Improvvisatore Involontario Press Page
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Mansarda
Mansarda
2012-07-17
L'operazione Mansarda si coagula nel 2009, intorno al progetto “Amazing Recordings”, organizzato dal collettivo Franco Ferguson (trenta musicisti, suddivisi in dodici gruppi per tre giorni di registrazioni non ortodosse). Marta Ravaglia (voce), Henry Cook (sax e flauto), Giacomo Ancillotto (chitarra ed elettronica), Francesco Cusa (batteria e percussioni) e Roberto Raciti (contrabbasso), assemblano in due passaggi di studio, diciannove tracce, sbuffanti, disarticolate, colorate e mutevoli, spesso in creativa/caotica sbandata controllata. Schegge grumose, surreali e critiche, di certo, sottilmente antagoniste. Testi aciduli/quotidiani, da sagra delle assurdità amplificate. Analisi impietose di un oggi, perplesso e socialmente disarmonico (di certo, non per tutti equo...). Fra alti e bassi, pietre che centrano e spaccano i vetri, altre, dal lancio mal calcolato, che si perdono nel vuoto. Intorno alla voce ed alle parole, ne accadono di cose. Inflessioni centrifughe alla Zorn, sbuffi blues, maglioncini infeltriti balcanici, Sud America dagli occhi cerchiati, urti casinisti, nebbioline lisergiche andate a male, etnicismi immaginari, corrose nostalgie sbarazzine sixties ed altre, ben più complesse, seventies (su per giù, In Opposition). Un tintinnio continuo di bicchieri colmi. Ognuno, con una specifica mistura fumante o, in alternativa, un ben calibrato veleno. La testa, spesso gira, ed appaiono ad intermittenza, svariati spettri bianco/ossa (Mina, Grace Slick, Dagmar Krause). Roba tanta, forse troppa, spesso indulgente, alle volte, terribilmente azzeccata (le ossidazioni cupe, free, di Tony Blair Witch Project, il tiro notturno/frenetico di Sineddochi Di Bop, i graffi velluto/allucinati di Le Ultime Lettere Di Alberto Fortis, il corpo rabbioso, esplorato in solitudine, V Come Veronica). Esuberanza ed un leggero singhiozzo che proprio non se ne vuol andare (per il momento). Alla prossima contrazione muscolare, ad occhio e croce, ci saremo.
Voto: 3 stelle
Marco Carcasi – Kathodik
web. http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=5012
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Progetto: Mansarda
Mansarda
L'operazione Mansarda si coagula nel 2009, intorno al progetto “Amazing
Recordings”, organizzato dal collettivo Franco Ferguson (trenta musicisti, suddivisi in dodici gruppi per
tre gior...
Mansarda
Mansarda
2012-02-05
Assemblare, mescolare, miscelare musiche di diversa provenienza, colta e popolare, per costruire un'improvvisazione tanto libera quanto ricca di riferimenti e di sorprendenti liason, di imprevedibili commistioni, di stupefacenti trovate. Sembra questo l'obiettivo di questa "Mansarda", quintetto del collettivo "Improvvisatore involontario", costituito da musicisti di esperienze contigue o dissimili, ma uniti nella creazione più o meno istantanea e nella "ricreazione", nel divertimento intellettuale, anche attraverso la rilettura di repertori "seri" o di altri volutamente e "solitamente idioti". Protagonista assoluta è Marta Raviglia che passa dalla declamazione impersonale di notizie di efferati episodi, ripresi pari pari dalla cronaca nera ad uno scat jazzistico ricco di swing. Da un canto attentissimo alle dinamiche, ai sottintesi, va a finire in un urlo strozzato, in un respiro soffocato, per riemergere e continuare a guidare il gruppo con una voce capace di esprimere ironia, sarcasmo, non sense o banalità assortite, elevate, rese dotte, dalla pronuncia straniante, dalla modulazione particolare dei toni, dagli aspetti "avanguardistici" a tutti gli effetti del suo stile. Contribuisce efficacemente alla realizzazione del progetto Henry Cook con il suono del suo flauto abbastanza ortodosso nei confronti dei sassofoni spinti su territori più accidentati e spinosi, fra rimandi al linguaggio di un Anthony Braxton in versione "olandese" (nel senso di componente dell'ICP orchestra) con l'alto, all' iterazione incalzante e al solismo potente e a volte sopra le righe dello strumento più ingombrante, in tutti i sensi, il baritono.
Giacomo Ancillotto, fra l'altro nuovo acquisto del quintetto di Enrico Rava per il suo ultimo lavoro "Tribe", qui lavora in scioltezza con una grande duttilità, passando da fraseggi delicati e riflessivi a sonorità più dure, aspre e poco consolatorie. Roberto Raciti fornisce un accompagnamento preciso con il suo basso, captando al volo i continui cambi di clima, riuscendo a compiere agili sterzate fra i vari mondi musicali sfiorati o esplorati, senza perdere mai la bussola. Francesco Cusa dimostra di divertirsi molto in un ambito lontano dal radicalismo di certe sue precedenti esperienze. Il batterista si disimpegna agevolmente nelle varie situazioni arricchendo di ritmo e colori i vari brani, senza sovrastare l'insieme, da gregario più che da leader.
Il cd è stato inciso in due successive sessioni e consta di diciannove tracce, ognuna con una sua fisionomia, una sua personalità. Come non rimanere conquistati, ad esempio, da "Per gole sì": il testo sembra ripreso da un libretto d'opera di Metastasio. La musica ondeggia fra echi funky, blues e zone jazzistiche più avanzate con la voce della Raviglia sfacciata e scostante a ripetere frasi prive di qualsiasi qualità poetica, inequivocabilmente datate e trasferite nel post-post-moderno. Che viaggio artistico audace e intrigante!
E' decisamente sorprendente, poi, "Vorticoso twist" per il contrasto fra le parole di comune banalità, tipiche delle canzoni "leggere" sanremesi degli anni sessanta, con il canto impertinente, flessuoso, disarticolato e i cambi di tempo e di atmosfera "sottostanti" provocati dalla band. Ogni pezzo, ad ogni modo, non si conclude mai per come è iniziato. Succede sempre qualcosa nel prosieguo, poiché le idee sono tante e non c'è la voglia di soffermarsi su alcuna. L'intenzione è quella di alternare gli stimoli, le intuizioni, di accumulare elementi per comporre un mosaico impossibile, dove i tasselli non vanno mai a posto, perché tratti da scatole di puzzle diversi. E il gusto è proprio quello di forzare la mano per incastrare tessere che non collimeranno, non potranno formare un disegno precostituito, malgrado i tentativi ripetuti.
Non è riposante, ma è corroborante visitare questa "Mansarda". D'accordo, questo tipo di esperienza è debitrice dall'operazione camaleontica e disorganica, ma onnicomprensiva di John Zorn. Qui, però, l'azione non è predefinita. Si segue un percorso suggerito di volta in volta da qualcuno dei componenti il gruppo e lo si sviluppa sul momento con la partecipazione attiva di tutti. Per questo "Mansarda" è un progetto che va ascoltato e seguito con attenzione, lasciandosi anche andare nella lettura dei titoli assolutamente improbabili, fra i quali segnaliamo almeno "Le ultime lettere di Alberto Fortis" e "Tony Blair witch project".
E affascina, ancora, la musica sgangherata, involuta o raffinata, ballabile, melodica o antimelodica, free sempre (in tutti i significati del termine) che si avvicenda in sessantasette minuti da godere senza sovrastrutture di sorta. "Danzando nella mente", come suggeriscono, con un "sentimento sentimentale" i versi o i "versacci" (in senso positivo) di Marta Raviglia.
Gianni Montano - Jazzitalia
web. http://www.jazzitalia.net/recensioni/mansarda.asp
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Progetto: Mansarda
Mansarda
Assemblare,
mescolare, miscelare musiche di diversa provenienza, colta e popolare, per
costruire un'improvvisazione tanto libera quanto ricca di riferimenti e di
sorprendenti liason, di imprevedibili
commistioni, di stupefacenti trovate. Sembra questo l'obiettivo di questa
"Mansarda...
Mansarda
Mansarda
2012-01-01
Consigliato da Musica Jazz
Questo quintetto del tutto paritario, nato all’interno dell’esperienza romana del collettivo Franco Ferguson, pratica un’improvvisazione assoluta… ma quanto siamo lontani dalla prassi introversa e reticente di certa improvvisazione radicale! I cinque, affiatatissimi, partono da una concreta pronuncia jazz, ma perseguono piuttosto una forma canzone aforistica e sbilenca, uno spirito dada, un estemporaneo e scabro metalinguaggio di teatro-musica. Il jazz rappresenta una delle componenti imprescindibili del loro retroterra, ma è visto con amoreodio, come un padre ingombrante; con un atteggiamento critico e talvolta dissacrante viene contaminato con tutt’altro. Un’impostazione che d’altra parte ha sempre caratterizzato il lavoro di Cusa.
Libero Farnè – Musica Jazz
Mansarda
2011-06-01
“Mansarda” è il nome di un quintetto anomalo, composto da Marta Raviglia, voce, Henry Cook ai sax e al flauto, Giacomo Ancillotto alla chitarra, Francesco Cusa a batteria e percussioni, Roberto Raciti al contrabbasso; riunitisi per la prima volta nel 2009, hanno dato luogo a una musica totalmente improvvisata, le cui tracce costituiscono la prima parte del CD omonimo pubblicato da Improvvisatore Involontario nel 2011; la seconda parte è stata registrata nel Monk Studio con lo stesso spirito, e con lo scopo di arricchire di nuovo materiale la pubblicazione del CD. Musica totalmente improvvisata, si diceva: ma da parte di musicisti che lo sanno fare con maestria, non cincischiano a vuoto, sanno contare su un’intesa perfetta e immediata, strutturano e destrutturano con sapienza e divertimento, e sono spinti da un gusto comune per la variazione, per la deviazione inaspettata, a non soffermarsi mai più di una manciata di minuti su un’idea, su un’intuizione. “Mansarda è il respiro del Minotauro, lo specchio di Perseo, il calice di Dioniso” si legge nel booklet del CD. Curiosamente non è citato “il vaso di Pandora” in questo breve elenco di allusioni mitologiche, e forse per evitare un riferimento un tantino ovvio. Sta di fatto che l’ascolto della musica di Mansarda suona davvero come lo scoperchiamento di un vaso di Pandora. È musica che tritura e rielabora tutto il paesaggio sonoro dei nostri giorni e ce lo restituisce riassemblato e distorto in chiave esasperata, spesso sarcastica. Il sarcasmo, a dire il vero, è soprattutto della voce, di Marta Raviglia, e sta nel suo uso delle parole, nel suo improvvisare con il senso delle parole attraverso il ricorso a ritagli di giornale, dispacci radiofonici, frammenti di canzoni, brandelli di conversazione, giù giù fino ai singoli fonemi, agli strilli, ai gorgheggi, ai sospiri. Il senso del divertimento è ben avvertibile nei titoli (“Le ultime lettere di Alberto Fortis”, “Tony Blair witch project”, “Tu mi tiri coriandoli d’asfalto onde celebrare la tua Viareggio stanca”, “Henry goes to Hollywood”…), titoli che però il più delle volte ingannano, perché sono dati (a posteriori, si direbbe) non a parodie saldamente filologiche (alla, che so, Frank Zappa, o alla Elio e le Storie Tese) ma a guizzi, talvolta di pochi secondi, a frammenti estemporanei (potrebbero venirci in mente certe cose di John Zorn: ma qui si improvvisa davvero, e ci si diverte di più). Marta Raviglia ama usare la sua voce come strumento (a fiato, ma anche a percussione, e pure ad arco, to’), svincolandola dal condizionamento del senso delle parole di un testo. In “Mansarda” Marta si abbandona spesso a questo post-vocalese. Non è la prima volta, certo, ma questo è il progetto nel quale lo fa con più accentuata radicalità. Quando Marta (con un’attitudine riconducibile pur sempre a una matrice jazzistica) applica il procedimento dell’improvvisazione alla elaborazione estemporanea di un testo, come dicevamo, va a pescare nei cascami dell’informazione contemporanea, in reminiscenze di vecchie canzoni (ah, la sublimità di quelle parole così indispensabilmente “stupide”!), o di arie d’opera, oppure lascia andare la lingua, e sembra seguirne il tour tra le associazioni. Un paio di esempi tra i tanti. Ne “Le ultime lettere di Alberto Fortis” Marta esordisce sola, con un breve, intenso sproloquio sull’assioma che “il sentimento è sentimentale”. Segue un rock lento, monoaccordale, “ipnotico”, come si diceva una volta, su cui ora la voce di Marta, distorta, si dilata in urli strazianti (ma sempre impeccabilmente intonati); riprenderà alla fine l’uso della parola, per enunciare frammenti di isolata insensatezza.
In “Per gole, sì”, la spiritata parodia di un’aria d’opera metastasiana (in ottonari) tirata per le lunghe come tutte le arie d’opera, adagiata sull’accompagnamento disturbante e incongruo (e sempre più allusivamente funky) degli altri strumenti, si alterna a vocette, strilli, e verso la fine a commenti parlati (accenni di un rap petulante) e a interiezioni come “Oh yeah”. Qui la soprapposizione di toni e componenti musicali e extramusicali non cerca la sintesi, ma gioca sull’antitesi, sull’attrito – il che, invece di urtarci, ci diverte fino alle lacrime. In “Surdu Mihai” una notizia di cronaca nera e di intolleranza etnica si dilata in un canto svagato su un ritmo imperturbabile di bossa nova. In questo caso il senso del macabro prende la via del grottesco, del paradosso: il povero cadavere (“in putrefazione”) della vittima di un incidente viene rinvenuto da una passante, portato a casa, posto sul divano, accanto al marito, coccolato come un ospite di riguardo (“Un vero cadavere a casa! Quanto di meglio ti possa capitare/oggigiorno”). Il ritmo spensierato della danza brasiliana dà un colore da salotto borghese appena un po’ fané, da modernariato anni sessanta, il che accentua, invece di attenuare, la crudeltà del testo. In questo brano, il programma di avvicinare alla forma canzone la creazione estemporanea è rispettato più che in altri, il che è davvero singolare, visto il contenuto trucidamente provocatorio del testo. Il macabro ritorna nell’assai più minacciosa ultima traccia, “V come Veronica” (l’unica attribuita alla scrittura di Francesco Cusa), tour de force vocale alla deriva tra efferatezze mormorate o ringhiate (sangue a fiotti, decapitazioni, deliri spiritualistici e/o demonologici), frasi registrate
anche al contrario, parole non sempre distinguibili dalle azioni di disturbo degli strumenti – una conclusione tutt’altro
che accomodante. Ecco, il vaso di Pandora si è per il momento vuotato, i
detriti e i cascami del nostro mondo (della nostra civiltà, ma anche
del nostro paesaggio interiore, soprattutto delle zone meno battute) ne sono usciti a ondate, e non siamo più capaci di rimetterli dentro. Che importa? Ci rallegra che gli stessi musicisti di Mansarda programmino (minaccino) di far uscire “a scadenza biennale” un nuovo disco, “un nuovo viaggio”.
| Claudio Morandini Letteratitudine |
| web. http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2010/06/25/letteratura-musica/ |
Progetto: Mansarda
“Mansarda” è il nome di un quintetto anomalo, composto da Marta Raviglia, voce, Henry Cook ai sax e al flauto, Giacomo Ancillotto alla chitarra, Francesco Cusa a batteria e percussioni, Roberto Raciti al contrabbasso; riunitisi per la prima volta nel 2009, hanno dato luogo a una musica totalmen...
Mansarda
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Benvenuti in Mandarda! Quante cose si possono trovare là sopra? Mettete su il disco e una voce di micetta annoiata vi informa che desidera spasmodicamente con modi alla Marylin un vestito rosso … ci è o ci prova? Sta giocando o sta prendendo in giro Amalia Grè? E perché appena tace sembra che nella Mansarda sia soppiato il finimondo? E’ la mansarda dei Naked City redivivi? Jazz Punk core? You know the score? Poi quiete? Il pulviscolo che si deposita? La stessa voce che si intreccia ai fiati su una chitarra liquida e ipnotica? Strani titoli: chi potrà mai ballare un “Vorticoso twist”? Chi abiterà in un “Interno Maceratese”? Chi ha mai visto il “Tony Blair witch project” e soprattutto si resta vivi dopo? Quali saranno mai state “Le ultime lettere di Alberto Fortis” e sapevano poi davvero di fragola? Henry è mai arrivato ad Hollywood?La chitarra di Giacomo Ancillotto che parte fa? Gioca con Chuck Berry e Peter Gunn?Un momento, ferma nella Mansarda di Improvvisatore Involontario c’è questo e altro. E d’altra parte chi vi aspettavate potesse arredare in questo modo una mansarda adatta al gatto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Creazioni estemporanee, improvvisazioni divergenti, canzoni abbozzate e frullate, groove altamente instabili, fiati acidi e chitarre pericolanti.Io un giretto in Mansarda quais quasi me lo faccio .. hai visto mai che ci trovo anche gli Aristogatti?Muy divertido!
Empedocle70 - Paperblog
http://it.paperblog.com/recensione-di-mansarda-improvvisatore-involontario-654008/
Progetto: Mansarda
Benvenuti in Mandarda! Quante
cose si possono trovare là sopra? Mettete su il disco e una voce di micetta
annoiata vi informa che desidera spasmodicamente con modi alla Marylin un
vestito rosso … ci è o ci prova? Sta giocando o sta prendendo in giro Amalia
Grè? E perché appena tace semb...
Mansarda
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[…]
Motore dell’etichetta catanese, Cusa è alla batteria anche nell’esordio omonimo del quintetto Mansarda, raccolta di “canzoni improvvisate” frutto di due sedute in studio. Sanguigno jazz non ortodosso, i cui singulti free/hard bop sono mitigati dai mobili vocalizzi di Marta Raviglia, ora sbarazzini ora grotteschi, in un folle mix tra Zorn e Elio come esplicitano gli strampalati titoli.
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Vittore Baroni - Rumore
Progetto: Mansarda
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Motore dell’etichetta catanese,
Cusa è alla batteria anche nell’esordio omonimo del quintetto Mansarda, raccolta di “canzoni improvvisate” frutto di due
sedute in studio. Sanguigno jazz non ortodosso, i cui singulti free/hard bop
sono mitigati dai mobili...
Mansarda
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Accade nella Capitale uno strano fenomeno jazz chiamato Franco Ferguson, collettivo che si propone di spazzolare la muffa dai sepolcri del jazz, di provare a pensarsi di più e altro e quindi forse pienamente jazz, nel senso di musica che incontra se stessa sempre un passo oltre il precedente. Giocando un gioco beffardo e multicefalo, tanto più bizzarro quanto più intenso. Vitalità, dinamismo, mancanza di riguardo come antidoto al riflettersi sterile, al rimbombare di stili e stilemi per il godurioso onanismo di pseudo-musicologi nostalgici snob. Mansarda è un quintetto nato durante l'iniziativa Amazing Recordings, una "situazione" allestita dal collettivo nel luglio 2009 che prevedeva la performance di dodici gruppi jazz, invitati ad improvvisare ed incrociare i talenti e le intuizioni.
Fu allora che la vocalist Marta Raviglia, il sassofonista Henry Cook, il chitarrista Giacomo Ancillotto, il bassista Roberto Raciti ed il batterista Francesco Cusa incisero le prime otto tracce di questo cd, turbine di arguzie e freevolezze, spasmi Naked City e zappismi in libera uscita. Un ludico cimento tra spurghi jazz core (The Old Man) e bossa melensa (Surdu Mihai), soul blues sardonico (Red Dress) e swing peso (Swine-Ghetto), balcanismi operistici (Per gole, sì) e flautata psichedelia (Turbolento), be-bop in overdose latin-tinge (Il dio del latin) e mamberia rock'n'roll (Vorticoso twist). Una costante vena grottesca percorre i testi (anch'essi - pare - improvvisati) e la voce della Raviglia, ugola capace di passare dal registro felpato di Skye Edwards alla nevrastenia urticante di Stefania Pedretti passando dai virtuosismi arguti di Mina.
Il talento peraltro trova modo di sbrigliarsi anche nell'eccitante varietà (estemporanea) delle orchestrazioni, che nelle undici tracce della seconda parte - incise oltre un anno più tardi, nel novembre 2010 - mettono in mostra un profilo ancora più versatile, tra densità rarefatte e spasmi liberatori, sincopi gommose e psicosi cinematica. Ferma restando la vis giocosa - tra il dadaismo spinto e la patafisica insidiosa - evidente in titoli quali Le ultime lettere di Alberto Fortis o Tony Blair Witch Project. La sindrome del cocktail piacione che coglie troppo jazz italico (e non solo, suvvia) ha forse trovato il daiquiri alla benzedrina di cui aveva bisogno per rianimare la festa. E' il caso di fare una capatina nella Mansarda, ragazzi.
(7.6/10)
Stefano Solventi – Sentireascoltare
http://www.sentireascoltare.com/recensione/9403/mansarda-mansarda.html
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