Commissione D'Ascolto


Leggi ancora..

Body Hammer


The Origins Of Body Hammer

2010-05-13

Copertina shock - primo piano di uno sfintere anale, e anche l'interno non è da meno - Origins of Bodyhammer è una testimonianza tipica, fin dalla grafica, delle produzioni marchiate Improvvisatore Involontario. Tinte forti, a tratti fortissime, allergia conclamata alle convenzioni, non solo musicali, la necessità fisiologica di squarciare il velo di ipocrisia e di perbenismo che ammanta molte zone rilucenti della musica improvvisata, il gioco che è divertimento ma che si fa duro, spesso molto duro, la musica che arriva come un pugno allo stomaco. I pugni nello stomaco sono dolorosi ma risvegliano i sensi intorpiditi e fanno percepire una realtà ben diversa da quella apparente che ci narcotizza.

Ecco allora Bodyhammer, trio proteiforme composto da una batteria e due computer. Cusa, Natoli e Cinquerui ci conducono nei meandri di una musica assai poco meccanica a dispetto delle macchine utilizzate, nella quale l'elettronica palpita come il cuore impazzito di un organismo vivente e diventa una componente rivitalizzante del processo osmotico instaurato con le pelli e i metalli percossi da Cusa. Paesaggi sonori che si frammentano e si ricompongono, fasci di luce che illuminano sinistramente sequenze ipnotiche e ossessive, grovigli nervosi che irradiano impulsi frenetici, momenti di quiete instabile, microchips lamentosi come voci umane.

 I trentadue minuti di Origins of Bodyhammer danno vita ad un riuscito rendez vous uomo-macchina, nel quale i sentimenti umani sembrano uscire rafforzati da questo interagire e dove i nervi scoperti che ci accompagnano per l'intera incisione sembrano abbeverarsi, al termine del percorso, alla fonte di una paradossale dolcezza. 

Valutazione: 3.5 stelle


Vincenzo Roggero - All About Jazz

web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5733



×
13 MAG 2010

Progetto: Body Hammer
The Origins Of Body Hammer Copertina shock - primo piano di uno sfintere anale, e anche l'interno non è da meno - Origins of Bodyhammer è una testimonianza tipica, fin dalla grafica, delle produzioni marchiate Improvvisatore Involontario. Tinte for...


Leggi ancora..

La commissione d'ascolto


La Commissione D'Ascolto

2010-04-20

In La Commissione D’Ascolto, a firma War Duo, Francesco Cusa duetta con Marcello Di Lorenzo, pianista (e chitarrista) catanese quarantenne, formatosi in quei seminari di Robert Fripp dove si insegna che la creatività costante è figlia della disciplina e del lavoro duro, sullo strumento e sulla testa che pensa la musica. Da un paio d'anni Di Lorenzo ha scelto di suonare solo in improvvisazione, scelta coraggiosa. Rapsodico e percussivo, straordinariamente sciolto nella diteggiatura, influenzato egualmente da Cecil Taylor come da Liszt e Keith Emerson, Di Lorenzo non teme neppure occasionali momenti di abbandono lirico. Che anche qui, come in tutti i lavori di Improvvisatore Involontario, sia all'opera l'ironia lo si coglie fin dal titolo Giuvanni? Allèviti!

Guido Festinese – Giornale Della Musica

 

 

×
20 APR 2010

Progetto: La commissione d'ascolto
La Commissione D'Ascolto


Leggi ancora..

Body Hammer


The Origins Of Body Hammer

2010-04-01

Pelli e macchine in fermento

Le percussioni di Francesco Cusa, le macchine di Emiliano Cinquerrui e Carlo Natoli. L'idea nasce dalla sonorizzazione della saga ciberpunk-cronenberghiana The body hammer del regista giapponese Shinya Tsukamoto. Qui le immagini non scorrono, anche se la grafica del booklet ne sottolinea gli aspetti inquietanti, ma tutto funziona. I tre interagiscono, in un continum scuro e opprimente, senza mai prevaricare. Le macchine sviluppano un freddo pulviscolo di suoni che non va disperso grazie al prezioso lavoro di Cusa, che costruisce con la sua batteria jazz trame poliritmiche avvolgenti. Origins Of Bodyhammer procede per quadri sonori attraversati da pulsioni nervose, claustrofobiche, non disegnate ma sbattute sulla tela come grumi densi e grigi lasciati poi colare in mille direzioni diverse. Pelli, piatti, laptop, chitarre distorte, idee, magma perverso e magico di un progetto che rende possibile un dialogo tra il tamburo ancestrale e i fermenti digitali della contemporaneità.

Paolo Carradori - I Giornale Della Musica


×
01 APR 2010

Progetto: Body Hammer
The Origins Of Body Hammer Pelli e macchine in fermentoLe percussioni di Francesco Cusa, le macchine di Emiliano Cinquerrui e Carlo Natoli. L'idea nasce dalla sonorizzazione della saga ciberpunk-cronenberghiana The body hammer del regista giapponese Shinya Tsukamoto. Qui le immagini non scorrono, anc...


Leggi ancora..

La commissione d'ascolto


La Commissione D'Ascolto

2010-03-03

E’ un ingannevole Prologo di sapore neoclassico a introdurre all’improvvisazione radical-strutturata di La Commissione d’Ascolto, undici brani per batteria (ancora Cusa) e pianoforte (Marcello Di Lorenzo). Il duo si diletta nel gioco del cambio d’atmosfera saltando dalla pulsante irrequietezza di Fun 1, Fun 2 e Fun 3 alla sofferta e deflagrante 'post melodia' dell’ottima Monovano vista-mare, fino ad approdare all’ironica Giuvanni? Allèviti!

Vincenzo Giorgio – Musica Jazz

 

 

×
03 MAR 2010

Progetto: La commissione d'ascolto
La Commissione D'Ascolto


Leggi ancora..

Body Hammer


The Origins Of Body Hammer

2010-03-03

Ecco tre uscite che sapranno far felici gli adepti di quel jazz non convenzionale da sempre inconfondibile marchio di fabbrica dell’etichetta catanese.

«Emiliano Culastrisce» rappresenta il nuovo atto del progetto Naked Musicians, animato da diciotto musicisti (quattro voci, tre fiati, sei chitarre, due tastiere e una robusta sezione ritmico-percussiva). È un lavoro ad alto impatto emotivo che (grazie alla sulfurea direzione di Francesco Cusa) sa efficacemente governare la nuda eccentricità di un suono in bilico tra caos (Totò: invocazione e trance), ingenti dosi di elettricità (Emiliano e l’incanto della sirena) e riff ipnotico-ossessivi (Emiliano e gli animali felici).

 

Vincenzo Giorgio – Musica Jazz

 

×
03 MAR 2010

Progetto: Body Hammer
The Origins Of Body Hammer «Emiliano Culastrisce...


Leggi ancora..

La commissione d'ascolto


La Commissione D'Ascolto

2010-01-12

Francesco Cusa (batteria, Naked Musicians, Skrunch, Trionacria) e Marcello Di Lorenzo (pianoforte, già insieme a White Tornado, Beit), musicisti catanesi di solida esperienza, dal 2007 si esibiscono come War Duo, autodefinendosi "improvised music for percussions". Abbandonata la formula strettamente improvvisativa, i due in La Commissione d'Ascolto imbastiscono nove tracce (più un breve prologo e un altrettanto breve epilogo) di impro guidata da un interplay ferreo. Il pianismo di Di Lorenzo ha toni percussivi tristaniani (Fun 1) e più astrattamente tayloriani (Fun 2) a secondo delle esigenze, mentre Cusa e il suo “drive” esplosivo (Liszt) forniscono un calzante costrutto ritmico.

Andrea Prevignano – Rumore

 

 

×
12 GEN 2010

Progetto: La commissione d'ascolto
La Commissione D'Ascolto


Leggi ancora..

Body Hammer


The Origins Of Body Hammer

2010-01-08

Nuova ondata di uscite per il collettivo/etichetta Improvvisatore Involontario, animale irrequieto della scena musicale italica cui abbiamo già; dedicato particolare attenzione: l'approccio rimane fondamentalmente onnivoro e spesso al vetriolo, con fosforescenti intuizioni e qualche visione fuori fuoco che continua a essere croce e delizia del variegato progetto. Tornano innanzitutto gli affollati Naked Musicians, il cui disco d'esordio, A Sicilian Way of Cooking Mind, ci aveva colpito per la fantasiosa destrutturazione di molti luoghi comuni. Nel nuovo Emiliano Culastrisce, registrato dal vivo ai Mercati Generali di Catania, il delirante e incontenibile MC Emiliano Cinquerrui [spalleggiato da Biagio Guerrera] è protagonista Francesco Cusa con la consueta fantasia, ma alla fine un po' stancante per l'ascolto casalingo e anche autoreferenziale qualora uno non voglia piacevolmente abdicare all'abrasivo mood collettivo.

Ritroviamo Cusa in un duo batteria/pianoforte con Marcello Di Lorenzo, nove brani incorniciati da un fulminante prologo ed epilogo e giocati su una sostanziale complicità; ritmica e di riferimenti: lo sguardo è a 360° e rimette in gioco lo stesso istinto virtuosistico insito nei rispettivi strumenti per esplorare nuovi territori, a volte affascinanti, altre un po' rigidi.

Il progetto forse più interessante di questo mazzetto è l'elettronico trio di Bodyhammer, che alla batteria di Cusa affianca i devices stranianti di Carlo Natoli e di Cinquerrui: musica metallica tra Tsukamoto e il piccolo chimico, materica e disturbante, postatomica e acidissima. Poco più di mezz'ora di cortocircuito, ma le accensioni sono da felicissimo luna park.

Complessivamente, e per usare una metafora calcistica che Cusa troverà familiare, Improvvisatore Involontario sembra un po' come l'Inter e dà a volte l'impressione che il suo avversario più temibile sia proprio se stesso: c'è una narratività sempre più fratturata che però può sintetizzare al meglio solo chi accetti di divenire complice dei "malfattori sonori", continua a esserci qualche caduta di gusto nell'artwork [il packaging dei cd è nuovo, ma non sembra comodissimo]. Tutto lecito e tutto assolutamente benedetto in un panorama musicale italiano prevalentemente "plastificato" - sgombriamo il campo da equivoci - ma sarebbe un peccato che tanta virtù rischiasse di diluirsi nell'cquaragia di qualche vizio.

Complessivamente (7)


Enrico Bettinello - Blow Up



×
08 GEN 2010

Progetto: Body Hammer
The Origins Of Body Hammer


Leggi ancora..

La commissione d'ascolto


La Commissione D'Ascolto

2010-01-08

Ritroviamo Cusa in un duo batteria/pianoforte con Marcello di Lorenzo, nove brani incorniciati da un fulminante prologo ed epilogo giocati su una sostanziale complicità ritmica e di riferimenti: lo sguardo è a 360° e rimette in gioco lo stesso istinto virtuosistico insito nei rispettivi strumenti per esplorare nuovi territori, a volte affascinanti, altre un po' rigidi.

Enrico Bettinello – Blow Up

 

 

×
08 GEN 2010

Progetto: La commissione d'ascolto
La Commissione D'Ascolto


Leggi ancora..

Body Hammer


The Origins Of Body Hammer

2010-01-01

Dance music mangiata dalle metastasi: così ama definirsi l'ex duo, ora trio, Bodyhammer, che chiama in causa tra i suoi numi tutelari Claudio Cecchetto e Larry Levan. Lungo i sette brani di Origins Of Bodyhammer, ovviamente non si ascolta una sola battuta di cassa dritta. Francesco Cusa (batteria), Carlo Natoli (electronics, laptop?), Emiliano Cinquerrui (electronics) con l’aiuto di Matjaz Mancek (chitarra) piuttosto sembrano avvitarsi a pattern ritmici che richiamano il postrock rumorosissimo di Gorge Trio e Colossamite o alle gepmetrie instabili dei This Heat. Musica in perenne avaria, ingranaggi che si spaccano, tra bordate harsh e free impro.

Andrea Prevignano - Rumore


×
01 GEN 2010

Progetto: Body Hammer
The Origins Of Body Hammer Dance music mangiata dalle metastasi: così ama definirsi l'ex duo, ora trio, Bodyhammer, che chiama in causa tra i suoi numi tutelari Claudio Cecchetto e Larry Levan. Lungo i sette brani di Origins Of Bodyhammer, ovviamente non si ascolta una sola battuta di cassa dritta. Francesco Cusa (...


Leggi ancora..

Body Hammer


The Origins Of Body Hammer

2010-01-01

L'album passerà probabilmente alla storia anche per la copertina più trasgressiva: il primo piano di uno sfintere anale (o buco del culo, in parole povere). Il nesso tra le immagini (altri buchi nel booklet) e la musica del trio - Francesco Cusa, Carlo Natoli, Emiliano 5rui - c'è e non c'è: l'intenso lavoro tra la batteria e i vari sintetizzatori è all'insegna di un electro-jazz spinto, con otto intensi brani che guardano al free, all'alea e allo sperimentalismo più acceso e oltranzista.


Guido Michelone - Alias

×
01 GEN 2010

Progetto: Body Hammer
The Origins Of Body Hammer L'album passerà probabilmente alla storia anche per la copertina più trasgressiva: il primo piano di uno sfintere anale (o buco del culo, in parole povere). Il nesso tra le immagini (altri buchi nel booklet) e la musica del trio - Francesco Cusa, Carlo Natoli, Emiliano 5rui - c'è e non c'è:...


Leggi ancora..

La commissione d'ascolto


La Commissione D'Ascolto

2009-12-02

Batteria e pianoforte. Il secondo che diventa uno strumento percussivo al pari del primo, tanto da seguirlo a scapicollo in ogni mutazione ritmica. Sembra di ascoltare un Dave Brubeck periodo Time Out fuori controllo o un Art Tatum traviato da certo classicismo da camera avanguardista (Monovano vista mare), il tutto decontestualizzato. Fuori da ogni melodia e lontano da temi facilmente identificabili.

Improvvisazione, destrutturazione, ma soprattutto scambi continui e tensioni irrisolte tra i tamburi di Francesco Cusa e i tasti di Marcello Di Lorenzo. Free come non ti aspetteresti (Fun 2), crescendo inquietanti in cui si passa dai legni alle pelli a seconda dell'intensità del suono, rincorse ironiche a perdifiato (Giuvanni? Alléviti!), cascate di note dissonanti su basi dispari (Puglisi). Unire l'avanguardia jazz alla classica più sperimentale giocando con la ritmica: questo l'obiettivo dei due musicisti. Il risultato è un disco ostico e di spessore, capace di concedere al gusto più tradizionale solo i ventitré secondi (complessivi) del Prologo e dell'Epilogo.

(7.0/10)

 

Fabrizio Zampighi – Sentireascoltare

web.http://www.sentireascoltare.com/recensione/6297/war-duo-la-commissione-dascolto.html

 

×
02 DIC 2009

Progetto: La commissione d'ascolto
La Commissione D'Ascolto


Leggi ancora..

Body Hammer


The Origins Of Body Hammer

2009-11-21

Dance music mangiata dalle metastasi: così ama definirsi l’ex duo, ora trio, Bodyhammer, che chiama in causa tra i suoi numi tutelari Claudio Cecchetto e Larry Levan. Lungo i sette brani di Origins Of Bodyhammer, ovviamente non si ascolta una sola battuta di cassa dritta. Francesco Cusa (batteria), Carlo Natoli (electronics, laptop?), Emiliano Cinquerrui (electronics) con l’aiuto di Matjaz Mancek (chitarra) piuttosto sembrano avvitarsi a pattern ritmici che richiamano il postrock rumorosissimo di Gorge Trio e Colossamite o alle geometrie instabili dei This Heat. Musica in perenne avaria, ingranaggi che si spaccano, tra bordate harsh e free impro. Copertina coraggiosa.


Andrea Prevignano - Preavy Rotation

http://andreaprevignano.blog.deejay.it/2009/11/21/preavy-rotation-243/


×
21 NOV 2009

Progetto: Body Hammer
The Origins Of Body Hammer Dance music mangiata dalle metastasi: così ama definirsi l’ex duo, ora trio, Bodyhammer, che chiama in causa tra i suoi numi tutelari Claudio Cecchetto e Larry Levan. Lungo i sette brani di Origins Of Bodyhammer, ovviamente non si ascolta una sola battuta di cassa dritta. Francesco Cusa (batteria...


Leggi ancora..

Body Hammer


The Origins Of Body Hammer

2009-11-18

Agosto 2002, Sampieri (Ragusa): Francesco Cusa e Carlo Natoli, compagni abituali di improvvisazioni involontarie, sonorizzano il secondo capitolo della saga cyberpunk-cronenberghiana di Shinya Tsukamoto,The Body Hammer. E' la scintilla di questo progetto, poi trio assieme ad un altro habitué come Emiliano Cinquerrui, tutto costruito sull'immagine tetsuiana di fusione tra carne (batteria e chitarra) e macchina (laptop). Ma se in Tetsuo l'unione delle due componenti è violenta e traumatica, qui appare invece perfettamente naturale, forse perché rassegnata (senza per questo intendere che la musica che ne viene fuori sia pacificata).

Mood scurissimo e opprimente (disco monocromo, colore grigio), forma jazz (Cusa non manca mai di ribadire il concetto), risultato che è una lounge per questi nostri giorni - maltrattata e instabile - nutrita da accordi di chitarra e da crescendo residui del post-HC, da bruciature al silicio accese dagli Autechre, da dub chetaminico e broken beats, da zornianerie per spazzole cangianti, da vuoti & pieni tipici dell'impro.

I tre riescono a fugare quel frequente effetto collaterale di tanta avanteccetera (numi tutelari, da Zorn in giù, in testa) motivo delle idiosincrasie del sottoscritto nei confronti del "genere": il fumo senza l'arrosto, la fuffa figa ma che sempre-fuffa-è, i rumorini e i rumoroni buttati lì come semini che non germoglionano mai, la sperimentazione da catena di montaggio. L'avanguardia automatica. Da queste parti l'avanguardia è involontaria: c'è intensità (cosa sempre più rara dentro e fuori la parrocchia), non ci si annoia, il disco scivola e al contempo avvince. Sfibra e sbriciola, eppure costruisce.

Sette pezzi per dire che si può ancora fare avant senza rompersi le palle, in Italia.

(7.2/10)


Gabriele Marino - Sentireascoltare
http://www.sentireascoltare.com/recensione/6225/Body-Hammer-origins-Of-Body-Hammer.html

×
18 NOV 2009

Progetto: Body Hammer
The Origins Of Body Hammer Agosto 2002, Sampieri (Ragusa): Francesco Cusa e Carlo Natoli, compagni abituali di improvvisazioni involontarie, sonorizzano il secondo capitolo della saga cyberpunk-cronenberghiana di Shinya Tsukamoto,The Body Ha...


Leggi ancora..

Riccardo Pittau


V IV MMV Death Jazz

2009-05-16

Italian jazz continues to surprise and impress American ears. And just as a West Coast musician would not be labeled in the same jazz category as a Chicago or a Texas player, Riccardo Pittau's jazz cannot be pigeonholed as Italian or Sardinian (his residence) jazz.

His Congregation music falls somewhere in the wormhole opened up in the post-Milesian, creative jazz that spawned the NY Downtown scene, M-Base, Amsterdam, and Chicago's new jazz experiments. That vaporous quality of music-making yields eclectic and in this instance a very compelling session.

Pittau, a composer and trumpeter assembles a luminary cast here, from the innovative saxophonist Gianni Gebbia to a Sardinian guitar master Paolo Angeli. His music is realized in 26 short pieces that arrange the Congregation into everything from quintet to duos.

Pittau opens sounding a bit like Jon Hassell, then morphs into Miles Davis, circa Man With the Horn (Columbia, 1981) on "Nieuport 11," but also would be comfortable in Steve Coleman's bands (as demonstrated on "... Prima Di Venire All'inferno!!!") or perhaps on an ECM session. Yes, he has collected plenty of sounds and this band is ever ready to exorcise them.

The pleasure here are the novellas written as part of a longer narrative. One that is cemented together by the guitarist and at times the bass playing of Vincenzo Vasi. This recording is many things, including a stellar showcase for the extended techniques of the trumpet, saxophone, and guitar. They prefer simple melodies, but even venture into a bit of Mike Patton ala Faith No More vocals on "Deep Hate" and some funk with "Joie De Vivre." But all within the softhearted low-key concept for music making.

Mark Corroto – All About Jazz

web. http://www.allaboutjazz.com/php/article.php?id=32855

 

 

×
16 MAG 2009

Progetto: Riccardo Pittau
V IV MMV Death Jazz Italian jazz continues to surprise and impress American ears. And just as a West Coast musician would not be labeled in the same jazz category as a Chicago or a Texas player, Riccardo Pittau's jazz cannot be pigeonholed as ...


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2009-04-01

Federico Squassabia ossia dell’improvvisazione involontaria

SC: Il gruppo che hai creato si chiama Feet Of Mud ed e' prodotto da “Improvvisatore Involontario” che si propone come etichetta musicale, ma soprattutto come collettivo che opera a diversi livelli. Ce ne parli?

FS: Improvvisatore Involontario e' un'associazione fondata qualche anno fa dal batterista Francesco Cusa, dal chitarrista Paolo Sorge e dal polistrumentista e videoartista Carlo Natoli. Si tratta di un collettivo-etichetta che avvicina persone legate ad espressioni artistiche correlate con l'improvvisazione (musicisti, grafici, videoartisti, fotografi, performer, scrittori, principi del forum, hancorman, nani, ballerine, ecc.). Un movimento in realta', non solo un marchio discografico, che man mano si e' modificato e ampliato arrivando ad avere ormai quasi 40 iscritti sparsi in Italia (Roma, Catania, Bologna, Venezia, Verona ecc.) e nel mondo (New York, Parigi). I lavori prodotti e le nostre attivita' vengono completamente finanziate da uno speciale nostro “sostenitore”. E' una persona che crede nel nostro progetto ciecamente, un mecenate della musica d'avanguardia. Vuole rimanere assolutamente anonimo. Di piu' non posso dirti... Lui ci sostiene affinche' il nostro simbolo, la nostra musica siano diffusi il piu' possibile tramite giornali, radio, concerti, festival, e come noi e tanti altri e' stanco di vedere le solite scelte sicure, i soliti noti. Basta con il cliche' imperante del “jazz italiano”. La gente deve sapere che c'e' dell'altro! In ogni caso la situazione sta cambiando. A Verona per esempio, con Feet of Mud abbiamo riempito il Teatro Camploy! È stato un successo di tutto Improvvisatore Involontario.

SC: Qual e' l’operazione tecnica che compi sulla musica e quale il progetto legato ai Feet Of Mud?

FS: Io cerco di scrivere canzoni, cerco di lavorare su forme abbastanza semplici in modo che chi ascolta non debba avere un backround di conoscenze musicali amplissimo. L’idea principale e' quella di semplificare. Mi rendo conto che molte volte e' difficile, perche' spesso tentare di semplificare un’idea da' il risultato contrario. In genere parto da linee melodiche ridotte che poi vengono sviluppate. Il progetto e' legato ad un certo tipo di sonorita' anni ’70, vintage, con piano elettrico ed elettronica povera: ricerco sonorita' scure, fangose appunto. Quanto al gruppo, e' nato due anni fa. Io ho sempre avuto l’idea di creare un piano trio atipico, un qualcosa che si avvicinasse ad un trio rock piuttosto che un trio jazz. Quindi ho cercato persone che condividessero questo tipo di progetto: Francesco Cusa e Stefano Senni sono perfetti! Hanno capito che il progetto doveva nascere e svilupparsi, che aveva bisogno di crescere, che c’era il margine perche' crescesse, ci hanno creduto ed hanno investito il loro tempo. Ora l’esigenza e' quella di aprirsi ad “ospiti” che apportino nuovi elementi: Francesco Ronzon, ad esempio, che lavora molto con campioni ed effetti o il sassofonista Francesco Bearzatti (suoneremo a Roma l'11 giugno, Festival Jazzando), che di certo non ha bisogno di presentazioni.

SC: Come si inseriscono questi musicisti nel vostro contesto musicale? attraverso improvvisazioni, prove, spiegazioni?

FS: I miei pezzi sono tutti scritti, sono spartiti abbastanza decifrabili, ripeto non ho una scrittura complessa. Se si riesce a capire l'idea di fondo ci si puo' inserire velocemente.

SC: Qual e' il tuo percorso personale, cosa ti porta a scrivere o pensare musica cosi' “mentale”?

FS: Fino a vent’anni ero orientato di piu' alla scrittura, poi ho trovato piu' affine a me stesso il comunicare attraverso la musica. Dai 21 anni in poi ho cominciato a studiare seriamente. Mi sono avvicinato alla famigerata musica d'avanguardia o di ricerca in quanto mi consentiva di esprimermi con originalita' e mi dava spunti e stimoli. In quanto a musica mentale, cerco di comunicare, cerco di stimolare chi ascolta, di incuriosire. Attualmente il mondo musicale si e' ormai assuefatto a proposte poco impegnative, a musiche di sottofondo, che “rilassano”. Il nuovo o il diverso viene relegato o eliminato. Tutto cio' che si basa sulla curiosita', sulla disponibilita' ad ascoltare, a conoscere e' confinato in un limbo difficilmente accessibile. La scuola poi non produce una vera educazione musicale in tal senso, per cui la musica che proponiamo risulta appannaggio solo di pochi visionari ricercatori e questo e' sbagliato. La musica e' comunicazione e necessita di un pubblico. Non scrivo musica per me stesso e spero che il mio bisogno di comunicare trovi soddisfazione.

SC: Come ti rapporti al jazz classico?

FS: Io ho studiato jazz e continuo a farlo. E' un mondo complesso che ti aiuta a crescere musicalmente, ma soprattutto va definito l'aspetto principale di questa musica: la carica innovativa e la continua evoluzione. Non esiste il jazz classico fondamentalmente, esiste il jazz che suonavano negli anni '50 ed all'epoca era una vera rivoluzione. Se vogliamo “fare jazz” oggi non possiamo riproporre cio' che e' gia' stato 50 anni fa. Non funziona e immancabilmente puzza di cadavere.

SC: Cosa pensi di chi ce l’ha a morte con l’improvvisazione?

FS: Non hanno tutti i torti, nel senso che spesso un improvvisatore non si rende conto che non sta comunicando nulla, che si sta richiudendo in una musica fine a se stessa. Di contro pero' c’e' un discorso di difficolta' mentale ad entrare nel mondo dell’improvvisazione, dovuta alla non abitudine agli ascolti in quella direzione. Si va ad erigere un muro che fondamentalmente non ha senso. Basterebbe un attimo di curiosita' in piu'.

SC: Prima di concretizzare la tua idea per Feet of mud, che genere di collaborazioni hai avuto?

FS: Ho fatto vari esperimenti, ho sempre avuto dei gruppi in cui cercavo di inserire musica mia e che sono stati per me una palestra musicale. Diciamo che mi si sono anche chiarito le idee a livello compositivo ed esecutivo. Erano tentativi, alcuni dei quali si sono concretizzati in dischi. Quanto a collaborazioni con nomi famosi, mah.. onestamente quello che ho sempre cercato e' di riuscire a suonare con musicisti curiosi e con voglia di confrontarsi. Se devo fare qualche nome partirei dai musicisti con cui collaboro stabilmente (Stefano Senni, Francesco Cusa, Max Sorrentini, Silvia Donati) a quelli con cui ho avuto la fortuna di suonare occasionalmente come Danilo Gallo, Francesco Bigoni, Zeno De Rossi, Enrico Terragnoli, Francesco Ronzon ecc. citarli tutti e' impossibile.

SC: Anche gli altri componenti della band vantano collaborazioni importanti, trovi che anche loro sposino il tuo progetto come l’ambito piu' congeniale al loro stile espressivo?

FS: Sicuramente si divertono! che poi sia la condizione ideale per la loro idea non saprei. Hanno situazioni diverse all’attivo, come leader e come componenti, nelle quali di sicuro si realizzano pienamente. Stefano suona in diversi gruppi all'interno del collettivo El Gallo Rojo ed ha un suo quartetto (Saul's Bass), mentre Francesco ha il suo progetto principale (Skrunch, gruppo che ha gia' registrato 2 dischi con Improvvisatore Involontario) e poi il trio SWITTERS.

SC: Come risponde la scena del nord est al tuo progetto?

FS: A Verona c’e' stata una risposta importante. C’e' un lato della citta' che ha un forte interesse per questo tipo di musica. Per esempio il centro sociale La Chimica che ovviamente e' stato chiuso! aveva organizzato una rassegna di musica sperimentale alla quale ha risposto un pubblico di 200 persone a sera! Oppure il Circolo Malacarne, che ha improntato una rassegna basata proprio su musica di ricerca con contaminazioni artistiche di vario genere. Verona e' poi la sede dei nostri amici dell'etichetta El Gallo Rojo. Insomma e' una citta' reattiva e fertile nei riguardi della musica non convenzionale nonostante a volte non vi siano giusti spazi, fisici e mediatici, per far circolare queste musiche.

SC: Hai affrontato la piazza estera? Ti sembra piu' o meno recettiva dell’Italia?

FS: Stiamo guardando fuori dall'Italia ovviamente per far circolare la nostra musica e contiamo di avere risposte positive. In Italia siamo piuttosto tagliati fuori dal giro dei festival in genere, appannaggio di scelte apparentemente remunerative e di comodo. L'Italia e' un paese per vecchi, si propone e si impone musica che non dia fastidio e a livello produttivo e di mercato, il disastro e' davanti agli occhi di tutti: il jazz e' diventato musica da villaggio vacanze, stereotipato e smelassato a dovere, la musica di Allevi risuona nelle aule parlamentari spacciata per musica colta (per piacere!!!!!), in generale il plin plon mellifluo dilaga. Buonanotte Italia, il MusicalValium e' servito!

SC: Hai altri progetti in cantiere?

FS: Si'. Uscira' nel giro di un anno un altro disco con una cantante, Silvia Donati, e il batterista Massimiliano Sorrentini. È un lavoro basato essenzialmente sulla voce. Il gruppo si chiama Ja vigiu plama, (“io vedo una fiamma” in russo) ed e' ispirato all’urlo di disperazione di una delle prime astronaute russe, che fu abbandonata nello spazio. Lavoriamo su materiale letterario e composizioni originali fino ad arrivare a standard riarrangiati. Entro quest' anno registreremo il primo disco. Poi c’e' il secondo disco dei Feet of Mud in cui ci saranno vari ospiti. Ma il progetto fondamentale, l'obbiettivo supremo resta uno solo: suonare con il collettivo di Improvvisatore Involontario, Naked Musician,a Buona Domenica o Domenica in!!

 

Giulia Di Dato – Sound Contest

web. http://www.soundcontest.com/recensione.php?id=339

 

 

×
01 APR 2009

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud SC: Il gruppo che hai creato si chiama Feet Of Mud ed e' prodotto da ...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2009-03-20

Improvvisatore Involontario continua ad attestarsi come una delle etichette più interessanti del panorama italiano, con produzioni sempre significanti, piene di tensione creativa e mai banali. Non è solo un’etichetta discografica, ma un collettivo, una filosofia, un pensiero. Questo disco di Gaspare De Vito mi è piaciuto da subito, per la sua varietà compositiva, la bellezza dei temi, l’incisività delle sortite solistiche e per la piacevole e coerente eterogeneità.

Difficile dire se questa musica somigli a qualcos’altro: vengono in mente le ricerche sulla spontaneità dei ritmi popolari condotte da Mario Schiano, ma è solo una minima parte del portato di ‘Passing Notes’, che si costruisce man mano tra pulsazioni trascinanti (The Fish From London), appassionati lirismi (Sunrise), unisoni e contrapposti dialoghi (Looking For The Roots) solismi taglienti e tanto altro.

Il sax contralto e il flauto del leader, il trombone e l’euphonium di Nijen Antonio Coatti, il contrabbasso di Roberto Bartoli e le congas e la marimba di Danilo Mineo disegnano un’infinità di itinerari, colori, macchie sonore delicate e debordanti, dosando sapientemente muscoli e cuore.

Dischi come questo dimostrano vieppiù che in Italia c’è musica, c’è voglia di suonare davvero: un disco pieno di vita, di sonorità coraggiose e sincere, che riesce ad essere “d’avanguardia” senza essere astruso o impenetrabile. In una parola: bello.

Paolo Cruciani – Kathodik

 

 

×
20 MAR 2009

Progetto: Passing notes
Passing Notes Improvvisatore Involontario continua ad attestarsi come una delle etichette più interessanti del panorama italiano, con produzioni sempre significanti, piene di tensione creativa e mai banali. Non è solo un’etichetta di...


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2009-02-06

Feet of Mud, viaggio tra i suoni

L’inedita formazione ha coniugato in un fantasioso cocktail funk, rock ed elettronica

 

Si è conclusa nel migliore dei modi la terza edizione di «Jazz e altro», la min rassegna patrocinata dall'assessorato alla Cultura del Comune e realizzata con la consulenza artistica di Gigi Sabelli.

Una manifestazione che, come nelle passate edizioni, è stata articolata in tre concerti dedicata al nuovo jazz italiano e alle nuove forme musicali. In occasione dell'ultimo appuntamento, inserito nel programma della più ampia iniziativa «Libera…mente», nel «ridotto» del Camploy c'era il tutto esaurito.

Sul palco è salita un'inedita formazione che veniva dai vari angoli d'Italia (i membri sono originari di Catania, di Verona, di Mantova e della provincia di Rimini) e in cui si sono uniti i rodati Feet Of Mud al chitarrista e rumorista Francesco Ronzon, noto forse a qualcuno come professore all'Accademia Cignaroli di Verona, ma anche specialista di antropologia culturale e musicista con notevoli appetiti nei confronti della musica sperimentale. Il connubio si è rivelato felice e jazz, funk ben macinato, rock, momenti lisergici, elettronica si sono abbracciati in una dimensione del tutto fantasiosa e lungo un percorso strutturato e intrigante, capace di attraversare diverse latitudini musicali senza perdere nulla in termini di coerenza e di continuità.

Le stesse caratteristiche si erano già ascoltatE nell'ottimo disco «Feet of mud» (il cd che ha sostanzialmente costituito la scaletta di tutta la serata). Il merito del buon esito in questo caso non va solo alla ritmica eccellente del contrabbassista Stefano Senni e dell'ottimo batterista Francesco Cusa, decisamente i due nomi più celebri del nuovo emisfero jazz italiano. Anche il compositore di tutti i pezzi, il tastierista ventottenne Federico Squassabia, si è dimostrato un autentico alchimista delle idee riuscendo a dar corpo ad una musica dall'attualità stringente, mentre Ronzon è riuscito a calibrare il suono delle chitarre e degli effetti e a calarsi con pertinenza nel climax musicale.

Per chiudere in bellezza sul palco è salito, alla fine del concerto, il sapido e vivace altosassofonista napoletano Pasqaule De Vito, anche lui membro dell'etichetta - collettivo Improvvisatore Involontario, vera anima pulsante di questo progetto con una buona dose di ironia e carica demistificatrice.

E' stata tutto sommato la conclusione ideale per una rassegna che ha portato per la prima volta in città altre due interessanti realtà dell’amplissimo circuito della musica jazz indipendente italiana: il quintetto Rollerball e il trio Ground Plane Antenna del bassista elettrico Andrea Rossi Andrea.

EL.AL – L’Arena

 

 

×
06 FEB 2009

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud L’inedita formazione ha coniugato in un fantasioso cock...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2009-02-01

A 23 anni Gaspare De Vito smise di suonare per fare il grafico. Riprese poi in mano il sassofono nel 2005, a Barcellona, avvicinandosi alla musica cubana che riecheggia continuamente in "Passing Notes". De Vito usa gli strumenti a fiato sfruttando tutte le sfumature sonore: dal cante hondo più scuro ai growls, i suoni più ruvidi e gorgoglianti, per poi arrivare a ciò che caratterizza tutto il cd, la ocha cubana, musica e religione fuse assieme. E la ocha è di per sé conosciuta per abbracciare i ritmi africani e quelli sud-americani, "The Fish From London" ne è un perfetto esempio. 
Calore, note secche, minimalismo. "Passing Notes" è la celebrazione dell'estro di De Vito che ha arrangiato e composto questi nove pezzi da solo. In effetti sono tanti i breaks, il cd nel complesso lascia poco spazio all'orchestrazione. Flauto e sassofono sono protagonisti assoluti nelle loro mille utilizzazioni: dai suoni d'acqua e d'aria di "Sunrise (First Day)", al sapore africano di "Morning Prayer" fino alla marcia funebre di "Too Easy To Love". Per non parlare della seduzione, ai limiti dell'erotismo, dell'accattivante "Looking For The Roots".

Se si è amanti del sax, "Passing Notes" è un capolavoro. Chi ama il jazz mainstream, forse lo troverà un po' scarno, troppo essenziale. E' sicuramente un ottimo disco.

Ilaria Montagni – Rock It

 

×
01 FEB 2009

Progetto: Passing notes
Passing Notes A 23 anni Gaspare De Vito smise di suonare per fare il grafico. Riprese poi in mano il sassofono nel 2005, a Barcellona, avvicinandosi alla musica cubana che riecheggia continuamente in "Passing Notes". De Vito usa gli stru...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2009-02-01

Il grido che non riesce a raggiungere la bocca dell'assolo di "Too Easy to Love" è un po' il paradigma di questo album atipic, che mette in luce una personalità da coltivare con cura. In quartetto il poco più che trentenne sassofonista napoletano, ma da anni trasferitori a Bologna, mette in mostra un'abilità rara nell'ideare un percorso che parte da Ornette Coleman e arriva a John Zorn senza ricalcare tracce altrui, anzi utilizzando come carburante il sound "alieno" della santeria cubana, dal percussivismo "spirituale" e la visceralità profonda, senza però scadere mai nella sarabanda, anzi con un'inusuale chiarezza di linee melodiche e di risonanze ipnotiche.

Luca Buti – Jazz Magazine

 

×
01 FEB 2009

Progetto: Passing notes
Passing Notes Il grido che non riesce a raggiungere la bocca dell'assolo di "Too Easy to Love" è un po' il paradigma di questo album atipic, che mette in luce una personalità da coltivare con cura. In quartetto il poco più che trenten...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2009-02-01

Napoli meets Bologna. Questa, in sintesi estrema, la vicenda artistico/biografia del promettente fiatista di origini campane, ennesima scommessa (già ampiamente vinta) dell'oramai "celebre" etichetta sicula Improvvisatore Involontario. Dopo la solitaria radicalità di 5 songs and 1 story (2007) De Vito ritorna con un album (quasi) del tutto differente, infatti la profonda destrutturazione improvvisativ dell'opera precedente si evolve in un jazz sanguigno e grintoso e, grazie anche alla scelta di affidarsi alle percussioni di Danilo Mineo, dalle decise colorazioni etniche.In effetti già dalle prime tre composizioni si ha la netta sensazione che De Vito voglia accompagnare il proprio ascoltatore in un viaggio transcontinentale, partendo dal Centro America di The Fish From London dove è già possibile immergersi nelle "coordinate acustiche" del progetto: serrato interplay alto/trombone, conga in primissimo piano, un morbido contrabbasso a cucire gli spazi. Se Sunrise (First Day) con quella sua melodia orientaleggiante esposta dal flauto in contrappunto con l'euphonium di Nijen Antonio Coatti (molto incisivo anche al trombone), propone una affascinante escursione nei cieli dell'Asia profonda, Looking for the Roots grazie alla sua ritmica trascinante e a quelle oloriture quasi balcaniche su cui svetta il sax alto del leader in bilico tra Ornette Coleman ed Archie Shepp, sa inequivocabilmente evocate le radici africane. Non da meno le tracce successive: la spiritualità notturna di Morning Prayer ottimamente introdotta dal suadente contrabbasso di Roberto Bartoli, lo sghembo afrojazz di Monk's Cream, The Fanfare con quella sordina così sinuosa, Too Easy to Love che, con le selvaggie ansie destrutturanti del sax di Gaspare riporta l'ascoltatore alle inquietanti atmosfere di 5 songs e, infine il luminoso tripudio finale di Sunrise (Day After). Davvero un musicista in continua crescita!

Vincenzo Giorgio – Wonderous Stories

 

 

×
01 FEB 2009

Progetto: Passing notes
Passing Notes Napoli meets Bologna. Questa, in sintesi estrema, la vicenda artistico/biografia del promettente fiatista di origini campane, ennesima scommessa (già ampiamente vinta) dell'oramai "celebre" etichetta sicula Improvvisatore ...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2009-01-01

Dopo "5 Songs And 1 Story" (2007) ritornano i fiati del musicista di origini napoletane trapiantato a Bologna. La radicalità dell'opera precedente si evolve in un jazz sanguigno, grintoso, avvincente, mai scontato e, grazie anche alla presenza di Mineo, dalle decise colorazioni etniche. In effetti già dalle prime tre composizioni si ha la netta sensazione che De Vito voglia accompagnare il proprio ascoltatore in un viaggio transcontinentale partendo dal centramerica di The fish from London, dov'è già possibile immergersi nelle "coordinate acustiche" del progetto: serrato interplay fra contralto e trombone, congas in primissimo piano, un morbido contrabbasso a cucire gli spazi. Se Sunrise(First Day), ottimamente giocato su una melodia orientaleggiante esposta dal flauto, propone un'affascinante escursione nei cieli dell'Asia profonda, Looking for the Roots sa inequivocabilmente evocare le radici africane, con la sua ritmica trascinante e quelle coloriture quasi bandistiche cu cui svetta il sax contralto del leader, in bilico tra Ornette Coleman e Archie Shepp.

Vincenzo Giorgio – Musica Jazz

 

×
01 GEN 2009

Progetto: Passing notes
Passing Notes Dopo "5 Songs And 1 Story" (2007) ritornano i fiati del musicista di origini napoletane trapiantato a Bologna. La radicalità dell'opera precedente si evolve in un jazz sanguigno, grintoso, avvincente, mai scontato e, grazi...


Leggi ancora..

Raffaella Piccolo


Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance

2008-12-28

Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance

Una cara amica mi ha fatto avere questo incredibile dvd, iperfemminista e coloratissimo. Le avevo detto che da bambino passavo le feste natalizie guardando cartoni animati in tv (da Asterix a Lucky Luke, non disdegnando, la notte, il grande Bruno Bozzetto) e lei mi ha allungato questo per le mie vacanze da trentenne. Be’, lo devo ammettere, miglior dritta non mi poteva dare. C’è dentro la magia del cartoon di natale (forse gli autori sono stati piccoli quando lo sono stato io) più uno spirito anticlericale benefico (in questi giorni, poi …). Dodici episodi dove capisci quanto la religione (non solo quella cattolica) abbia inciso nei corpi (delle donne, in particolare) iniettando paure e sciocchi pregiudizi (rimasti, magari sottotraccia, anche nel moderno occidente). Alcuni titoli dei corti, giusto per farsi un idea: Panta Gignetai Tanatos, La crocifissione di Barbie, L’ultima Sicilia, Idiolatrie, Los Pecadores (con i peccati capitali sotto forma di cartoon a divorarsi tra di loro come in un moderno Bozzetto) …

Il Blog dell’Alligatore

web. http://alligatore.blogspot.it/2008/12/tre-dvd-per-digerire-il-panettone-e-un.html

 

×
28 DIC 2008

Progetto: Raffaella Piccolo
Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-12-19

Dalle parti dell'improvvisatore, di involontario, c'è nulla (o quasi...).Feet Of Mud, conferma e rilancia.L'ipotesi/pensiero/territorio/scena, avant/impro/jazz fermenta e cresce. La trasversalità espressiva, di Improvvisatore Involontario, Setola Di maiale, di Ebria, El Gallo Rojo, non è altro che il frutto di un duro lavoro capillare intrapreso da anni sul territorio. Una fatica immane, fatta di collaborazioni, live, riflessione e passione, sollecitar di cervici e sudore costante.Storie di fiera consapevolezza, incessante movimento e scintille di genio. Creativa e cangiante, che si autoproduce e autogestisce, questa l'Italia che ci piace.Assimilato a fondo tal concetto, “Feet Of Mud”, si svela per quel che è: un bellissimo lavoro.Arabesco intricato, fottutamente cool.Irregolare/inusuale per formazione esposta, “Feet Of Mud”, è ondeggiar costante, fra intimismi assortiti ed un'irresistibile propensione alla danza.

Tastiere, double bass e batteria, elettronica povera ad ispessir ancor di più il suono. Le tastiere di Federico Squassabia dettano legge, liquide e carezzevoli, all'occasione freneticamente funk, sempre e comunque, perse dietro una fitta coltre lisergica.Gioco di rimpalli storici, i settanta che si specchiano nel duemila e oltre. Il double bass di Stefano Senni, è un randello ricoperto di stoffa per non far rumore quando ti prende.Un martello, un anfibio, i settanta che annegano in una palude Laswelliana.Cusa pista e strappa, batte, batte e batte, poi si arresta, osserva un'istante quel che accade intorno, e riprende subito a battere. Ci annusi Davis, il raffinato scuotimento funk di Hancock/Zawinul, pulsioni sotterranee dub (Sly e Robbie annuirebbero...), il riflesso del prog e la fusion più scorbutica. Un suono raffinatissimo che carica a testa bassa, un'urgenza e una capacità, comunicare questa è la faccenda. E gli riesce benissimo! Tant'è, che bisognerebbe spellarsi le mani per gli applausi che meritano. Cala la sera, il freddo si apre un'entrata nella stanza, David's Eye mena nell'aria; non me ne frega più un cazzo del freddo.Alzo il volume.

Marco Carcasi – Kathodik

web. http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=3445

 

 

×
19 DIC 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Raffaella Piccolo


Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance

2008-12-15

L'opera di un demone

"Questa è l'opera di un demone. Il demone irrequieto della creatività. Il demone malvagio dell'ironia e della fantasia. Un demone, irrispettoso verso la staticità delle norme e dei dogmi inventati per rinchiudere la dinamicità della vita nella prigione della sicurezza e di altri falsi valori, le maschere di Controllo e Dominazione".

Si apre così il manifesto della Coalizione Antivaticana dell'Audio/Visivo. Un gruppo composto da 17 musicisti, divisi tra Alzheimer Duo e Improvvisatore Involontario, e 11 animatori, creativi accomunati da una concezione dell'arte come anarchico mezzo per abbattere i monolitici dogmi del potere. E che respingono con forza qualsiasi accostamento agli innocenti figli dei fiori di quarant'anni fa e la loro immaginazione al potere.

"Antivatican Coalition Against the Hippie Resistance" è una raccolta di lavori ai confini tra installazione audio/visiva, animazione, cortometraggio, che ci conducono attraverso un'esplorazione degli infiniti risvolti dell'improvvisazione musicale. L'unico strumento, insieme alla fantasia creativa e profondamente sovversiva dell'infanzia, a loro parere veramente valido per affrontare un discorso sulla repressione attuata dal sistema.

Il primo video è dedicato al più rappresentativo dei soggetti repressi: la donna. L'essere prigioniero, in tutte le culture e religioni, di un opprimente paternalismo maschilista. Attraverso titoli come "La Crocifissione di Barbie", "Idiolatrie" e "Apostasia", la Coalizione denuncia via via tutti i mali della società e i modelli da essa imposti: famiglia, religione, potere. Resta impressa la Sicilia pop e in crisi di identità di "L'Ultima Sicilia", e diverte la rappresentazione dei sette peccati capitali in "Los Pecadores".

I video più efficaci sono i più corti e meno parlati: la semplicità e un certo coté naif si avvicinano sicuramente più a quel recupero di un'infanzia sovversiva che fa da portabandiera all'intero progetto. Alcune clip tendono purtroppo in alcuni punti a scadere in morbosi intellettualismi che annoiano e inquinano il loro messaggio finale, ma, nel complesso, il gioco tra colonna sonora e colonna visiva funziona, e non stanca mai.

Dodici le scene/tracce del dvd, più un piccolo extra "The Death", di Mitja Mancek, vincitore del premio per la migliore animazione al festival sloveno Filofest nel 2007, al quale diamo la nostra menzione speciale.

Francesca Ippolito – Ludovision

web. http://www.loudvision.it/musica-dischi-aavv-antivatican-coalition-against-the-hippies-resistance--2575.html


×
15 DIC 2008

Progetto: Raffaella Piccolo
Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance


Leggi ancora..

Raffaella Piccolo


Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance

2008-12-09

Un anno vissuto pericolosamente! Il 2008 di Improvvisatore Involontario

[…]

A testimonianza ulteriore di come Improvvisatore Involontario sia un collettivo aperto alle più diverse forme espressive [foto, video, arti visive, etc.] e non solo alla musica, è uscito poi recentemente il DVD Antivatican Coalition Against the Hippies Resistance, che coinvolge 17 musicisti e 11 artisti che lavorano con la videoanimazione in un progetto [curato da Cusa con Raffaella Piccolo] nel quale l'improvvisazione sonora e la fantasia visiva, accomunate da irriverente giocosità e da programmatica "diabolicità", si intrecciano.

All'aspetto sonoro contribuiscono l'Alzheimer Duo di Matjaz Mancek e Marjan Stanic, oltre a un plotone di Improvvisatori Involontari nel quale troviamo, oltre a Cusa, artisti come Paolo Sorge e Gaspare De Vito, voci molto differenti come quelle di Shirin Demma o Renato Miritello, il folle Mc Emiliano Cinquerrui, il tastierista Squassabia e molti altri, a creare un magma spesso intrigante.

L'esito visivo [dalla "crocifissione" di Barbie ai diabolici e simpatici "peccatori" di Pablo Polledri] è più deludente, prevalentemente pervaso da un'estetica lo-fi che non soccorre la fantasia e anzi, proprio per la voluta "forza disturbante" delle tematiche, la rende un po' immatura e a tratti di cattivo gusto. Comunque un documento ulteriore della grande vitalità di Improvvisatore Involontario, con l'augurio che possano essere vissuti altri anni così pericolosamente creativi, magari sciogliendo alcuni dei nodi comunicativi e di diffusione che ancora fanno discutere animatamente i componenti il collettivo.

Valutazione: 3 stelle


Enrico Bettinello – All About Jazz

web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=3413

 

 

×
09 DIC 2008

Progetto: Raffaella Piccolo
Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance Un anno vissuto pericolosamente! Il 2008 di Improvvisatore Involontario […]


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-12-09

Un anno vissuto pericolosamente! Il 2008 di Improvvisatore Involontario

[...] Si torna in Italia con l'esordio del trio Feet of Mud, formato dal tastierista Federico Squassabia con Stefano Senni al basso e ovviamente Cusa alla batteria. La formazione, di squisita natura elettrica, riecheggia sia alcuni momenti del jazz-rock anni Settanta che i più recenti aggiornamenti di questa combinazione, ma mantiene una sua salda personalità, un po' fangosa nella sonorità [ma d'altronde…] e vagamente demodé.

Nove brani [della bella "David's Eye" ci sono due versioni] di media lunghezza, talvolta fortemente atmosferici ["Funeral and Wedding March"], altre volte più segmentati e ritmici, sempre accesi da qualche baluginio alieno e sci-fi retrò. Buone cose, ma ancora da verificare in un'otica di maturazione, per evitare che la forte scelta timbrica - che connota in modo decisivo la proposta, specialmente alla luce della saggia decisione di Squassabia di non intendere la formazione come un muscolare power-trio - diventi elemento di ripetitività più che di ricchezza. Cool!

Valutazione: 3 stelle

Enrico Bettinello – All About Jazz

web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=3413

 

 

×
09 DIC 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud [...] Si torna ...


Leggi ancora..

Jim Pugliese phase III


Live @ Issue Project Room NYC

2008-12-09

Un anno vissuto pericolosamente! Il 2008 di Improvvisatore Involontario

[…]

Jim PugliesePhase IIIImprovvisatore Involontario 
 Piacevole eccezione dell'etichetta ai progetti di casa nostra, la pubblicazione di Phase III ci consente di conoscere meglio il quintetto del percussionista Jim Pugliese, passato anche qualche volta nelle rassegne di casa nostra. Colta dal vivo all'Issue Project Room di Brooklyn, con Marc Ribot come ospite alla chitarra, la band è sostenuta dagli intrecci ritmici di Pugliese e di Christine Bard alla batteria ed è caratterizzata da un suono elettrico cui contribuiscono il sempre ottimo Marco Cappelli alle chitarre e Kato Hideki al basso, lasciando al contralto di Michael Attias il compito di espandere le idee melodiche.

Tipico gruppo che porta in sé l'anima downtown della prim'ora [di cui Pugliese è stato protagonista], Phase III suona bene, ma non riesce a distaccarsi da una certa routine che la scarsa comunicatività dei temi e delle forme non riescono a smorzare. Forse asciugando di più [la Bard sembra talvolta di troppo] e evitando alcuni eccessi esecutivi che la dimensione live un po' accentua, l'esito complessivo ne guadagnerebbe, comunque una scelta non banale per Improvvisatore Involontario quella di proporre al pubblico italiano questa band.

Valutazione: 2,5 stelle

Enrico Bettinello – All About Jazz

web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=3413

 

 

×
09 DIC 2008

Progetto: Jim Pugliese phase III
Live @ Issue Project Room NYC [...


Leggi ancora..

Riccardo Pittau


V IV MMV Death Jazz

2008-12-09

Un anno vissuto pericolosamente! Il 2008 di Improvvisatore Involontario

[…]

Un altro disco imprescindibile di questa annata di Improvvisatore Involontario è certamente, nonostante l'artwork cimiteriale che nemmeno l'evidente ironia salva dalla bruttezza, quello della Congregation del trombettista sardo Riccardo Pittau, alla testa di un azzeccatissimo combo completato da Vincenzo Vasi al basso, Gianni Gebbia al sax, dal solito Cusa dietro i tamburi e [scelta azzeccatissima] la chitarra sarda preparata di Paolo Angeli.

Difficile classificare la musica di questo lavoro, quasi a confermare l'allure fantasmatica che accompagna la registrazione, sembra che a tentare una definizione le parole sfuggano, la mente si ottunda e anche ogni ipotesi di ancoraggio su terre sicure si rivela una chimera: meglio di certo lasciarsi ammaliare, come dalle sirene di Ulisse, e obnubilare dal flusso sonoro, magmatico oppure rarefatto, ritmicamente molto vario.

Ventisei brevi momenti che si intrecciano con inevitabile incanto, sorretti da piccoli straniamenti timbrici, con un Pittau splendido nel disegnare linee inquiete [ma anche i suoi sodali non sono da meno] e una fondamentale mancanza di riconoscibilità tematica che se a un primo ascolto può spiazzare, alla fine diventa un pregio, certi che l'ascolto successivo sarà una nuova avventura. Bello!

Valutazione: 4 stelle

Enrico Bettinello – All About Jazz

web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=3413

 

 

×
09 DIC 2008

Progetto: Riccardo Pittau
V IV MMV Death Jazz [...


Leggi ancora..

Switters


Current Trends In The Contemporary Italian Music Disaster

2008-12-07

Mamme e nonne, correte ai ripari, sono tornati gli Switters! Chiudete a chiave i pargoli, muniteli di paraorecchie di pelo colorato, che il loro candore non venga contaminato da questi "sturalavandini del giezz", come li definisce Wu Ming 1 nel profetico sermone che apre il disco. Già, perché con "Current  Trends in the Italian Music Disaster" firmano al tempo stesso il loro lavoro musicalmente più maturo e una feroce invettiva contro il sistema della musica nel nostro paese [a cadere sotto le ironiche mitragliate sono in tanti, dai direttori artistici ai riccioluti pianisti con torte al cioccolato]: il sax di Gianni Gebbia è l'utensile ideale per dare un "taglio (or)netto" [ma anche raffreddato all'uopo] alle frasi, l'indomabile Vincenzo Vasi  - al basso, theremin e vocine - è il puro folle che non trova più nulla da redimere, mentre la batteria di Francesco Cusa tritura ritmi con l'insolenza di un giostraio sadico. Musica che dalla necessità muove verso l'abrasione dei sensi per disvelarne il vitale e contraddittorio desiderio "pop", quella degli Switters sta diventando una insostituibile presenza: è il caso di preoccuparsi. E al tempo stesso, gioire. (8)

Enrico Bettinello – Blow Up

 

×
07 DIC 2008

Progetto: Switters
Current Trends In The Contemporary Italian Music Disaster Mamme e nonne, correte ai ripari, sono tornati gli Switters! Chiudete a chiave i pargoli, muniteli di paraorecchie di pelo colorato, che il loro candore non venga contaminato da questi "sturalavandini del giezz", come li de...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2008-12-01

Musica senza padroni, emozioni senza limiti. Contaminato dal sole, e dai suoni, di Cuba, il giovane musicista partenopeo stupisce e convince per la sua maturità e per l'originalità della proposta musicale. Trasmettono davvero un senso di profonda libertà creativa queste Passing Notes che copiosamente si diffondono, a cielo aperto, da quest’ultimo lavoro di Gaspare De Vito. I brani, tutti composti ed arrangiati dall'autore napoletano, per l'occasione accompagnato da Nijen Antonio Coatti (trombone, euphonium, conchiglie), Roberto Bartoli (contrabbasso) e Danilo Mineo (congas e marimba), restituiscono un suono scarnificato ed essenziale, inscrivendosi nel solco della più classica tradizione free jazz, contaminata però con una personalissima rilettura dei ritmi sacri della regla de ocha cubana.

Il sax alto di De Vito risulta così, spesso e volentieri, supportato da un tribale tappeto sonoro (The Fish From London, Morning Prayer, Sunrise (Day After)) ai limiti dell'afro beat, capace di rendere le composizioni dell'artista campano un mantra ipnotico di rara bellezza. A volte è il suono del suo flauto a dominare la scena, come nell'incantevole risveglio di Sunrise (First Day), in cui è un dolce vibrare di conchiglie a far da texture alle suggestioni del giovane musicista, impegnato anche ai campionamenti.

Prevalentemente autodidatta, pur essendo appena trentenne, Gaspare De Vito può vantare diverse collaborazioni come leader e session man in diverse bands in Italia ed Europa. Dopo una breve interruzione è fortunatamente tornato a dedicarsi a tempo pieno alla musica regalandoci, a pochi giorni dal Natale, la strenna da mettere sotto l'albero, una fresca ventata di musica e libertà con cui accogliere l'anno che verrà.

Ivan Masciovecchio – Rock Shock

 

×
01 DIC 2008

Progetto: Passing notes
Passing Notes Musica senza padroni, emozioni senza limiti. Contaminato dal sole, e dai suoni, di Cuba, il giovane musicista partenopeo stupisce e convince per la sua maturità e per l'originalità della proposta musicale. Trasmettono dav...


Leggi ancora..

Raffaella Piccolo


Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance

2008-12-01

Da una parte undici animatori/videomakers, artisti dell’immagine impegnati a confezionare una galleria di cortometraggi. Dall’altra diciassette musicisti sotto la guida dei tipi dell’Improvvisatore Involontario, alle prese con la sonorizzazione di questo curioso spettacolo visivo. Insieme, l’improbabile coalizione porta in scena un divertentissimo momento artistico - per quanto chiaramente dissacrante - qual è quello proposto in questo DVD. “Idiolatrie”, “Los Pecadores”, “Apostasia”, “La Crocifissione di Barbie”: follie in chiave futurista diremmo, giocate su testi deliranti, su musiche alte, su cartoni animati e cut-up bidimensionali, assemblati senza alcuna regola precisa. Il risultato è improbabile, ma l’esperimento è proprio spassoso. (7/10)

 

Giancarlo Currò – Rockerilla

 

 

×
01 DIC 2008

Progetto: Raffaella Piccolo
Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance Da una parte undici animatori/videomakers, artisti dell’immagine impegnati a confezionare una galleria di cortometraggi. Dall’altra diciassette musicisti sotto la guida dei tipi dell’Improvvisatore Involontario, alle ...


Leggi ancora..

Raffaella Piccolo


Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance

2008-12-01

E l’uomo inventò le religioni.

Interessante e complessa questa nuova uscita targata Improvvisatore Involontario. In effetti, non sarebbero proprio queste pagine le più indicate per la trattazione di quello che sostanzialmente è un progetto di compenetrazioni di immagini, grafica elettronica, simbolismo, messaggi subliminali o espliciti, e anche musica. Musica utilizzata principalmente e con buoni risultati come accompagnamento dei videoclip che costituiscono il dvd in questione. Grazie al fondamentale lavoro di Core Design, la direzione artistica di Raffaella Piccolo, gli strati sonori accreditati all’Alzhaimer Duo vedono protagonisti una gran quantità di ospiti e amici abituali del collettivo: Shirin Demma, Renato Miritello, Alessandro Savarese, Emiliano 5rui, Andrea Pennisi, Sergio Montamagno, Gaspare De Vito, Gaetano Cristofaro, Paolo Sorge, Federico De Biase, Federico Squassabia, e Alessandro Nobile, sotto l’illuminata guida di Francesco Cusa. Fondamentalmente i clip trattano ed espandono quanto riportato a inizio spettacolo. Passi della Bibbia, del Corano o da scritti induisti, tutti uniti dal grado infimo in cui relegano la donna nell’ambito della specifica società di riferimento. Da qui parte un viaggio altamente corrosivo tra idee luminose e cenni biografici, nell’ambito di ciò che tutto questo implica ancora oggi. Purtroppo.


Giampaolo Cristofaro – Audiodrome

web. http://www.audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=4318

 

 

×
01 DIC 2008

Progetto: Raffaella Piccolo
Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance E l’uomo inventò le religioni. Interessante e complessa questa nuova uscita targata Improvvisatore Involontario. In effetti, non sarebbero pr...


Leggi ancora..

Switters


Current Trends In The Contemporary Italian Music Disaster

2008-12-01

Un disco provocatorio, con un titolo provocatorio — per intero Current Trends in the Contemporary Italian Music Disaster — che è già una dichiarazione d’intenti (provocatori), con brani dai nomi provocatori, testi provocatori e musicisti provocatorî. Ne sono protagonisti tre esperti improvvisatori quali Jòraku Gianni Gebbia al sax, Francesco Cusa alla batteria e Vincenzo Vasi al basso, theremin e voce. Musicisti praticamente cresciuti insieme, i primi facendo la spola fra Catania e Palermo, e sviluppando le più insane e feconde collaborazioni e sperimentazioni, come appunto quella con il romagnolo Vasi. Superata dunque la diffidenza della provocazione, ed ascoltata la prima traccia recitata da Wu Ming I, esplicativa, se si vuole, delle intenzioni e della filosofia della band, la musica si muove lungo percorsi di improvvisazione. Chiaramente si tratta di musica scritta a sei mani ed in alcuni casi guarnita dai testi dell’indomito batterista catanese. E questo, sebbene Gebbia e Cusa siano pure artefici di incredibili, deliranti ed ardite estemporaneità: se ne ascoltino le estenuanti cavalcate, sia in duo, come nell’intro di Exterminator Angel, sia insieme al rimbalzante basso di Vasi. Ma la creatività è comunque sulla punta delle dita, perfino laddove la dissacrante voce di Vincenzo Vasi (Ragazzo Giezz, Giovani Allievi, Sono contro le Multinazionali e la più che estrema Rock) la fa da padrona. E i vari brani potrebbero venire paragonati a delle escursioni, a volte raminghe (Call Center Woman), a volte più avventurose (Sono Contro le Multinazionali), altre volte ossessive ed ossessionanti (Paris Hilton’s Fundaments of Economy, Gerontocrazia e Feticismo), notturne ed inquietanti (Italian Sadness Inc., Festival Director Looking for a New Job, questa con Gebbia al flauto e Iriondo alla chitarra orizzontale) o addirittura ostiche ed impervie (Allevi Giovani Allievi 1 e 2 con il theremin di Vasi), infine anche divertenti e squisitamente jazz (Why Ornette Would Be Unknown Today) o perfino swinganti (Handbook of the Modern Jazz Player, Poor Look & Celebrity) e funkeggianti (Afro Groove Masturbation). E in ciascuno dei pezzi proposti è possibile riscontrare la sfrenata fantasia dei musicisti, la ricchezza dello spettro percussivo di Cusa, le trovate timbriche di Gebbia, maestro di vibrazioni e schiocchi d’ancia, la luciferina e a volte intenzionalmente irritante voce di Vasi. Non si osa mai abbastanza con le provocazioni, perché ciò che oggi provoca diventerà certamente scontato domani.

Andrew Rigmore – J azzColours (Anno I, numero 10)

 

 

×
01 DIC 2008

Progetto: Switters
Current Trends In The Contemporary Italian Music Disaster Un disco provocatorio, con un titolo provocatorio — per intero Current Trends in the Contemporary Italian Music Disaster — che è già una dichiarazione d’intenti (provocatori), con brani dai nomi provocatori, testi p...


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-11-12

Dietro questo CD dalla bella copertina, e dalla grafica del booklet che ammicca alla fresca e sgargiante estetica dell’indie rock americano, c’è in realtà un terzetto jazz progressive italiano, che registra 10 tracce strumentali, ognuna di durata media intorno ai 4 minuti e mezzo, nelle quali le tastiere del leader, il mantovano Federico Squassabia, autore in pratica di tutti gli spartiti, delineano musiche “free form”, semplicemente partendo da temi base, ma dallo svolgimento poi imprevedibile, in continua mutazione. Dicevamo della breve durata dei pezzi, che insieme al supporto ritmico “leggero”, di soltanto basso (Stefano Senni) e batteria (l’immancabile Francesco Cusa, pochi mesi fa uscito sul mercato anche col marziale progetto solista a nome “Skrunch”), ed all’attitudine prossima al rock dei tre musicisti, rende l’opera assimilabilissima, moderna e piacevole, anche per chi crede di non essere avvezzo a certe trame musicali complesse, ma in ogni caso provi curiosità verso qualcosa di diverso e d un attimino più “evoluto” della solita pop music. Il terzetto sembra tentare, con un suono scintillante ed elegante, ed una buona, sobria prudizione, di attualizzare e contestualizzare, in chiave “europea”, il jazz moderno americano, la no wave di John Zorn, Arto Lindsay e Lounge Lizards, Bill Frisell, passando raramente da temi tradizionali (‘No Loser’), più spesso su divagazioni spaziali ed appunto “free form” – tra le loro influenze, i lavori di Radiohead e Pink Floyd – contenendosi però, dandosi dei paletti, senza perdere mai di vista un’esigenza di sintesi. Lavoro inappuntabile, che si spera non estemporaneo, e possa avere invece seguito, sia in tournèe, sia su disco.

Fausto Turi – Freak Out

web. http://www.freakout-online.com/album.aspx?idalbum=1564

 

 

×
12 NOV 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-11-05

Diciamocelo, questa foto dei due piedi scalzi e infangati è orrenda. A prima vista confesso di averlo scambiato per l'ennesimo inutilissimo disco simil punk rock. Poi però, seppur controvoglia, l'ho inserito nel lettore. Un mondo magico, profondo e intimo, mi si è materializzato davanti all'istante, concreto abbastanza per schiaffeggiarmi sussurrando: "Ecco, stupida, così impari a giudicare dalla copertina". Primo: altro che inutile punk rock, qui siamo di fronte ad una particolarissima fusione tra jazz, rock e psichedelica. Secondo: questi ragazzi hanno talento. Tutto in questo disco sembra provenire direttamente dalla mente e dal cuore di chi l'ha composto, come se da essi ad un certo punto si fosse spontaneamente staccato, in seguito ad un processo naturale e immediato. "Piedi di fango che ronzano, fischiettano, urlano", recita il booklet. È proprio questa l'immagine che ci si para davanti ascoltando il disco. Altro non resta che seguirli in questo vivace rincorrersi di canzoni ritmate e pezzi struggenti, jazz ed effettistica, suoni vellutati e dissonanze. Ecco allora che finiamo per zampettare a nostra volta nella mente di un sognatore ("Anarconirico"), ci troviamo ora a saltare e gridare indiavolati ("No Loser"), ora a cullarci in una struggente ninna nanna ("Dormi Dormi") o ad esibirci sornioni in un'improbabile danza ("Feet Of Mud" e "4-min-d"). Alla fine arriviamo addirittura a pensare che, in fondo, la copertina gliela possiamo perdonare.

Sahadia El Tabch – Rockit

web. http://www.rockit.it/recensione/9386/feetofmud-feet-of-mud

 

 

×
05 NOV 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2008-11-01

Disco di notevole spessore artistico questo Passing Notes di Gaspare De Vito. Per una volta si riesce a far i conti con passato e ispirazioni nobili e varie,  mantenendo una forte personalità e la  capacità di realizzare un disco jazz senza il pilota automatico, come troppo spesso avviene. Non è un caso che ciò accada con De Vito, classe 1978, ma infinite esperienze internazionali e non per altrettante collaborazioni. Da Zeduardo Martins e Francesco Cusa (toh chi si vede!) a Arthur Miles e Steve De Swath. In questo lavoro Gaspare al sax alto, flauto e campionamenti, Nijen Antonio Coatti a trombone, Euphonium e gli Shells tipici di Trilok Gurtu, Roberto Bartoli ai bassi e Danilo Mineo a congas e marimba, rileggono con le lezioni di free jazz impartite negli anni da Ornette Coleman bene in mente, i ritmi sacri della “regla de ocha” cubana. Ne vengon fuori quindi composizioni circolari e mantriche dal forte retrogusto esotico. Domina il flauto nelle leggiadre “The Fish From London” e “Sunrise (First Day)”, mentre il sensualissimo sax di Gaspare si presenta in “Looking For The Roots”, quasi a lambire territori afrobeat. Groovey “Morning Prayer” con il sassofono che sale lentamente fino a farsi lancinante, a mollo nell’avvolgente manto ritmico creatogli attorno. Più classicamente “latina” “Monk’s Cream”, da lì in poi si arriva alla conclusione del cd, coinvolti e completamente sedotti dall’insieme sonoro messo su.

 Gianpaolo Cristofaro – Audiodrome

 

×
01 NOV 2008

Progetto: Passing notes
Passing Notes Disco di notevole spessore artistico questo Passing Notes di Gaspare De Vito. Per una volta si riesce a far i conti con passato e ispirazioni nobili e varie,  mantenendo una forte personalità e la  capacità di r...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2008-11-01

Sta trovando spazio in Italia una nuova generazione di jazzisti capace di prendere le distanze da certi paludati stereotipi mainstream. Ne è un bell'esempio questo lavoro del giovane sassofonista alto napoletano Gaspare De Vito. De Vito ha già all'attivo collaborazioni illustri e trasversali: da Giancarlo Schiaffini a Fabrizio Puglisi, da Francesco Cusa a Luisa Cottifogli, attuale voce dei Quintorigo. Passing Notes torna a riflettere felicemente sul possibile connubio tra i ritmi cubani della santeria, grazie alla nobile e instancabile attività di Danilo Mineo alle congas, e le atmosfere più morbide e rassicuranti dell'avanguardia chicagoana: gli echi della musica di Kahil El'Zabar risuonano piacevolmente un po' dappertutto. Nessuna particolare novità, quindi, ma il tutto è condensato in un linguaggio intrigante, personale e serenamente compassato. Brillano le composizione di De Vito, la sua vena improvvisativa e l'intelligente ricerca timbrica di tutti e quattro i protagonisti, tra cui l'ottimo Antonio Coatti al trombone e il solido Roberto Bartoli al contrabbasso. Una piccola gemma.

Marco Maiocco – Giornale della Musica

 

 

×
01 NOV 2008

Progetto: Passing notes
Passing Notes Sta trovando spazio in Italia una nuova generazione di jazzisti capace di prendere le distanze da certi paludati stereotipi mainstream. Ne è un bell'esempio questo lavoro del giovane sassofonista alto napoletano Gaspare De...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2008-11-01

L'idea che sta alla base di questo disco di Gaspare De Vito (classe 1978, napoletano ma attivo da anni a Bologna, con frequentazioni soprattutto nell'ambiente dell'avanguardia) è di cercare un punto di incrocio tra Ornette Coleman e i ritmi della "regla de ocha", la religione afrocubana meglio nota come "santeria". Il risultato, però, è diversissimo da quello che si potrebbe aspettare: innanzi tutto, complice l'organico scarno, la musica risulta sobria, quasi austera, e anche quando raggiunge livelli di maggiore visceralità (ad esempio l'assolo di sax su Looking for the Roots o quello su Too Easy to Love, che è quasi un unico grido strozzato) mantiene comunque un forte controllo formale e una notevole chiarezza negli incroci fra gli strumenti. I brani sono quasi sempre basati su ostinati del basso e delle percussioni, ma le atmosfere variano da quelle estatiche di temi come l' africaneggiante Sunrise (first day) e il severo, ipnotico, Morning Prayer, a quelle più mosse di Monk's Cream o Looking for the roots, che lascia trapelare ogni tanto inaspettate risonanze con il Zorn di Masada. Un disco che riesce a unire un notevole appeal melodico e una grande perizia strumentale e compositiva, ma soprattutto il frutto di una personalità musicale decisamente insolita.

Sergio Pasquandrea – Jazzit

 

 

×
01 NOV 2008

Progetto: Passing notes
Passing Notes L'idea che sta alla base di questo disco di Gaspare De Vito (classe 1978, napoletano ma attivo da anni a Bologna, con frequentazioni soprattutto nell'ambiente dell'avanguardia) è di cercare un punto di incrocio tra Ornette...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2008-11-01

An attempt to define Italian jazz is similar to trying to identify an American by only traveling to Texas. Just as American jazz differs from New York to Chicago or L.A., the jazz of Italy has many facets and it continues to surprise and entertain with its many flavors and eccentricities.

Enter saxophonist Gaspare De Vito, whose jazz is rooted in both Cuba and Africa. On Passing Notes, he assembles a percussion-laden quartet for some stripped-down jazz that immediately captivates with infectious rhythms and sympathetic musicianship. The force with which Roberto Bartoli's bass and Danilo Mineo's conga drives this session is, like much Cuban music, the centerpiece of this session. De Vito (like Dizzy Gillespie before him) knows the 'it' here is the pulse. And he keeps that pulse very much alive.

Brief tracks such as "The Fish From London" and "Monk's Cream" are Passing Notes' meat and potatoes. De Vito's alto and Nijen Antonio Coatti's trombone state the themes in unison over propelling rhythms before breaking into improvisation. Sitting still for this music is not an option. This is world music—not watered down bookstore background music, but attention deserving music akin to that of Don Cherry, Steve Coleman, or Adam Rudolph.

Besides alto, De Vito picks up a flute on "Sunrise (first day)," a meditative piece adorned by marimba and conch shell accompaniment. The continent is indeed Africa, as it is on the bass-driven "Fanfare," where the muted trombone acts as the spoken partner to De Vito, with Mineo walking the congas directly to the heart. De Vito's alto is a call to order presiding over the entire affair, but he doesn't monopolize this recording; it is, indeed, an ensemble statement.

The quartet opens "Too Easy To Love" with a trombone/bass march, before De Vito's squawky, Evan Parker-like horn tears things up a bit. The contrast of a calm verse agitated works to great effect, as does the overdubbed "Kalakuta," with its layers of brass that spread the sounds in a quieting repetition reminiscent of John Lurie and The Lounge Lizard's Voice Of Chunk (Agharta, 1989).

Africa might be the genesis and Cuban the hothouse, but Italy has become playground for the jazz of Gaspare De Vito.

Mark Corroto – All About Jazz USA

 

 

×
01 NOV 2008

Progetto: Passing notes
Passing Notes An attempt to define Italian jazz is similar to trying to identify an American by only traveling to Texas. Just as American jazz differs from New York to Chicago or L.A., the jazz of Italy has many facets and it continues t...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2008-10-10

È facile definire “jazz” quello che si ascolta quando si tratta di qualcosa di non convenzionale, non catalogabile secondo le regole della musica di consumo. Facile anche l’utilizzo di “new age”, quando si percepisce una particolare atmosfera creata dal suono. Nel caso di “Passing notes” del sassofonista/flautista Gaspare De Vito, album nuovo di zecca pubblicato dall’etichetta discografica Improvvisatore Involontario, io trascenderei dalla definizione di genere e parlerei piuttosto delle differenti sensazioni che l’album sprigiona all’ascolto.

Il musicista che fruisce l’album può “viaggiare” nella comprensione dei brani, composti, strutturati e arrangiati con una maturità artistica e un “gusto” invidiabili, farciti di groove in movimento a supporto di un contrappunto piacevole da ascoltare e non solo espressione dell’estro fine a se stesso. Il bellissimo brano di apertura “The Fish From London” ci fa subito capire di fronte a cosa (e a chi) ci troviamo. E se l’ascoltatore non fosse un musicista? Gli consiglierei di ascoltare l’album in sottofondo, come se fosse musica da film, da “Too easy to love” perfetta per un noir americano degli anni Trenta a “Looking for the roots” in cui il sax impazzito di Gaspare De Vito si muove supportato dal potente groove delle congas dell’ottimo Danilo Mineo: il pezzo potrebbe entrare a buon diritto nella colonna sonora di un James Bond Missione Africa.

Notevole anche “Sunrise (First Day)” che ci porta a sensazioni primordiali, grazie all’utilizzo del flauto di Gaspare in primo piano supportato alle conchiglie suonate dal trombonista Nijen Antonio Coatti, dal contrabbasso di Roberto Bartoli che svolge sempre degnamente il suo lavoro, e impreziosito dalla marimba di Danilo Mineo, superlativo poi alle congas in “Sunrise (Day After)”, la ripresa del brano, che chiude l’album. La sperimentazione è resa ulteriormente interessante dall’utilizzo di loop-station da parte di un Gaspare De Vito ispirato al punto giusto, che pare abbia intrapreso una sua strada che non potrà fare altro che continuare a percorrere, sempre coadiuvato da musicisti di prim’ordine.

Francesco Gualdaroni – La Suburbana

 

 

×
10 OTT 2008

Progetto: Passing notes
Passing Notes È facile definire “jazz” quello che si ascolta quando si tratta di qualcosa di non convenzionale, non catalogabile secondo le regole della musica di consumo. Facile anche l’utilizzo di “new age”, quando si percep...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2008-10-01

In un catalogo come quello di Improvvisatore Involontario, etichetta controcorrente, anticonvenzionale, irriverente, caustica, bizzarra, straordinaria fucina di talenti e idee, laboratorio infaticabile di ricerca verso musiche impossibili, questo Passing Notes figura come una mosca bianca. Perché la copertina ha una grafica quasi tradizionale e la musica ad un primo ascolto, sembra assai lontana dagli esperimenti sonori che caratterizzano le produzioni dell’etichetta. Ma Gaspare De Vito, contraltista, flautista, compositore napoletano da anni attivo protagonista della scena bolognese, è musicista che non si ferma alle apparenze, troppo incombente la sua curiosità, troppo urgente la sua tensione verso una sintesi originale e meditata di rumori, suoni, voci, persone, esperienze della quotidianità, in poche parole verso un mondo musicale unico e personale. E così poco alla volta Passing Notes si rivela per quello che è : una sintesi riuscita delle diverse anime che popolano il pensiero di De Vito. Melodicamente accattivante, ritmicamente inusuale - la scelta di congas e marimba si sposa a meraviglia con una musica a tratti quasi austera nella sua essenzialità -, dalla vena compositiva tanto sobria quanto formalmente ineccepibile, Passing Notes è disco nel quale i musicisti riescono a raggiungere una tale comunione esecutiva da permeare l’opera di una profonda spiritualità. Difficile segnalare una traccia piuttosto che un’altra perché Passing Notes va considerato nella sua interezza, un unicum nel quale ogni singolo episodio aggiunge un piccolo tassello al raggiungimento del risultato finale. Ma non possiamo non ricordare “ Kalakuta “, commovente esecuzione solitaria di De Vito al contralto, o “ Morning Prayer “ rito sciamanico dalle ipnotiche armonizzazioni tra il sax del leader e il trombone di Njien Antonio Coatti, oppure “ Too Easy To Love “, con il contralto, che su un incedere da marcia funebre, lancia grida di libertà in un crescendo allucinato. Un piccolo gioiello.

Vincenzo Roggero - All About Jazz


×
01 OTT 2008

Progetto: Passing notes
Passing Notes In un catalogo come quello di Improvvisatore Involontario, etichetta controcorrente, anticonvenzionale, irriverente, caustica, bizzarra, straordinaria fucina di talenti e idee, laboratorio infaticabile di ricerca verso musi...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2008-10-01

Un quartetto di quelli atipici e intriganti, privo di piano e batteria, eppure estremamente dinamico e propulsivo, riflesso di una concezione sonora duttile e sempre aperta alle sfide com’e' quella che ha sempre contraddistinto l’opera di Gaspare De Vito, trentenne contraltista e flautista napoletano formatosi ai seminari senesi, migrato a caccia di suoni ed esperienze in quel di Barcellona e infine tornato in Italia a far combutta con teste e fermenti del circuito bolognese che l’ha portato dritto tra le braccia del collettivo Improvvisatore Involontario. Dopo la bella e matura prestazione in solo offerta con l’album 5 Songs And 1 Story (Improvvisatore Involontario, 2007), De Vito propone con il nuovo Passing Notes un altro audace progetto incentrato su minimalismi poliritmici e articolate trame armonico-melodiche per un discorso che sostanzialmente parte dall’Africa e approda a Cuba passando per gli Stati Uniti folgorati dai flash del “free” e della New Thing. L’album vive su una felice dicotomia di swing tribaloide e di global free permeato da mantriche ciclicita' voodoo. Si parte in festa con le congas e i motivi salsa di The Fish From London, laddove gia' si fa notare l’effervescente intesa tra l’alto di De Vito e il trombone di Nijen Antonio Coatti, uguale nei risultati alla complicita' tra il contrabbasso di Roberto Bartoli e le percussioni di Danilo Mineo. Un’atmosfera piu' sospesa, magica e incantatoria vibra invece tra le maglie di Sunrise (First Day), dove l’armonia rilassata del flauto e il suono profondo e ovattato delle conchiglie si fonde con il walking monocorde e ipnotico del contrabbasso e il minimale tic-toc della marimba, producendo l’effetto di un’ode cerimoniale ambientata in contesto naturalistico che potrebbe essere quello di una savana africana o di una foresta amazzonica. Subentra poi l’acceso tribalismo percussivo di Looking For The Roots, sostenuto dalle scintille di sax e trombone che si intersecano e si scindono con fraseggi intrisi di viscerale foga e spiritualita' coltraniana. Con i loro motivi melodici di sapore urbano e il loro mantrico incedere in crescendo, contrappuntati dal timbro legnoso ed elastico del contrabbasso, Morning Prayer e The Fanfare rievocano e somatizzano in modo esemplare le sciamaniche suite primitiviste degli Art Ensemble Of Chicago mentre in Too Easy To Love il fraseggio crudo e lancinante dell’alto si rifrange con scomposto ardore ornettiano sulle languide voci del trombone e del contrabbasso. C’e' poi la struggente Kalakuta, esercizio polifonico per sole ance sovrapposte e accodate in tempo reale da De Vito tramite la sua loopstation ed infine il ritorno dell’esotismo afrocubano di Sunrise (Day After) che offre spazio a intrecci, dialoghi e singole fantasie strumentali nell’ambito del suo bel tema melodico. In pratica Passing Notes e' il trionfo del suono e del ritmo nella loro genuina natura ed essenzialita', il transito (andata-ritorno) di linguaggi musicali rivoluzionari e di radici primordiali che hanno alimentato e continuano a far sopravvivere il desiderio della sperimentazione e dell’indagine musicale in seno alla cultura dell’incontro, ieri nel segno di Miles, di Roscoe Mitchell, di Don Cherry, di Ornette, oggi in quello di Steve Coleman, William Parker, Rob Mazurek e … Gaspare De Vito.

Olindo Fortino – Sound Contest

 

×
01 OTT 2008

Progetto: Passing notes
Passing Notes Un quartetto di quelli atipici e intriganti, privo di piano e batteria, eppure estremamente dinamico e propulsivo, riflesso di una concezione sonora duttile e sempre aperta alle sfide com’e' quella che ha sempre contraddi...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2008-10-01

I ritmi monocorde e iterati scanditi dalle congas di Danilo Mineo e sottolineati dal contrabbasso di Roberto Bartoli sono lo scheletro di " Passing Notes " , disco nel quale l'altosassofonista e flautista Gaspare de Vito opera verso la trascendenza e l'immaterialita' dei suoni. Eppure la sua musica, se studiata al microscopio, nella fattispecie, presenta cellule concrete, pulsanti, sanguigne. In ogni brano ( e in Morning Prayer in particolare ), e' la dilatazione progressiva delle strutture a far si che la materia si elevi verso l'alto seguendo volute e spirali incantatrici. De Vito dimostra brillantezza d'ispirazione nei suoi lunghi a solo piani, trasparenti e mai gridati, sostenuto sovente all'unisono dal trombone prezioso di Nijen A ntonio Coatti. Tra santeria e postcoltranismo.

Piercarlo Poggio – Blow Up

 

×
01 OTT 2008

Progetto: Passing notes
Passing Notes I ritmi monocorde e iterati scanditi dalle congas di Danilo Mineo e sottolineati dal contrabbasso di Roberto Bartoli sono lo scheletro di " Passing Notes " , disco nel quale l'altosassofonista e flautista Gaspare de Vito op...


Leggi ancora..

Passing notes


Passing Notes

2008-10-01

Gaspare De Vito è un poliedrico artista napoletano, un artista eclettico cui riesce a fondere stili musicali distinti e creare un suono delizioso a cavallo tra impro-jazz e afrocubana. Un musicista con questo pregio non poteva che approdare in un’etichetta come Improvvisatore Involontario, una delle migliori realtà per quanto concerne  il jazz e il free jazz di questi ultimi anni.

Passing Notes è un disco complesso nella sua forma ma allo stesso tempo semplice all’ascolto; segna inoltre il punto d’incontro tra improvvisata e musica popolare cubana. Segnalo alcuni dei momenti più importanti: la magnifica e singhiozzata esecuzione free di Looking for the roots, la lunga poetica di Morning prayer e la funerea Too easy to love, veramente facile da apprezzare.

Colpisce sopra ogni cosa l’associazione degli strumenti legati ai due stili musicalmente differenti, provate ad ascoltare la tribale Sunrise (Day After).

Alessandro – Paesi Tuoi

 

×
01 OTT 2008

Progetto: Passing notes
Passing Notes Gaspare De Vito è un poliedrico artista napoletano, un artista eclettico cui riesce a fondere stili musicali distinti e creare un suono delizioso a cavallo tra impro-jazz e afrocubana. Un musicista con questo pregio non po...


Leggi ancora..

Raffaella Piccolo


Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance

2008-10-01


Nata da un progetto della video artista siciliana Raffaella Piccolo, questa inedita “coalizione antivaticana contro la resistenza hippie”, coinvolge ben 11 video animatori e 27 musicisti, quasi tutti appartenenti, questi ultimi, al collettivo Improvvisatore Involontario. Le idee dissacranti della Piccolo trovano terreno fertile nella fantasia dei grafici e, soprattutto nelle improvvisazioni dei musicisti (coordinati e diretti da Francesco Cusa), che creano paesaggi sonori sullo sfondo di testi incentrati su argomenti scomodi, declamati attraverso una recitazione tra il folle e il rabbioso. Sullo sfondo, disegni allucinati, video e cartoni animati a commentare la violenza sulle donne e il suo avallo da parte delle religioni monoteiste (Panta Gignetai Tanatos), il rapporto tra sessualità e religione (La Crocifissione Di Barbie), il pericolo idolatra (Idolatrie), fino ad arrivare al male ultimo, il potere (Boomerang Del Potere). Peccato solo che i testi (molto validi e interessanti) siano, a volte, difficilmente percepibili (perché volutamente sullo sfondo) e non siano contenuti nel booklet del DVD.

Musicalmente, il grande ensemble sfrutta le varie combinazioni timbriche, lasciando, in alcuni casi la parola ad un numero esiguo di strumenti: il commento alle immagini di Lasciare La Belva per L’Ombra ed Element è affidato ai soli sax; Apostasia vede la sola presenza dell’Alzheimer Duo (Matjaz Mancek e Marjan Stanic), mentre Los Pecadores è basato tutto su un’improvvisazione vocale a sette. Assolutamente degna di nota, The Birth, siparietto di Paolo Sorge per mandolino scordato, scelto come sigla del menu del DVD. Purtroppo, una raccolta di video musicati può raccontarci soltanto una parte di un lavoro nato con l’idea della performance multimediale. Per chi volesse approfondire l’argomento e ammirare dal vivo la “coalizione”, il prossimo appuntamento è per il 12 dicembre al Quinto International Film Festival di Ljubljana. E’ un po’ lontanuccio, ma ne vale la pena.

(7.0/10)

Daniele Follero – Sentireascoltare

web. http://www.sentireascoltare.com/recensione/1593/aa-vv-antivatican-coalition-against-the-hippies-resistance.html


×
01 OTT 2008

Progetto: Raffaella Piccolo
Antivatican Coalition Against The Hippies Resistance Nata da un progetto della video artista siciliana Raffaella Piccolo, questa inedita “coalizione antivaticana contro la resistenza hippie”, coinvolge ben 11 video animatori e 27 musicisti, quasi ...


Leggi ancora..

Switters


Current Trends In The Contemporary Italian Music Disaster

2008-09-07

Tornano finalmente sul mercato gli Switters, con quello che e' forse il loro lavoro discografico piu' spiazzante e corrosivo di sempre. Stavolta al fianco dello storico trio (Gianni Gebbia, Vincenzo Vasi e Francesco Cusa) troviamo anche la voce tagliente di Wu Ming 1 (nella speech track di apertura intitolata Koliko Košta talianski giezz?) e il sostegno strumentale di Xabier Iriondo (in tre brani). Quello che fin dal titolo sarebbe un’ironica requisitoria sull’attuale stato di salute della musica italiana (non solo del jazz) si palesa concretamente in una zappiana esplosione di rumori, suoni e parole. Difficile prendere qualche brano per dare l’idea complessiva dell’album, ogni traccia e' una storia a se', che in modo forte, demente, ficcante e volutamente scomodo arriva come un pugno allo stomaco. Un fake impro-jazz maculato di elettronica, noise-rock e psichedelia, su cui Vasi declama e vocalizza i testi vergati dall’inarrestabile Cusa. Nel suo ruolo distruttivo e al tempo stesso lenitivo, l’alto di Gebbia e' uno spettacolo di sintesi afromericana e radicalita' europea, ma cio' che impressiona e' il furore creativo del trio tutto, autore di uno dei migliori album di “rottura” e buonumore dell’anno.

Voto: 8/10 

Olindo Fortino – Sound Contest

web. http://www.soundcontest.com/recensione.php?id=203

 

×
07 OTT 2008

Progetto: Switters
Current Trends In The Contemporary Italian Music Disaster Tornano finalmente sul mercato gli Switters, con quello che e' forse il loro lavoro discografico piu' spiazzante e corrosivo di sempre. Stavolta al fianco dello storico trio (Gianni Gebbia, Vincenzo Vasi e Francesco Cusa) t...


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-09-01

Nel nuovo lavoro discografico pubblicato dalla sempre più intrigante etichetta catanese Improvvisatore Involontario, firmato Feet Of Mud, protagonista assoluta è la tastiera di Federico Squassabia, il quale, in trio assieme agli altrettanto validi Stefano Senni al contrabbasso e l'infaticabile Francesco Cusa alla batteria, realizza una decina di tracce per le quali vale ancora una volta la pena scomodare l'accezione di avant-jazz. Sono proprio i tasti picchiati da Squassabia a fare da collante a una musica che sa spaziare dall'improvvisazione pura alla ricerca della forma-canzone, muovendosi agilmente in territori che vanno dal funk alla psichedelia. È lo stesso musicista e leader del progetto a confessare influenze le più svariate, dal rock di band comunque atipiche ed originali come Pink Floyd e Radiohead fino al jazz di maestri del calibro di Joe Zawinul ed Herbie Hancock. Un disco che, con la sua varietà di toni, conquista col suo groove, oltre a sedurre per la perizia strumentale dei musicisti e per la loro fantasia nel creare atmosfere e situazioni sempre gustose.

Guido Siliotto – Supermizzi

 

 

×
01 OTT 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-08-01

Il jazz può essere di più, lo ha dimostrato Miles Davis e da allora tutto è diverso.Le commistioni, o la fusion per essere più tecnici,semplicemente sentirsi liberi di sperimentare, "improvvisare volontariamente". Feet of mud combo di musicisti italiani ci conferma una scena di altissimo livello nella sua sintonia con i maestri ma anche con la voglia di spostarsi giusto quel metro un po' più in là incontrando musiche più vicine addirittura al post rock. In questa contaminazione c'è posto per digressioni nella psichedelia, grazie ai suoni vintage di sinth, hammond, ma anche all'elettronica mai invadente rispetto a un impulso del suono che è vitale, godibile, pulsante in alune progressioni più funky.

O.P. – CoolClub

 

 


×
01 OTT 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Switters


Current Trends In The Contemporary Italian Music Disaster

2008-07-27

This is the second disc from  Switters, a trio featuring Gianni Gebbis on alto sax & flute, Vincenzo Vasi on theremin, electric bass & voice and Francesco Cusa  on drums & lyrics with Xabier Iriondo on table guitar & synth for three pieces. The title of this disc was most likely inspired by a   Butch Morris disc called "Current Trends in Racism in America". Switters have a twisted sense of humor, a look at some of their song titles can attest to this: "Afro Groove Masturbation" and "Paris   Hilton's Fundaments of Economy". Like their previous CD, this disc consists of some 18 pieces, most under five minutes. The liner notes to this disc by Wu Ming are some of the most honest, rudest and most direct of anything I've ever on a so-called jazz disc. Totally hilarious and totally ridiculous, yet completely appropriate. The "disaster" they refer to in the title is the state of Italy, the state of jazz and the current state of the world. On four of these pieces Vincenzo sings in his swell, silly yet cool voice. I just wish the lyrics were translated into English, no doubt we'd get some more laughs. On each track, the trio twist their songs inside out, with fascinating and diverse results. On "Call Center Woman" the rhythm team shifts tempos throughout while the sax goes off in other directions, yet there is a unique interconnected tightness. "Why Ornette Would Be Unknown Today" sounds like a variation on "Dancing in Your Head" by Ornette, with some Prime Time references thrown in as well. Not bad for just a trio to move through the different worlds   of Ornette. These cats are hard to take too seriously but I must admit that I did often smile and even laugh out loud a few times. Their often crafty playing and composing is beyond reproach but the   humor does overwhelm the music at times. While an insensitive cretin might want to just say, "Shut up & play your guitar or sax," I know we all need a bit more humor to help us make it through these troubling days. Right on, Switters, right on!

Bruce Lee Gallanter – DMG

 

×
27 LUG 2008

Progetto: Switters
Current Trends In The Contemporary Italian Music Disaster This is the second disc from  Switters, a trio featuring Gianni Gebbis on alto sax & flute, Vincenzo Vasi on theremin, electric bass & voice and Francesco Cusa  on drums & lyrics with Xabier Iriondo on...


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-07-12

Nuova avventura sonora in casa Improvvisatore Involontario, una delle etichette di riferimento oggi in Italia per chi cerca jazz e suoni contemporanei poco allineati all’infinita ripetizione dei cliché post boppistici. I «piedi di fango» sono un progetto del tastierista Federico Squassabia, qui in azione con Stefano Senni, contrabbasso, e Francesco Cusa, batterista attivo nelle più diverse avventure sonore. Riferimenti possibili per questo suono ipnotico e aperto a ogni interferenza elettronica povera: Sun Ra, Zawinul, i Radiohead di Kid A, echi dei Soft Machine che furono, di Medeski, del Bill Laswell alle prese con i remix di Davis. Molta carne al fuoco, insomma: ma la regia è accorta, e gli esiti mai stucchevoli. 

Guido Festinese – Alias

 

 

×
12 LUG 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Nursery four


Improvised Music For Imaginary Films

2008-07-11

The Nursery Four are actually a piano trio featuring Mauro Schiavone on piano, Marko Bonarius on double bass and Francesco Cusa on drums. Although I hadn't heard of any of the members of this trio before getting the ten discs on this label, the rhythm team are also in Paolo Sorge & the Jazz Waiters and the drummer, Cusa, has two discs out as a leader also on  this same II label. "That's All Falks!" sounds like crazy cartoon music which is apt since the title is taken from the ending of an old cartoon. Crazed and quoting a variety of classical and pop themes, this is a hilarious piece played at a furious pace. "La Casa di Rosa Maria" is an especially well-recorded piece, spacious one moment and then featuring some intense piano pounding in the next part. Quite adventurous and evolving in an unexpected way. The title of this disc does seem to be most appropriate since each piece sounds like it comes from a different soundtrack, evoking a series of scenes. Although all three members of the trio composed these pieces together, they often use familiar melodies or progressions to give something to hold on to. There are moments when I am reminded of Anthony Coleman's Sephardic Trio and times when I recall some of Carla Bley's more quirky melodies. Drum wiz, Francesco Cusa, always keeps things off balance by often playing in less than conventional ways, like just using his cymbals or playing on the sides (or rims) of his drums at times. This trio seem to constantly surprise each other by switching directions midstream and remaining tight no matter where they end up. More fun than barrel of Stanley Crouch reviews.

Bruce Lee Gallanter – DowntownMusicGallery

web. www.downtownmusicgallery.com/Main/news/Newsletter-2008-07-11.html

 

 

×
11 LUG 2008

Progetto: Nursery four
Improvised Music For Imaginary Films The Nursery Four are actually a piano trio featuring Mauro Schiavone on piano, Marko Bonarius on double bass and Francesco Cusa on drums. Although I hadn't heard of any of the members of this trio before getting the ten dis...


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-07-01

I hadn't heard of the keyboard player before this disc but the bassist can be heard with Zeno De Rossi on two discs from the El Gallo Rojo label. Their ubiquitous drummer, Francesco Cusa, is on most of the releases on the great II label, as well as leading his own band "Skrunch". The opening track, "Anarconirico" features some fine, simmering electric piano with wah-wah and eerie distortion.

Very 70's sounding and somewhat Soft Machine-like, especially the drums. Mr. Squassabia" appears to have a bunch of vintage analog keyboards which he uses quite well, offering layering a few different keyboards like an electric piano and organ and adding those old devices like fuzz, wah and other selective goodies. What I dig about this disc is that it is alot of fun and doesn't take itself too seriously. All of the songs are well-crafted yet they are never very far out. This is like a long-lost treasure from the early fusion/jazz/rock era without any of the usual high speed or funky cliches.

Bruce Lee Gallanter – Downtown Music Gallery

web. http://www.downtownmusicgallery.com/Main/news/Newsletter-2011-03-18.html

 

 

×
01 LUG 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Riccardo Pittau


V IV MMV Death Jazz

2008-07-01

Oltre un’ora di musica spontanea servita dalla Congregation del trombettista Riccardo Pittau, ossia cinque dei più versati improvvisatori che la scena europea conosca. Apre un trittico policromo, Gebbia al contralto scala inusitati armonici in Agonias, Pittau cavalca le armonie modali segnate dai compagni in Nieuport 11 e la chitarra di Angeli stende un manto di arpeggi in Attittidu. L’album muove dalla forte intesa di questi esperti d’estemporaneità, con propulsioni ritmiche innescate da Cusa e Vasi, sopra cui i solisti incrociano le voci strumentali: così Bosambo, …Prima di Venire all’Inferno, Attenzione alle Eliche! Sugli echi blues della chitarra, attinge a vari generi popolari B Folk, ripresa a fine cd. Su un funky obliquo si basa Joie de Vivre, che all’ingresso della chitarra assume notazioni quasi psichedeliche, a cui replica Pittau alla tromba: un suono di purezza cliffordbrowniana e d’impressione doncherryiana, riflessivo ma lontano dall’aura gelida dei colleghi nordici. Conciso il contrappunto fra tromba e sax in Merry e Pipino, una piccola perla. Le potenzialità della chitarra preparata si esplicano pienamente nella mini-suite Nibembo-Autumn in Siberia-Bad Trip, presenti anche tromba e sax: dopo l’avvio percussivo, Angeli infila nell’ultimo passo archettati fendenti, cui la tromba applica toni spanish. Composizioni che suggeriscono come le cose belle non richiedano troppe parole — o note —, restando incisive anche se di breve durata: le pillole proposte non rappresentano assaggi, ma l’essenza stessa dell’immediata musica del combo, che forse più lungamente articolata finirebbe per perdere fascino. Invece, si offre un ritratto, uno sguardo, un piano stretto o un rapido frame d’insieme e l’ascoltatore viene calato all’interno di paesaggi dai dettagli ogni volta diversi, colori nascosti, suoni noti eppure sorprendenti: la pindarica Arcano XIII, l’ironica The Man in Lollove, la pacata Vlad’s Mood, gli svisi balcanici di Circonciso, l’inquietante Erigendo Forche costruita sui “rumori bianchi” di Gebbia, molto ispirato anche in Oggetto Gianni, le filamentose linee evocative del theremin in Sinonimi di Simonini, l’acuta tromba in Zio toM, l’ossimoro fra la placida M’Djaye e la caotica Deep Hate dal ritmo battente. Death Jazz è un monito: se il jazz continuerà a perpetuare il simulacro di sé stesso, mortificando l’idea d’innovazione e commistione musicale e culturale da cui era partito, non avrà ancora molto da dire. Questi musicisti, sfidando sé stessi prima che le menti ingessate di jazzofili radicali, cercano di rianimarlo, non certo nei suoi manierismi quanto nella sostanza di quell’idea. Non importa capire, ma che almeno si ascolti, per potere — forse — sentire.

Antonio Terzo – JazzColours (Anno I, numero 6)

 

×
01 LUG 2008

Progetto: Riccardo Pittau
V IV MMV Death Jazz Oltre un’ora di musica spontanea servita dalla Congregation del trombettista Riccardo Pittau, ossia cinque dei più versati improvvisatori che la scena europea conosca. Apre un trittico policromo, Gebbia al contralto scal...


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-06-01

E poi dice che la Rai fa pena! Beh, certo, bisogna starci bene attenti,ma può ancora capitare di ascoltare programmi pubblici carichi di senso, specie se in radio. Ah, la radio! E già, esiste ancora sa, signore, la RadioRai. In particolare RadioRai3…santa RadioRai3! E lì, che una sera in macchina, ho ascoltato per la prima volta il disco dei Feet Of Mud. Ho inchiodato per segnare sul taccuino il nome. Ne valeva la pena rischiare un tamponamento. Uscito dalla scuderia dei tipacci della Improvvisatore Involontario, l'album è uno scatenato flusso continuo di suoni e riff acidi, grassi, fangosi. Elettrici, certo. Il jazz-rock la fa da padrone, perché Federico Squassabia, leader del trio e compositore dei brani, è cresciuto tra Pink Floyd e Radiohead e perché accostatosi al jazz si è subito innamorato (non a caso visto il background) di Miles Davis. Il trio è riuscito a condensare senza forzature le due matrici in uno stile proprio, che pur riprendendo gli stilemi anni '70 (riff modali, sound psichedelico, groove perpetuo) non dà mail'insopportabile senso di già sentito. L'equilibrio della tracklist, inoltre, permette di vivere pienamente il disco, passando per le sue fasi alterne. Ritmi convulsi, timbri cupi ed un prezioso lavoro di fino alle tastiere in Anarconirico, attraverso un crescendo agogico e dinamico, quasi un meticciato tra la Mahavishnu Orchestra dei primi '70 e il Davis elettrico di "Bitches Brew", in cui le diverse sezioni confluiscono una nell'altra senza soluzione di continuità, disegnando un'unica curva sonora; sound grasso di organo e contrabbasso nel soul jazz, un po' scontanto, di No Loser; carattere evocativo ed impressionistico in Funeral And Wedding March, impreziosito dal poetico solo centrale di Senni. Appena il tempo di riprendersi e Blue Mosquitoes On The Dance Floor rialza i toni con un organo frenetico e un ritmo di batteria scandito sui cerchi. David's Eye è tra i momenti più significativi: mood torbido ed inquieto, provocato dal riff diminuito che attraversa tutto il brano, contrabbasso distorto, disegni ritmici irregolari, con Cusa che sposta spesso il rullante dalla sua sede 'naturale'. I suoni 'liquidi' delle tastiere, la voce nasale e filtrata del basso e, ancora, la percussione dei cerchi da parte di Cusa dimostrano l'attenta ricerca timbrica del terzetto in Squarcio, mentre in Dormi Dormi, ipnotica ed onirica appunto, ritorna la liricità di Senni. Ancora in contrasto netto nasce la salsa elettrica di Feet Of Mud e 4-Mind-D, composta dal trio al completo, chiude le composizioni, con acidità timbrica e una lunga improvvisazione atonale, prima della 'alterate' take di David's Eye, decisamente più sobria della prima versione. Il groove minaccioso è la cifra più evidente del lavoro dei Feet Of Mud, la psichedelia, il fraseggio soul jazz di Squassabia, la liricità di Senni, i ritmi eccitati di Cusa, le semplici ma efficaci progressioni armoniche, un'immagine sonora complessiva organica e compatta e le forme chiuse ma scorrevoli fanno il resto. Insomma, musica da cuore e stomaco.

 

Marco Leopizzi – Musicaround

 

 

×
01 GIU 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-05-01

E' il tastierista ed effettista Federico Squassabia l'albero motore di “Feet of Mud”, un progetto in trio che per assetto e sound richiama subito alla mente istituzioni come Medeski, Martin and Wood. L'opener Anarconirico stabilisce il mood generale del disco, posto come sotto sedativo, fluttuante tra acide colonne fusion-prog e circoscritte citazioni electric-jazz-rock di stampo Seventies, un universo dove entrano in punta di piedi , originalmente rielaborati, anche scenari avveniristici sotto forma-canzone (David's Eye, proposta in due magnifiche versioni). Evitando gratuiti tecnicismi, Squassabia opta per una strategia in cui le tastiere (spesso timbricamente vicine al suono dell'Hammond) fungono da sostegno melodico per le invenzioni ritmiche in libero divenire di Francesco Cusa, mentre il contrabbasso dell'ottimo Stefano Senni, spesso agente sottocoperta, marca splendidamente il tempo in No Loser, Squarcio e nelle latineggianti spirali di Blue Mosquitoes on the Dance Floor. Riassumendo in tre parole: originale, gradevole e ispirato (7)

 

Olindo Fortino – Blow Up

 

 

×
01 MAG 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-05-01

"Ho voluto fortemente creare un "piano trio atipico" in cui il suono della tastiera, l’effettistica e le composizioni stesse riuscissero a far respirare la musica verso direzioni in grado di sintetizzare groove energico e atmosfere psichedeliche, libera improvvisazione e forme "canzone". Mi sono cosi involontariamente ritrovato tra Pink Floyd e Radiohead; tra Zawinul, Bley, Hancock dei progetti elettrici e Uri Caine, Saft e il Melhdau di Largo; tra i deliri psicho-soul-funk di "Martin Medeski and Wood" e Dave Douglas e Bill Frisell."Cosi il tastierista Federico Squassabia spiega questo album di debutto del suo trio, completato dal contrabbassista Stefano Senni(eccellente strumentista che spazia dal mainstream di Steve Grossmann, all'avant-jazz di Hank Bennink e Zeno De Rossi) e dal batterista Francesco Cusa (“avanguardista doc con Tim Berne, Michel Godard, Cristina Zavalloni), in cui l'elettronica gioca un ruolo determinante in un continuo incrociarsi di traiettorie impossibili.

Le improvvisazioni si combinano a una scrittura inquieta e vorticosa, le progressioni sbattono contro immobilità da incubo, le affermazioni decise si spengono contro baratri di possibilità, le spezzettature ritmiche frullano blocchi armonici  ogni momento in fase di ridefinizione. Si respira energia pura in questa marea di collisioni elettroniche e di voli ipnotici, in questo percorso da surfer sull'altalena delle onde armonico-ritmiche, in questo ventaglio di impennate, frustate, di groove, di frammenti e quant'altro....Per un mix informale di indie rock, jazz d'avanguardia e dance metafisica. 

Jazz Magazine

 

 

×
01 MAG 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-05-01

Se non avete ancora avuto modo di farlo, procuratevi tutte le pubblicazioni di Improvvisatore Involontario. Siamo quasi al decimo disco in catalogo per la label: una missione, il jazz contaminato; un protagonista, il poliedrico Francesco Cusa, in stato di grazia in quanto a idee e collaborazioni con uno stuolo di interessantissimi musicisti dell'underground nostrano. Questa è la volta delle tastiere di Federico Squassabia e del basso di Stefano Senni, e di un disco-questa omonima opera prima-che senza azzardo alcuno , è da considerare “pura” psichedelia. L'elettronica fa la sua parte tra ombre e immagini molto suggestive; la ritmica complessa, non è solo pelle, battito, tempo: è suono, musica, è melodia. Jazz intrigante, da scoprire. (8/10)

 

Giancarlo Currò – Rockerilla

 

 

×
01 MAG 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Switters


Current Trends In The Contemporary Italian Music Disaster

2008-04-09

Ci vogliono coraggio e una certa dose di incoscienza per proporre in un paesino della bassa bergamasca un concerto degli Switters, gruppo storico di Improvvisatore Involontario, realtà tra le più iconoclasticamente vivaci del bel paese. Perché quella di Switters non è musica da esportazione, da referendum o da mega festival omogeneizzato, ma picchia dura, con diretti e montanti allo stomaco, stordisce con una veemenza rara e costringe l’ascoltatore a prendere posizione senza se e senza ma.

Onore al merito quindi all’Associazione Culturale Tanaliberitutti e al responsabile delle scelte artistiche, il nostro Luca Canini, per l’ideazione di “JAZZ etc.“, mini rassegna in tre appuntamenti che getta uno sguardo su alcune delle realtà più innovative e più lontane dall’ufficialità dell’omologato jazz italiano.

Sabato 6 settembre a Manerbio toccherà in prima mondiale al duo di chitarre italo-francese Simone Massaron/Franck Vigroux, mentre sabato 13 settembre a Borgo San Giacomo sarà la volta di Rollerball gruppo proveniente da un altro collettivo effervescente, vitale e controcorrente come El Gallo Rojo.

Ritornando al concerto svoltosi nella suggestiva cornice di Palazzo Barbò a Torre Pallavicina, gli Switters hanno presentato composizioni tratte dal loro ultimo CD “Current Trends in the Contemporay Italian Music Disaster“ (un titolo, un programma), brani che nella versione live hanno ulteriormente allargato i propri orizzonti di visionarietà.

Non vi è nulla di definito e scontato nella musica degli Switters, perché quando Francesco Cusa fa partire un ritmo funky, ecco che il basso sporco di Vincenzo Vasi e il contralto abrasivo di Gianni Gebbia ne stravolgono i connotati. Quando sembra prendere il sopravvento una qualche idea di swing ecco che i testi di Cusa e la voce sulfurea di Vasi cucinano sogni che si trasformano in incubi, mentre citazioni di Ornette Coleman ricordano che libertà di pensiero e improvvisazione sono le coordinate entro le quali il trio riversa una inesauribile vena creativa.

In un concerto succulento dall’inizio alla fine sono perlomeno da segnalare i tre momenti solistici della serata. Vasi crea con il theremin suggestioni galattiche tra Sun Ra e Karlheinz Stockausen, poi, lentamente, le altre diavolerie elettroniche prendono il sopravvento in un crescendo rossiniano fra temporali simulati e inquietanti ronzii di valvole. Cusa lavora invece di spazzole, di leggerezza, di fruscii e di tintinni accennati. La tensione si alimenta attraverso impercettibili stridori di metallo e minime variazione metriche, il risultato finale è di una musicalità esagerata. Infine Gebbia con un sapiente uso di armonici, di riverberi, di vibrazioni d’ancia, e della respirazione circolare fornisce una chiara dimostrazione di come l’economia di note non precluda affatto a momenti di grande creatività.

Pirotecnico finale a sorpresa con l’ospite Emiliano Cinquerui scatenato in un rap tagliente come una lama, corrosivo come acido muriatico, che manda in orbita la propulsione sonora del trio.

Vincenzo Roggero – All About Jazz

 

×
09 APR 2008

Progetto: Switters
Current Trends In The Contemporary Italian Music Disaster Ci vogliono coraggio e una certa dose di incoscienza per proporre in un paesino della bassa bergamasca un concerto degli Switters, gruppo storico di Improvvisatore Involontario, realtà tra le più iconoclasticamente vivaci...


Leggi ancora..

Feet to mud


Feet Of Mud

2008-03-01

Che il nome di questo trio sia legato alla pellicola americana del 1924 dallo stesso titolo, non è dato saperlo. Ma poco importa, anche perché riferimenti veri e propri all’omonimo film non compaiono affatto. 
Questa volta, l’ennesimo cambio di pelle di Francesco Cusa targato Improvvisatore Involontario sa di psichedelia. Il trio, capeggiato dal tastierista Federico Squassabia, affonda le sue radici nella fusion e nel jazz elettrico post-davisiano, strizzando l’occhio, in alcuni casi, anche al funk anni ’70 (No Loser, Blue Mosquitoes, On The Dance Floor), ma concedendosi volentieri anche esplorazioni ipnotiche (David’s Eye) 
Di Cusa si è già detto tutto e il contrario di tutto. Il camaleontico batterista impiantato a Bologna e mentore dell’etichetta in questione (sempre più guida e punto di riferimento del nuovo jazz italiano) con il suo stile plastico, che va ben oltre lo swing, riesce a creare le combinazioni musicali più improbabili, sempre con una grande ironia di fondo. A completare il tridente, il contrabbassista Stefano Senni, in apparenza il più anonimo dei tre, ma non nella sostanza (basti ascoltare l’introduzione, tutta sua, dell’onirica Dormi Dormi).

Ma sono, in ogni caso, sempre le tastiere a condurre i giochi, liberandosi in assolo dal sapore inconfondibilmente jazzistico a tappeti di suoni elettronici che si cospargono a macchia d’olio sulla sezione ritmica. Un album, questo primo lavoro di Feet Of Mood, di cui Squassabia può ben andare fiero (in quanto vero protagonista) e un altro mattoncino, il nono, nella costruzione della nuova casa dell’improvvisazione italiana che, a dispetto del nome, Cusa e compagni stanno erigendo assai “volontariamente”.

(7.0/10

Daniele Follero – Sentireascoltare

web. http://www.sentireascoltare.com/recensione/1363/feet-of-mud-self-titled.html

 

 

 

×
01 MAR 2008

Progetto: Feet to mud
Feet Of Mud


Leggi ancora..

Jim Pugliese phase III


Live @ Issue Project Room NYC

2008-03-01

Registrato nel settembre 2005, questo album ritrae il potente impatto prodotto dal vivo da una delle formazioni più interessanti della scena newyorkese. Al tempo stesso, documenta la personalità multiforme di Pugliese, batterista, cultore delle percussioni nelle loro varie sfaccettature accademiche, etniche e jazzistiche, nonché compositore raffinato qui sovente impegnato nella conduzione. Lo testimonia la sua composita attività, che spazia dalla partecipazione a “Hydrogen Jukebox” di Philip Glass al forte legame con John Zorn e l’etichetta Tzadik; dal contributo fornito ad altri esponenti dell’avanguardia newyokese come Marc Ribot (qui in veste di ospite), Elliott Sharp ed Anthony Coleman alla ricerca svolta a fianco dell’ensemble ghanese Kusun di Nii Tettey Tetteh. Di quest’ultima formazione Phase III riprende “Kundo” con le sue linee responsoriali e strutture poliritmiche innestate su un tessuto elettrico di impronta nettamente urbana. Caratteristiche analoghe, marcate però da una gioiosa vitalità, si ritrovano in “Calhaitian”, mentre il tradizionale “Kariga Mombe” è un assolo di mbira (tipico piano a pollici africano) che – pur chiudendo degnamente il disco, in virtù della sua innegabile piacevolezza – rimane isolato rispetto all’economia complessiva del disco. I tratti predominanti dell’incisione sono riconducibili quindi alla complessità culturale compressa in una metropoli multietnica come New York ed alla reale trasversalità che molti musicisti locali riescono ad esprimere. “Trasversalità” è un termine – a volte anche abusato – che nel caso specifico si traduce in spiccata versatilità, alto grado di interazione ed elevata capacità di sintesi tra linguaggi diversi (ma certo non divisi da quegli steccati che qualcuno vorrebbe erigere). In quest’ottica pluralistica rimane prevalente il carattere urbano, denso di tensione e saturo di elettricità, espresso al meglio dall’azione corrosiva delle chitarre. Da un lato, Ribot a tratti aggiunge lancinanti inserti al vetriolo col consueto stile irriverente, al limite del blasfemo. Dall’ altro, il titolare Marco Cappelli (napoletano Doc) dimostra di aver ben respirato ed assimilato le intuizioni più avanzate emerse nel circuito musicale della Grande Mela. Ne è ulteriore prova la sua attività solistica, specie il suo Extreme Guitar Project, con cui offre originali ed illuminate versioni per sola chitarra di composizioni dei succitati Zorn, Sharp e Ribot, nonché di Nick Didkovsky, David Shea, Ikue Mori ed Annie Gosfield. Dal canto suo, l’alto di Michael Attias condensa varie influenze: le frasi segmentate e sanguigne di Maceo Parker (vedi l’iniziale “Phased and Confused”, tra James Brown e Parliament Funkadelic), un senso del blues che affonda le radici nell’approccio di Julius Hemphill ed Arthur Blythe, un’urgenza espressiva ricollegabile al più cerebrale Tim Berne. La ritmica è sostanziata dall’implacabile Kato Hideki e da Christine Bard, già compagna di Pugliese – come sassofonista – nel gruppo Shrek di Ribot.

Enzo Boddi – Jazz Colours

 

 

×
01 MAR 2008

Progetto: Jim Pugliese phase III
Live @ Issue Project Room NYC Registrato nel settembre 2005, questo album ritrae il potente impatto prodotto dal vivo da una delle formazioni più interessanti della scena newyorkese. Al tempo stesso, documenta la personalità multiforme di Pugliese, ba...


Leggi ancora..

Switters


The Anabaptist Loop

2008-02-04

Suoni asimmetrici per una realtà asimmetrica

Ecco miei cari signori campeggiare in procinto di inizio recensione lo slogan scritto dal trio Switters, ossia buona fetta del raffinato jet-set improv-jazz peninsulare, composto da Gianni Gebbia al sax e flauto, Francesco Cusa (da poco artefice anche di un’uscita propria, sempre su Improvvisatore Involontario, “Psicopatologia del Serial Killer”) alla batteria e Vincenzo Vasi al basso elettrico, theremin e voce.

Anche questa uscita è interamente prodotta dalla I.I. ed anche questa volta il materiale che si schiude alle nostre orecchie cela una connessione con schemi alquanto complessi. Innanzitutto, andiamo a scoprire che il nome scelto dai tre, Switters, per presentare la loro musica è preso in prestito dal protagonista principale di un romanzo scritto da Tom Robbins, “Fierce Invalids From Hot Climates” (Feroci Invalidi di ritorno da un paese caldo). Ma anche che i titoli scelti per ornare le 17 tracce del cd sono frutto dell’ispirazione rilasciata dalla lettura di altrettanti romanzi che, oltre al già citato manoscritto di Robbins più altri, adocchia piazzarsi tra i libri preferiti dei musicisti due (grandi) romanzi firmati da Wu Ming e Luther Blisset,“Q”e”54”: due spaccati di letteratura che esaminavano con gran maestria episodi accaduti, rispettivamente nel 500 (il primo) e durante tutti gli anni ’50, confacenti al XX° secolo (il secondo).

Da ciò ne deriva, esaminando e sezionando con precisione gli anni in corso dei relativi periodi storiografici, un tipo di rapporto ‘matematico’, dibattuto con maggior chiarezza e approfondimento da Wu Ming 1 che ne firma le note interne al cd.

1/3 di 20 sta a 500 come 50 sta a 20… 6,66:500 = 50 : 20… sproporzioni asimmetriche che fanno in un lampo (ri)salire alla memoria titoli formulati da alcuni padri fondatori della grande AACM: Anthony Braxton e Muhal Richard Abrams…

Sopraggiunti a queste due nomine non rimane che sospingerci ed entrare più specificamente dentro il suono di “The Anabaptist Loop”, dicendo subito che le trame improvvisate dai tre ricamano una simbiosi perfetta tra sonorità jazz, calde e pastose (il rilassante spaccato cocktail-swing ricavato da Cary Grant che sembra rivivere alcune delicatezze alla Bill Evans) e ritmi che costeggiano un sound più metropolitano (e quindi ‘inquinato’ da elementi ‘avant’, quali il fraseggio free di Switters o nel portamento fiacco e spompato dei fiati di Domino).

Improvvisazioni minuziosamente inclinate e aspre (serov), ritmiche elastiche à la Sunny Murray puntellano i ‘destrutturanti’ giochi gutturali emessi dalla voce di Vasi che riecheggiano all’esterno la tecnica polverizzata di un grande Phil Milton (ne sono esempio di ciò l’esame di Confession I e l’aria sbarazzina di Bar Aurora), echi di ‘Trane e Sam Rivers (Mustang Sally Blues), bordate para-funky e originali visioni moderne sulla stregua di Miles (New Midddle Age Walkin’).

Proseguendo avanti il ritmo prende una piega velatamente etnica che traspare dalle morbide percussioni tribaleggianti di Carafa per ridarsi subito dopo ad istanze radicali, come nel breve spaccato (cautamente violento) intitolato Santa Inquisizione e nell’andata minimale posta nella title track. Disincantata è l’aria vissuta in Salvatore Pagano, la quale vede i due sax di Gebbia improvvisare in modo disincantato alla misura del raffinato sax di Cristoph Gallio. Non mancano riferimenti alla situazione politica, economica e sociale che riflette nella lettura di titoli come Ballata delle Multinazionali e Theory Of Conspiracy. Da qualsiasi angolatura lo si osservi “The Anabaptist Loop” non può che apparire come un prodotto intelligente ed innovativo, un disco in cui l’avant jazz italiano compie una gran bella figura e senza molte fatiche sorpassa per classe ed eleganza una buona fetta di circuito improv d’oltreoceano.

Sergio Eletto – Sand-zine

web. http://sands-zine.com/recensioni.php?IDrec=499

 

 

×
04 FEB 2008

Progetto: Switters
The Anabaptist Loop Suoni asimmetrici per una realtà asimmetrica Ecco miei cari signori campeggiare in procinto di inizio recensione lo slogan scritto dal trio Swi...


Leggi ancora..

Nursery four


Improvised Music For Imaginary Films

2007-03-17

Vi siete mai chiesti come si faccia a decidere cosa suonare quando si arriva in sala di incisione, ciascun musicista ha preso il proprio posto, davanti al proprio strumento, indossando la propria cuffia?

"Cartoni animati!" è la frase che il pianista palermitano Mauro Schiavone ha pronunciato in questa circostanza. E ne è scaturito un cd incredibilmente fresco, divertente e, soprattutto, intriso di jazz e pura improvvisazione, suonato quasi tutto d'un fiato. I tre protagonisti – con Schiavone sono Francesco Cusa alla batteria, percussioni e rumoristiche varie e Marko Bonarius, contrabbassista cui si ascrive la titolarità del progetto – costituiscono un trio stabile, Nursery Four (anche se sono in tre: che c'entrino i "Doctor 3"?) che in concerto si esibisce senza scaletta, decidendo di volta in volta, a seconda degli input-output-feedback di ciascuno, come procedere e cosa suonare. L'unica idea di base, come recita il titolo dell'album, Improvised music for imaginary films, quella di creare musiche come colonne sonore di inventate pellicole cinematografiche. È infatti così che il trio ha voluto mantenere la stessa "formula" pure per registrare il primo cd a proprio nome.

Da quello spunto parte il primo brano, That's all folks!, che nelle onde create dalle mani di Schiavone fa prendere vita ai personaggi di Hanna e Barbera, targati Warner Bros. L'atmosfera cambia radicalmente con La casa di Rosa Maria, il riscontro potrebbe essere il noto "Rosemary's baby - Nastro rosso a New York" di Roman Polanski, si fa convulsa, spezzata, ossessiva, da horror appunto. Decisamente da nouvelle vague l'ambientazione per Le Rohmer du Chabrol, dove il film immaginario riguarda – invenzione nell'invenzione, quindi meta-invenzione – due registi cinematografici, evocati dal ritmo in tre e dal languido contrabbasso di Bonarius, suonato con l'archetto (scuola classica olandese!): il risultato è sorprendente, e non si direbbe manchi una partitura scritta.

Altro contesto inquietante è quello de The Log Lady's Lover, che potrebbe riferirsi alla giovane donna che passeggia per il celebre serial "Twin Peaks", portando in giro con sé un tronco con cui spesso finisce per parlare. Quindi un tema che chiunque abbia mai preso lezioni di pianoforte conosce, il più semplice dalla "Scatola Armoniosa" del maestro palermitano Antonio Trombone, I soldatini passano, ovviamente in chiave jazz: con la loro interpretazione – rulli di marcia, esplosioni e incalzanti avanzate nei rumori di Cusa, cascate di note ed accordi dal piano, pedali e contrappunti nel contrabbasso – i tre jazzisti tratteggiano la crudezza, l'angoscia e le esplosioni della guerra, tutti all'erta nel seguire gli umori che segnano i vari paesaggi sonori. Per Spike strikes black la citazione è senza dubbio per Spike Lee ed il suo genere "black power", richiamato nel titolo dal gioco di parole fra "back" e "black": viene ricreato il suono funky anni '70 spavaldo, crudo e talvolta cruento delle streets dei film di Lee, portato sul disegno del basso sopra cui Schiavone pesta, assecondato dalle invenzioni ritmiche di Cusa.

Alla vulcanica mente di quest'ultimo si deve il titolo Evita de romperte el Perón, con chiaro richiamo all'eroina argentina Evita Perón, come testimoniano le cadenze tanguere, che a ballarle sulle inerpicate variazioni del piano e le trovate percussive del catanese, si rischierebbe davvero la rottura di rotule e peroni! Infine Schönberg's holiday, perché forse molte cose in musica non sarebbero le stesse senza il serioso compositore austriaco... e magari anche il presente trio non sarebbe stato così "irrispettosamente" fuori dalle righe e fantasioso.

Emerge da questo cd d'esordio – che ci auguriamo abbia un seguito – non soltanto l'elevato livello tecnico dei musicisti, ma pure la loro profonda intesa: sembra vederli darsi un'occhiata, farsi un cenno, battere una figurazione, suonare una nota o un accordo per trovarsi immediatamente in sintonia sul cosa fare. Altrettanto singolare è che le varie composizioni siano state battezzate dopo l'ascolto delle takes, sulle sensazioni che ciascuna suscitava. Da notare, infine, anche le foto del booklet, recuperate dall'archivio di casa Cusa: si può riscontrare una forte attinenza con i diversi titoli – come in copertina, che nel contrasto fra il bambino ed il bambolotto sopra l'armadio individua il secondo brano –, senza che tuttavia nessuna sia stata appositamente scattata per l'occasione, così come i disegni, opere dell'artista Suisse Marocain, al secolo David Hardy.

Nursery Four contro o in omaggio a Doctor 3, colonne sonore che vengono prima dei film a cui si riferirebbero se…esistessero, e, a rappresentare i vari temi, immagini che già c'erano prima ancora del disco stesso. Delirante? La musica lo è altrettanto, ma è anche tutta da ascoltare.

 

Antonio Terzo – Jazzitalia

web. http://www.jazzitalia.net/recensioni/improvisedmusicforimaginaryfilms.asp

 

 

×
17 MAR 2007

Progetto: Nursery four
Improvised Music For Imaginary Films Vi siete mai chiesti come si faccia a decidere cosa suonare quando si arriva in sala di incisione, ciascun musicista ha preso il proprio posto, davanti al proprio strumento, indossando la propria cuffia?...


Leggi ancora..

Nursery four


Improvised Music For Imaginary Films

2006-10-06

Nursery Four: la festa delle emozioni

Il CD "Nursery Four" è un'esplosivo contenitore di colorate emozioni.Per me la più gradevole ed accattivante uscita discografica di tutta la produzione "Improvvisatore Involontario". Schiavone si manifesta con l'ampiezza e l'intuizione di un grande performer, capace di briosi "voli liberi" ma mai  di esibizioni virtuosistiche fini a se stesse. Ogni passaggio, ogni nota è sorretta da un impianto compositivo maturo e consapevole, avvolto da notevole sensibilità.E' un progetto decisamente contemporaneo, ma senza ricalcare i ripetuti e per me ormai obsoleti canoni del "Free" degli anni  '60/'70. E' presente un grande, quanto piacevole ed interessante riferimento alla grande cultura classica, ma è anche viva la freschezza improvvisativa, sempre imbevuta di grande, godibilissima eleganza e vivacità espressiva. L'imprevedibilità che si "sposa" con la solida coscienza della Storia della Musica, in un'atmosfera di positività inebriante. Forse la migliore espressione pianistica che ho ascoltato in questi ultimi mesi, supportata da una intuitiva e professionale sezione ritmica che sostiene la briosa e solida struttura compositiva. Un gran disco, che se i critici "che contano" sapranno giustamente valutare, potrebbe offrire un gran bel posto di prestigio tra i primissimi posti del "TOP JAZZ".

Voto: 5 stelle

Bruno Pollacci – AnimaJazz

web. http://www.animajazz.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=48

 

 

×
06 OTT 2006

Progetto: Nursery four
Improvised Music For Imaginary Films Nursery Four: la festa delle emozioni Il CD "Nursery Four" è un'esplosivo contenitore di colorate emozioni.Per me la più gradevole ed accattivante uscita discografica di tutta la p...


Leggi ancora..

Switters


The Anabaptist Loop

2006-07-12

Animajazz n° 185: "3° Compleanno" con jazz italiano di qualità”

[…]

Eccoci poi all'interessante Jazz d'avanguardia del progetto SWITTERS ( Gianni Gebbia, sax; Vincenzo Vasi, basso; Francesco Cusa, batteria), che ci farà ascoltare "Mustang Sally Blues" (Gebbia/Cusa/Vasi), tratto dal CD "The Anabaptist Loop" (nella foto in basso a sinistra), pubblicato da "Improvvisatore Involontario".

Bruno Pollacci – AnimaJazz n° 185

web. http://www.animajazz.it/modules.php?name=News&file=article&sid=357

 

 

×
12 LUG 2006

Progetto: Switters
The Anabaptist Loop Animajazz n° 185: "3° Compleanno" con jazz italiano di qualità” […]


Leggi ancora..

Switters


The Anabaptist Loop

2005-11-19

Suoni asimmetrici per una realtà asimmetrica

Ecco miei cari signori campeggiare in procinto di inizio recensione lo slogan scritto dal trio Switters, ossia buona fetta del raffinato jet-set improv-jazz peninsulare, composto da Gianni Gebbia al sax e flauto, Francesco Cusa (da poco artefice anche di un’uscita propria, sempre su Improvvisatore Involontario, “Psicopatologia del Serial Killer”) alla batteria e Vincenzo Vasi al basso elettrico, theremin e voce.

Anche questa uscita è interamente prodotta dalla I.I. ed anche questa volta il materiale che si schiude alle nostre orecchie cela una connessione con schemi alquanto complessi. Innanzitutto, andiamo a scoprire che il nome scelto dai tre, Switters, per presentare la loro musica è preso in prestito dal protagonista principale di un romanzo scritto da Tom Robbins, “Fierce Invalids From Hot Climates” (Feroci Invalidi di ritorno da un paese caldo). Ma anche che i titoli scelti per ornare le 17 tracce del cd sono frutto dell’ispirazione rilasciata dalla lettura di altrettanti romanzi che, oltre al già citato manoscritto di Robbins più altri, adocchia piazzarsi tra i libri preferiti dei musicisti due (grandi) romanzi firmati da Wu Ming e Luther Blisset,“Q”e”54”: due spaccati di letteratura che esaminavano con gran maestria episodi accaduti, rispettivamente nel 500 (il primo) e durante tutti gli anni ’50, confacenti al XX° secolo (il secondo).

Da ciò ne deriva, esaminando e sezionando con precisione gli anni in corso dei relativi periodi storiografici, un tipo di rapporto ‘matematico’, dibattuto con maggior chiarezza e approfondimento da Wu Ming 1 che ne firma le note interne al cd.

1/3 di 20 sta a 500 come 50 sta a 20… 6,66:500 = 50 : 20… sproporzioni asimmetriche che fanno in un lampo (ri)salire alla memoria titoli formulati da alcuni padri fondatori della grande AACM: Anthony Braxton e Muhal Richard Abrams…

Sopraggiunti a queste due nomine non rimane che sospingerci ed entrare più specificamente dentro il suono di “The Anabaptist Loop”, dicendo subito che le trame improvvisate dai tre ricamano una simbiosi perfetta tra sonorità jazz, calde e pastose (il rilassante spaccato cocktail-swing ricavato da Cary Grant che sembra rivivere alcune delicatezze alla Bill Evans) e ritmi che costeggiano un sound più metropolitano (e quindi ‘inquinato’ da elementi ‘avant’, quali il fraseggio free di Switters o nel portamento fiacco e spompato dei fiati di Domino).

Improvvisazioni minuziosamente inclinate e aspre (serov), ritmiche elastiche à la Sunny Murray puntellano i ‘destrutturanti’ giochi gutturali emessi dalla voce di Vasi che riecheggiano all’esterno la tecnica polverizzata di un grande Phil Milton (ne sono esempio di ciò l’esame di Confession I e l’aria sbarazzina di Bar Aurora), echi di ‘Trane e Sam Rivers (Mustang Sally Blues), bordate para-funky e originali visioni moderne sulla stregua di Miles (New Midddle Age Walkin’).

Proseguendo avanti il ritmo prende una piega velatamente etnica che traspare dalle morbide percussioni tribaleggianti di Carafa per ridarsi subito dopo ad istanze radicali, come nel breve spaccato (cautamente violento) intitolato Santa Inquisizione e nell’andata minimale posta nella title track. Disincantata è l’aria vissuta in Salvatore Pagano, la quale vede i due sax di Gebbia improvvisare in modo disincantato alla misura del raffinato sax di Cristoph Gallio. Non mancano riferimenti alla situazione politica, economica e sociale che riflette nella lettura di titoli come Ballata delle Multinazionali e Theory Of Conspiracy. Da qualsiasi angolatura lo si osservi “The Anabaptist Loop” non può che apparire come un prodotto intelligente ed innovativo, un disco in cui l’avant jazz italiano compie una gran bella figura e senza molte fatiche sorpassa per classe ed eleganza una buona fetta di circuito improv d’oltreoceano.

Voto: 4 stelle

Sergio Eletto – Kathodik

web. http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=1982

 

 

×
19 NOV 2005

Progetto: Switters
The Anabaptist Loop Suoni asimmetrici per una realtà asimmetrica Ecco miei cari signori campeggiare in procinto di inizio recensione lo slogan scritto dal trio Swi...


Leggi ancora..

Switters


The Anabaptist Loop

2005-01-01

Ritenete di essere soddisfatti del vostro ultimo cd?

Non si è mai soddisfatti appieno di una seduta di registrazione, nel senso che spesso i tempi sono ristretti e bisogna far tutto di fretta per non gravare sui costi. Detto ciò, direi comunque di sì, nel senso che il rapporto tra le musiche e il progetto di fondo (concept script, relazioni tra elementi musicali ed extramusicali ecc.) mi sembra ottimale. 

Da cosa avete tratto ispirazione per il vostro nuovo album?

Come da copertina dagli scritti di Salinger, Frank Zappa, nonché dagli horror di serie Z, dai sequel televisivi tipo Twin Peaks per ciò che concerne Skrunch, mentre per quanto riguarda Switters dagli scritti di Tom Robbins e Wu Ming.

Volete consigliarci qualche altro artista o band che ritenete importante e che ci volete raccomandare?

Tutte quelle di Improvvisatore Involontario!!!eheh.. ( www.improvvisatoreinvolontario.com)

Quali sono i vostri progetti per il futuro della vostra musica?

Sicuramente creare delle subdole melodie ammorbanti, al fine di soggiogare i governi al nostro Verbo. Insomma lo scopo è certamente quello della conquista del pianeta.

C'è qualcosa del vostro nuovo disco che non vi soddisfa pienamente e che ritornando indietro avreste cambiato?

Si, lo risuoneremmo tutto al contrario, o, meglio, non lo faremmo mai più.


Claudio Tosatto – Radionotte

 

 

×
01 GEN 2005

Progetto: Switters
The Anabaptist Loop Ritenete di essere soddisfatti del vostro ultimo cd? Non si è mai soddisfatti appieno di una seduta di registrazione, nel senso che spesso i te...


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

0000-00-00

HEIMWEH - Ragh Potato (Improvvisatore Involontario 21; Italy) Alberto Popolla - clarinet & bass clarinet; Francesco Lo Cascio - vibraphone & percussion; Alessandro Salerno - baritone classical guitar & Mario Paliano - drums & percussion. The liner notes mention that this disc is part of the "Amazing Recordings" project which featured twelve different groups recording in June of 2009 in the same studio, resulting in ten hours of recorded music. Although I wasn't familiar with any of the members of this fine quartet, two of them did play here at DMG (Alberto & Alessandro) a couple of weeks ago on 3/6/11 during the fest for the II label.

This is mainly an acoustic quartet with clarinets, classical guitar, vibes and percussion. The magic of inspired improv bubbles at the center of this quartet. The combination of all four instruments is fully explored with sections that sound as if some directing or writing was involved. Each member of the quartet gets a chance to start off and/or lead the rest of the quartet through different combinations of players. There is a playful, organic vibe going on here while the members converse in an exciting dialogue, tossing off ideas and interacting quickly. Each piece builds to a logical conclusion and each piece is well-selected and focused. Great stuff once again.

 

Bruce Lee Gallanter – Downtown Music Gallery

web. http://www.downtownmusicgallery.com/Main/news/Newsletter-2011-03-18.html

 

×
00 AGO 0000

Progetto: Heimweh
Ragh Potato HEIMWEH - Ragh Potato (Improvvisatore Involontario 21; Italy) Alberto Popolla - clarinet & bass clarinet; Francesco Lo Cascio - vibraphone & percussion; Alessandro Salerno - baritone classical guitar & Mario Paliano - drums & percussion. The liner notes mention that this disc ...


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

0000-00-00

Improvvisatore Involontario da qualche tempo ha allargato i propri orizzonti di produzione. Non a caso è andata a parare in un altro collettivo che ormai da qualche anno si sta distinguendo per creatività e volontà: Franco Ferguson. Questo in particolare proviene dalle cosiddette Amazing Recordings, una seduta multipla di registrazione. Protagonista è il quartetto Heimweh (dall’omonimo film di Andrzej Tarkowski), la cui peculiarità è certamente nell'incastro timbrico: clarinetto nornale e basso, vibrafono, chitarra acustica baritona, batteria e percussioni. Il volume, i tempi veloci e soprattutto la densità risonante affollano tutto lo spazio sonoro? No, assolutamente. Al contrario lo spazio è una tela gigantesca da colorare qua e là; non si avverte affatto un’estensione caotica e disordinata, ma al contrario una dimensione nitida del getto sonoro. Un'interessante declinazione del gesto creativo.

p.s. Ma il Kobi Bràiant del primo pezzo è quel Kobi Bryant? E se così fosse, perché?

 

Federico Scoppio – Musica Jazz.it

web. http://www.musicajazz.it/reviews/584

 

×
00 AGO 0000

Progetto: Heimweh
Ragh Potato Improvvisatore Involontario da qualche tempo ha allargato i propri orizzonti di produzione. Non a caso è andata a parare in un altro collettivo che ormai da qualche anno si sta distinguendo per creatività e volontà: Franco Ferguson. Questo in particolare proviene dalle cosiddette Amazing R...


Leggi ancora..

Mansarda


 

0000-00-00

Benvenuti in Mandarda! Quante cose si possono trovare là sopra? Mettete su il disco e una voce di micetta annoiata vi informa che desidera spasmodicamente con modi alla Marylin un vestito rosso … ci è o ci prova? Sta giocando o sta prendendo in giro Amalia Grè? E perché appena tace sembra che nella Mansarda sia soppiato il finimondo? E’ la mansarda dei Naked City redivivi? Jazz Punk core? You know the score? Poi quiete? Il pulviscolo che si deposita? La stessa voce che si intreccia ai fiati su una chitarra liquida e ipnotica? Strani titoli: chi potrà mai ballare un “Vorticoso twist”? Chi abiterà in un “Interno Maceratese”? Chi ha mai visto il “Tony Blair witch project” e soprattutto si resta vivi dopo? Quali saranno mai state “Le ultime lettere di Alberto Fortis” e sapevano poi davvero di fragola? Henry è mai arrivato ad Hollywood?La chitarra di Giacomo Ancillotto che parte fa? Gioca con Chuck Berry e Peter Gunn?Un momento, ferma nella Mansarda di Improvvisatore Involontario c’è questo e altro. E d’altra parte chi vi aspettavate potesse arredare in questo modo una mansarda adatta al gatto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Creazioni estemporanee, improvvisazioni divergenti, canzoni abbozzate e frullate, groove altamente instabili, fiati acidi e chitarre pericolanti.Io un giretto in Mansarda quais quasi me lo faccio .. hai visto mai che ci trovo anche gli Aristogatti?Muy divertido!

Empedocle70 - Paperblog

http://it.paperblog.com/recensione-di-mansarda-improvvisatore-involontario-654008/



×
00 AGO 0000

Progetto: Mansarda
  Benvenuti in Mandarda! Quante cose si possono trovare là sopra? Mettete su il disco e una voce di micetta annoiata vi informa che desidera spasmodicamente con modi alla Marylin un vestito rosso … ci è o ci prova? Sta giocando o sta prendendo in giro Amalia Grè? E perché appena tace semb...


Leggi ancora..

Mansarda


 

0000-00-00

[…]

Motore dell’etichetta catanese, Cusa è alla batteria anche nell’esordio omonimo del quintetto Mansarda, raccolta di “canzoni improvvisate” frutto di due sedute in studio. Sanguigno jazz non ortodosso, i cui singulti free/hard bop sono mitigati dai mobili vocalizzi di Marta Raviglia, ora sbarazzini ora grotteschi, in un folle mix tra Zorn e Elio come esplicitano gli strampalati titoli.

[…]

 

Vittore Baroni - Rumore



×
00 AGO 0000

Progetto: Mansarda
  […] Motore dell’etichetta catanese, Cusa è alla batteria anche nell’esordio omonimo del quintetto Mansarda, raccolta di “canzoni improvvisate” frutto di due sedute in studio. Sanguigno jazz non ortodosso, i cui singulti free/hard bop sono mitigati dai mobili...


Leggi ancora..

Mansarda


 

0000-00-00

Accade nella Capitale uno strano fenomeno jazz chiamato Franco Ferguson, collettivo che si propone di spazzolare la muffa dai sepolcri del jazz, di provare a pensarsi di più e altro e quindi forse pienamente jazz, nel senso di musica che incontra se stessa sempre un passo oltre il precedente. Giocando un gioco beffardo e multicefalo, tanto più bizzarro quanto più intenso. Vitalità, dinamismo, mancanza di riguardo come antidoto al riflettersi sterile, al rimbombare di stili e stilemi per il godurioso onanismo di pseudo-musicologi nostalgici snob. Mansarda è un quintetto nato durante l'iniziativa Amazing Recordings, una "situazione" allestita dal collettivo nel luglio 2009 che prevedeva la performance di dodici gruppi jazz, invitati ad improvvisare ed incrociare i talenti e le intuizioni.

Fu allora che la vocalist Marta Raviglia, il sassofonista Henry Cook, il chitarrista Giacomo Ancillotto, il bassista Roberto Raciti ed il batterista Francesco Cusa incisero le prime otto tracce di questo cd, turbine di arguzie e freevolezze, spasmi Naked City e zappismi in libera uscita. Un ludico cimento tra spurghi jazz core (The Old Man) e bossa melensa (Surdu Mihai), soul blues sardonico (Red Dress) e swing peso (Swine-Ghetto), balcanismi operistici (Per gole, sì) e flautata psichedelia (Turbolento), be-bop in overdose latin-tinge (Il dio del latin) e mamberia rock'n'roll (Vorticoso twist). Una costante vena grottesca percorre i testi (anch'essi - pare - improvvisati) e la voce della Raviglia, ugola capace di passare dal registro felpato di Skye Edwards alla nevrastenia urticante di Stefania Pedretti passando dai virtuosismi arguti di Mina.

Il talento peraltro trova modo di sbrigliarsi anche nell'eccitante varietà (estemporanea) delle orchestrazioni, che nelle undici tracce della seconda parte - incise oltre un anno più tardi, nel novembre 2010 - mettono in mostra un profilo ancora più versatile, tra densità rarefatte e spasmi liberatori, sincopi gommose e psicosi cinematica. Ferma restando la vis giocosa - tra il dadaismo spinto e la patafisica insidiosa - evidente in titoli quali Le ultime lettere di Alberto Fortis o Tony Blair Witch Project. La sindrome del cocktail piacione che coglie troppo jazz italico (e non solo, suvvia) ha forse trovato il daiquiri alla benzedrina di cui aveva bisogno per rianimare la festa. E' il caso di fare una capatina nella Mansarda, ragazzi.

(7.6/10)

 

Stefano Solventi – Sentireascoltare

http://www.sentireascoltare.com/recensione/9403/mansarda-mansarda.html

 

×
00 AGO 0000

Progetto: Mansarda
 


Leggi ancora..

Spinoza


Spinoza

0000-00-00

Spinoza and the jazz. Well .. it may seem a little curious that some jazz players keep themselves busy with one of the most interesting philosophers of 1600 using him and his ideas as source of inspiration to create the relationships and the symbioses among their musical instruments, but reflecting bout it will show us that this si not so strange.

Jazz is an alive music, that changes, that reinvents itself every moment, always in continuous fluctuation, how shall we recognize it? In what? How they recognize themselves the musicians that play it? Perhaps by the structures, the geometries, the relationships that they know how to create with themselves, with their own instruments and with the other people with whom they play. This whole “ensemble” of musical maps, ideas is not at the end so different from the complex mental mechanisms that also operate in the mind of the philosophers and as philosophy jazz music is always searching the meanings that guide the human actions. Here therefore the "geometric unfold” of the ideas of Spinoza well amalgamates and fertiles the precise musical relationships among Davide Recchia (guitar), Greg Burk (plan and glocknspiel), Stephen Benni (double bass) and Alberto Girardi (battery and percussions), accompanied by Davide Poggi’s voice, also author of the brilliant and interesting booklet that accompanies and explains this musical job.

Spinoza flutters in every angle, in every note, to not only depart from the reading of his texts but also from the titles of the tracks themselves chosen by his philosophical works. Another beautiful record signed by the Italian collective with the "doubles i", another clear demonstration that Italian jazz doesn't fear any comparison, inside and out of itself. Very beautiful, as always, the cd’s packaging.

 

 

Empedocle70 - Contemporary Guitars Blog

web.http://contemporaryguitarsblog.blogspot.com/2011/09/girardi-senna-recchia-burk-spinoza.html

×
00 AGO 0000

Progetto: Spinoza
Spinoza Spinoza and the jazz. Well .. it may seem a little curious that some jazz players keep themselves busy with one of the most interesting philosophers of 1600 using him and his ideas as source of inspiration to create the relationships and the symbioses among their musical instruments, but refl...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

0000-00-00

Nel 2010 esce, oltre ad improvvis(e)azioni di cui si è già parlato in queste pagine, Kado, un live all'Area sismica di Forlì (registrato il 30 gennaio 2010 - in un concerto dal quale è stata fatta un'ampia galleria fotografica.  Kado è un continuum di quarantadue minuti e quarantatré secondi di musica. Live secco. Le sei tracce in cui è suddivisa la musica registrata servono, di fatto, solo all'ascoltatore successivo e per muoversi nel tappeto musicale creato dai due musicisti. Per il resto, il flusso continuo di musica, con pianissimi, quasi rarefatti, che si alternano a momenti di forte tensione musicale, crea una sensazione compatta, ipnotica, d'apnea. Dalla quarta traccia in poi sempre scoppiare improvvisamente la musica tra le mani di Casu, con assoli di tono rockettaro, e Sanna, con un irrefrenabile scompiglio di piatti, batteria, oggetti. Quando ci si aspetta che i suoni calino e declinino emerge prepotente il jazz, un ritmo che prende, una chitarra elettrica che accompagna, con la batteria che cadenza una specie danza. Tutto un po' obliquo. Bellissimo, inaspettato. Un vero e proprio elogio poetico all'istantaneo.

Come nella migliore tradizione d'improvvisazione Elia Casu Paolo Sanna concludono nel vivo dell'emozione sonora, lasciando ancora suoni e silenzi nell'aria. Plurali, ancora.

 

Francesca Odilia Bellino – All About Jazz

web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=6435


×
00 AGO 0000

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica Nel 2010 esce, oltre ad improvvis(e)azioni di cui si è già parlato in queste pagine, Kado, un live all'Area sismica di Forlì (registrato il 30 gennaio 2010 - in un concerto dal quale è stata fatta un'ampia galleria fotografica.  Kado è un continuum di quarantadue minuti e quarantatr...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

0000-00-00

Duo sardo dai gusti estremi, Ongaku2 ovvero Elia Casu (chitarra, chitarra preparata ed elettronica) e Paolo Sanna (batteria preparata e percussioni) propongono un lungo viaggio sonoro dai forti sapori improvvisativi però quasi sempre ancorato ad una timbrica intensa ed evocativa giocata tra la psichedelia e una sorta di ricordo atavico ed ancestrale di quello che furono i Corrieri Cosmici.

Infatti non è affatto azzardato accostare la prima anonima traccia (l’esecuzione live è datata 30 gennaio 2010 in quel di Forlì e prevede sei movimenti punteggiati solo da un asettico numero progressivo) alle pagine più ardite dei primi Tangerine Dream (penso, ad esempio, a Electronic Meditation così come alla sublime lentezza di Zeit così come a certi spazi siderali à la Klaus Schulze abbinata alla sperimentazione di uno Stockhausen.

Tuttavia ciò che caratterizza maggiormente la ricerca di Casu e Sanna è l’evocazione di un’atmosfera molto solenne e sfumata capace di dialogare con grande intensità con le assenze (essenze?) più recondite: gli oltre cinqueminuti del secondo movimento toccano – a mio avviso – profondità molto dense per non dire “metafisiche” mentre 3 lascia spazio alle doti percussive molto interessanti di Sanna, musicista capace di una costruzione sonora assai fosforica. Se 4 e 5 liberano energie più barbariche ed istintuali (con la piccola pecca di qualche suono elettronico un po’ troppo desueto) la conclusiva 6 ripropone la grande poesia di cui sono capaci le corde di Casu: suoni lunghi, dilatati oltre un Tramonto d’altre lande, dove la Materia si confonde con il Silenzio.

 

Vincenzo Giorgio - Wonderous Stories

web. http://www.wonderoustories.it/quarantadue.htm

 

 

×
00 AGO 0000

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica Duo sardo dai gusti estremi, Ongaku2 ovvero Elia Casu (chitarra, chitarra preparata ed elettronica) e Paolo Sanna (batteria preparata e percussioni) propongono un lungo viaggio sonoro dai forti sapori improvvisativi però quasi sempre ancora...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

0000-00-00

La musica scorre incessantemente per oltre quaranta minuti, come un lungo respiro: nonostante l’album sia diviso in sei tracce, le composizioni non subiscono interruzioni. L’opera procede senza soluzione di continuità come un’ampia suite e si sviluppa attraverso una successione di quadri sonori: nei primi venti minuti, e quindi nelle prime due tracce, l’ambiente è occupato esclusivamente da leggeri echi e silenzi. Nel prosieguo della performance s’inseriscono incursioni percussive (traccia 3) cui tiene dentro una parentesi breve ma violenta carica di rumori (traccia 4). L’architettura della musica muta ulteriormente negli ultimi due pezzi, prima con dieci minuti di effetti ed echi elettronici, poi con un brano che rimanda a certe sonorità care a Bill Frisell. Come in un giardino zen.

 

Luciano Vanni – Jazzit

 

 

×
00 AGO 0000

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica La musica scorre incessantemente per oltre quaranta minuti, come un lungo respiro: nonostante l’album sia diviso in sei tracce, le composizioni non subiscono interruzioni. L’opera procede senza soluzione di continuità come un’ampia suite e si sviluppa attraverso una successione di quad...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

0000-00-00

Dalle più recenti produzioni di Improvvisatore Involontario si percepisce l’irrequieta volontà di testimoniare gli sfrangiamenti creativi della scena sperimentale italiana, senza rinunciare all’ironia o alla voglia di iniettare suoni perturbanti in una quotidianità che sembra assai più allarmante di ogni stranezza. Ecco quindi il duo sardo OnGaku2 (Elia Casu & Paolo Sanna, chitarra, elettronica e percussioni), che in un live all’Area Sismica costruisce un viaggio dettagliato e affascinante tra rarefazioni e accumuli energetici. Da bere tutto d’un fiato.

(7/8)

 

Enrico Bettinello - Blow up (161)

 

 

×
00 AGO 0000

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica Dalle più recenti produzioni di Improvvisatore Involontario si percepisce l’irrequieta volontà di testimoniare gli sfrangiamenti creativi della scena sperimentale italiana, senza rinunciare all’ironia o alla voglia di iniettare suoni perturbanti in una quotidianità che sembra assai pi...


Leggi ancora..

Ongaku2


Kado - Live @ Area Sismica

0000-00-00

In due è meglio? Queste registrazioni dell’irrefrenabile Improvvisatore Involontario aprono per la forma duo riflessioni stimolanti. Chitarre, percussioni, elettronica: duetti tanto simili negli equilibri strumentali quanto lontani nello sviluppo dell’idea musicale. Ongaku2 (Elia Casu, Paolo Sanna), Soni Sfardati (Enrico Cassia, Antonio Quinci) si inoltrano in dialoghi serrati e problematici, si scontrano costruendo atmosfere dai colori opposti. Cassia e Quinci prediligono i pastello cangianti, impressionisti, Casu e Sanna invece tratti incisivi e deformanti, espressionisti. Li accomunca il rigore e la capacità di non banalizzare mai le tracce in tutte le loro possibili e(in)voluzioni. Non è poco per una musica che individua nella improvvisazione e nell’alea criteri compositivi rischiosi ma indispensabili per andare oltre. Ongaku2 traccia un flusso denso, scuro, inquieto, che mai si autocompiace: parti strumentali che si destrutturato, suoni duri, paesaggi freddi, masse sonore che vagano, si sfiorano, si fondono, si allontanano. In Soni Sfardati c’è più luce: la chitarra è più chitarra, le percussioni creano ritmi. Spazi aperti, caldi, tentazioni etniche, brevi quadri che cercano un proprio senso, qualche volta il bel suono. Per lunghi tratti la chitarra improvvisa, la batteria accompagna, normalità che ad un certo punto si incrina e tutto viene rimesso in discussione. Tensione creativa. In due è meglio? Forse sì.

Paolo Carradori – Giornale della Musica

 

×
00 AGO 0000

Progetto: Ongaku2
Kado - Live @ Area Sismica In due è meglio? Queste registrazioni dell’irrefrenabile Improvvisatore Involontario aprono per la forma duo riflessioni stimolanti. Chitarre, percussioni, elettronica: duetti tanto simili negli equilibri strumentali quanto lontani nello sviluppo dell’idea musicale. Ongaku2 (Elia ...


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

0000-00-00

Gli iniziali echi dolphyani di Kobi Bràiant e l’ipnotico ostinato di vibrafono di Coratella, che potrebbe evocare alla memoria Fred Frith o anche In C di Terry Riley, non devono trarre in inganno. Qui siamo di fronte alla più profonda delle improvvisazioni, a un estremo e serrato dialogo tra i quattro protagonisti della session senza far riferimento a temi e inquadrature ritmiche e melodiche. Il gruppo cerca di ottenere contrasti timbrici tra gli strumenti e sono di fatto i suoni, più che le melodie, a condurre la narrazione.

 

Luciano Vanni – Jazzit 


×
00 AGO 0000

Progetto: Heimweh
Ragh Potato


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

0000-00-00

In my fantastic voyage through Improvvisatore Involontario label projects i coundn't not mention this extremely experimental BUT at same time absolutely pleasant/enjoyable project named HEIMWEH - Ragh Potato.

It's an album i took long time to digest and assimilate but the conclusion is that after dozens listenings i can really and frankly tell You that this is amazing!! Amazing as the "starting point" of the project, in fact this creation comes from "Franco Ferguson Amazing Recordings" project, settled in Rome this is a collectiv where musicians meet and show their tecniques and tastes without any particular limit absolutely looking at the "jazz" world without caring about its laws and history but recreating the genre and breaking any rule in a completely free way.

A definetively new "school"!!

HEIMWEH in German means NOSTALGIA and there are referrments in the booklet about Andrej Tarkovskij "Nostalghia" and Charles Mingus "Nostalgia in TImes Square" films but actually i admit my ignorance i don't get the referrment with the music or probably it's just the way the musicians look at "the past" and aren't sure about the future!

Anyway, Ragh Potato is a situation where any musician play the instrument with a specific field/target, which isn't really determinate but cooperate remaining standalone through the whole execution, i mean it seems you can separate anytime the melodies of the clarinets from those of the baritone guitar or vibraphone BUT the result isn't a messy MIX of sounds but a PERFECT MIX of MUSIC!! The density of this product is, to use meteorological expression like a 100% humidity weather!! There aren't breaks in the lines, the point of start and the point of arrival are always different and different is the way to approach it, seems really that they played "ONLY" listening what the others were doing and so viceversa everyinstrument is like in queue with the other and chasing the other ready to be the next "protagonist" but this isn't possible because it is "already" the protagonist. Kind of difficult idea to say in words i know and difficult to imagine but to give you a funny expression RAGH POTATO is like there are 4 chefs cooking their "best menù" in 4 different kitchens and then taking from each one only 1 dish/portion/plate, mix it together and getting the "AMAZING MENU'"!!!

 I have to be honest this is not an album i could recommend to the "classic" progressiverock listener but strictly and only to those who are looking for something in the limbo of jazz, rock and avantgarde/experimental music.

Fully Improvised this album remains albsolutely thick and dense as i said before, difficult to interpretation, difficult to assimilate, difficult to get the start and the target but absolutely listenable, dialogs are not between 2 instruments, all the instruments are ALWAYS in dialog, it's a quartet which has no scheme, no rule, no protagonist. Honestly it's true that instruments like the vibraphone or the clarinets seem to have dominant role but it's only a pale description because you can easily underline that everyone has its space/time. About timing also word must be said, timing is in a permanent development, percussions work is massive and gives this a fluent and dynamic flavour which can be difficult to get cutting them off.

An improvised album which doesn't seem improvised, this is probably the aim of the musicians and this is the result. If you like complex/thick/tight avant-jazz this is a MUST have for your collections and remarks the value of ImprovvisatoreInvolontario label.

ENJOY!

(By the way Improvvisatore Involontario means "Unintentional Improviser" and this fits perfectly!!!!)

 

Valerio – ProGGnosis

web. http://proggnosis.com/PGRelease.asp?RID=34582


×
00 AGO 0000

Progetto: Heimweh
Ragh Potato In my fantastic voyage through Improvvisatore Involontario label projects i coundn't not mention this extremely experimental BUT at same time absolutely pleasant/enjoyable project named HEIMWEH - Ragh Potato. It's an album i took long time to digest and assimilate but the conclusion i...


Leggi ancora..

Heimweh


Ragh Potato

0000-00-00

Estratto dal’articolo

Breakfast with Giuseppi Logan

 

[…] Relativamente più astratti e minimali, ma sempre movimentati e a tratti innervati dallo spirito del blues sono risultati i percorsi improvvisativi del quartetto Heimweh (letteralmente "nostalgia di casa"), composto ancora dai determinanti "veterani" Lo Cascio e Paliano, da Popolla al clarinetto basso e dalla chitarra acustica baritono del giovane Alessandro Salerno. […]

 

Libero Farnè – All About Jazz

web. http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=7017

 

×
00 AGO 0000

Progetto: Heimweh
Ragh Potato Estratto dal’articolo Breakfast with Giuseppi Logan   […] Relativamente più astratti e minimali, ma sempre movimentati e a tratti innervati dallo spirito del blues sono risultati i percorsi improvvisativi del quartetto Heimweh (letteralmente "nostalgia di cas...


Leggi ancora..