..::Electroshop::..
Nasce da un'idea di Antonino Chiaramonte e Anna Troisi e si propone come un gruppo di lavoro aperto a collaborazioni artistiche con compositori e strumentisti esterni al nucleo fondante interessati a sfruttare in sede compositiva e performativa le peculiarità timbriche e musicali della formazione.
..::Electroshop::.. è un laboratorio in cui la costruzione di oggetti sonori d'arte (strumenti musicali "concreti") si interseca con la scrittura delle partiture, creando una corrispondenza biunivoca tra l'oggetto sonoro e il pezzo musicale. Gli oggetti sonori vengono quindi presentati attraverso le musiche per essi composte. In questo modo la composizione musicale diventa conforme al concetto di "unicità del pezzo d'arte". L'elaborazione in tempo reale della performance predilige l'uso di patch originali sviluppate in ambiente Max/MSP/Jitter.
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Accademia del Danno
"L'Accademia del Danno è un'entità duale, prodotto della particolare alchimia tra i percorsi musicali e personali di Daniele De Santis e Alessandro Salerno. E' una macchina ludica di dimensioni eccezionalmente ridotte in proporzione alla densità sonora e alla vastità dei linguaggi e timbri che maneggia: chitarra classica, synth, batteria, percussioni a cornice, oggetti amplificati e processati elettronicamente, voci. [...] Composizioni monkiane e di Steve Reich, l'archeoblues cubista di Captain Beefheart, il canto armonico, le canzoni di Modugno e dei Massive Attack, l'improvvisazione radicale accanto all'approccio trascendentale gnawa. Agilmente, con uguale pertinenza e capacità di appropriazione, l'Accademia del Danno fagocita e decostruisce ogni elemento, ogni tradizione che maneggia, restituendoli trasformati in un Altro sempre diverso, recalcitrante alle didascalie eppure incredibilmente solido e coeso"
Dito Parlo
[estratto dal saggio musico-gastronomico 'Fine della Storia della Musica e Formaggi che sanno di culo', ed. Tuboe Degli Spazi, 2011]
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D'Onde
Non c’è paradosso più stimolante di una compositrice che agisce in una factory chiamata Improvvisatore Involontario. Caso unico per niente: in quel giro sono parecchi che hanno confidenza col pentagramma e, ancor più, con una visione compositiva della musica, jazz o altro che si voglia definirla. Involontario, poi, che cosa vuol dire? Un segnale che in quel club si pensa a opere dotate di pensiero, divergente s’intende, provocatorio se è il caso, non agli esercizi di stesura di cliché «all’impronta»? Oppure non vuol dire niente, è un rebus, un gioco intellettuale dell’assurdo. Aurora Curcio te lo fa sentire in questa suite in sei movimenti che nutre amore per il pentagramma. Proprio per quella cosa, la carta per scrivere note. Che nutra amore per le avventure di congiunzione e sintesi e rimandi tra quello che il pentagramma le ispira e quello che lei stessa e i suoi quattro compagni suonano «nello stesso istante in cui lo immaginano e lo pensano», questo è scontato. Altrimenti non avrebbe deciso di pubblicare il suo primo lavoro dopo aver scoperto quanta linfa vitale c’è nel jazz per chi vuol fare musica. Resteranno in molti a bocca aperta durante l’ascolto di D’Onde. Gran titolo, tra parentesi: la registrazione degli impulsi del sangue/cuore/cervello/tutti i sensi/tutti i concetti/si sa che non ci sono varchi chiusi per chi cerca «il corpo senza organi» come diceva il gande Gilles. Perché mettere in campo la singolarità con questa riflessiva immediatezza, si vorrebbe dire candore, non è esito artistico frequente. Tra gli esordienti, come Curcio, e tra gli affermati, in campo «dotto» o in campo jazz (il miglior ibrido della storia) o in campo «non dotto». Sei movimenti che vanno ascoltati senza stacco tra uno e l’altro. Per capire che i passaggi di sostanza stilistica non sono eclettismo. Sono un flusso attraverso differenze sperimentate e meditate. Sono il desiderio di vedere che cosa succede lasciando germinare la propria idea musicale di base verso idee ulteriori, immaginate e sorprendenti. Per esempio, che cosa succede passando dalla sapienza cool e oltre di A zonzo (quel tema chiaro, esposto compiutamente, oscillante tra le memorie introiettate, captate senza saperlo, chissà, di un discorso possibile lungo una linea Konitz-Tristano-Bauer-George Russell) e la sapienza informale e oltre di Echi (tra materico e sognante c’è contrasto? forse no). Aurora Curcio, però, è dispettosa. Ci lascia con un rimpianto. Di lei solista. Improvvisatrice o compositrice o tutte e due le cose, al pianoforte. Il suo «preludio» alla suite, Note dell’autore, tutto per lei sola, mette molta voglia. Tutto scritto? In parte? Che importa! C’è una tensione sottile, quasi esitante, tra le annotazioni/invenzioni sul Novecento, da Kurtág a Boulez (ma «con dolcezza»), e la tentazione di swing, solo una tentazione, un presagio, forse. Desiderio di quel dondolio del tutto implicito, una sospensione del tempo e una serialità del tempo. Suono nitido, enfasi al bando. Poi, nella musica che viene dopo, l’autrice-solista si nasconde, si occupa di orchestrazione e coordinamento. Bene, se ha scelto così e il risultato è così buono. Ma la voglia rimane. Mario Gamba
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Forthcoming
Forthcoming è un progetto di improvvisazione sonora nato qualche anno fa dall’incontro del pianista Tommaso Vespo col batterista Antonio Longo, d’impronta prevalentemente sperimentale e caratterizzata da una sapiente mescolanza di generi e linguaggi: dall’avant-garde jazz europeo alla musica minimale, dal jazz mainstream al free nero-americano, fino ad esplorare i variegati territori del contemporaneo. Le sonorità ora morbide ora più concitate e spigolose evocano quelle che hanno caratterizzato le storiche incisioni dell’etichetta indipendente ECM. Il repertorio del gruppo (concepito come formazione aperta) è per buona parte composto da temi di scrittura originale, dall’incedere melodico e dalla struttura estremamente aperta, tanto da lasciare ampi spazi all’improvvisazione libera ed estemporanea. Al nucleo originario si sono via via aggiunti musicisti quali A. Vicard, A. Amato, S. Barbagallo e diversi altri. Tra le esibizioni più recenti si segnalano: Ringaperto 2008, ImproRing 2009, Jazz 'round the Planet 2009, Aprile Don't Dormire 2010, il ventennale di Lapis (2010), il primo meeting de L’Arsenale (2011).
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Francesco Cusa
"Electric Skrunch"
Discography:
Psicopatologia del Serial Killer – I.I. (001)
L'arte della guerra - I.I. (006)
Electric/Vocal - Jacques Lacan, a true musical story - I.I. 0017
SKRUNCH ELECTRIC
Francesco Cusa - drums/compositions
Carlo Natoli - baritone guitar
Paolo Sorge - guitar
Beppe Scardino - baritone sax
Piero Bittolo Bon - a.sax
Dario De Filippo percussions
TOUR, FESTIVALS, BEST CONCERTS:
F.Cusa "Skrunch" played in: F.Cusa "Skrunch" played in: Palermo, Siracusa, Catania, Bologna, Mantova, Trento, Lubiana, Zagabria, Sarajevo, Komen, Pola, Cerkno, Faenza, Imola, Meldola, Wiessbaden, Kranj, Buie, Bisceglie, Siracusa, Ragusa, Tarcento, Ivrea, Grotta Azzolina, Gent, Alessandria, Monza, Roma, Castrovillari, Gorizia, Staranzano, San Marino, Castelfranco Veneto, Livorno, Vittorio Veneto, Mogliano Veneto, Calci, Torino, Trento, Istrana, Lodi, Cesena, Forlì, Ponzano Veneto, Mestre, Venezia, Codroipo, Milano, Mantova, Barletta, Ferrara, Vicenza, Pisa, Verona, Dresda ecc.
SKRUNCH
Tra le realtà più interessanti della nuova scena musicale italiana, la band Skrunch del pirotecnico batterista siciliano Francesco Cusa è stata definita "un misto energetico di frullati zorniani e timberniani macerato al sole di Sicilia", abrasiva e divertente, ironica e coinvolgente.
con queste nuove composizioni Francesco Cusa si prefigge si infondere energia e determinazione nell'ascoltatore, prendendo le mosse dai principi contenuti ne "L'arte della guerra" di Sun Tzu ed elaborando una propria "strategia del divenire" buona per il neonato millennio.
Si passa dall'ipocrisia del mondo occidentale nella propria allegra rappresentazione di un continente ripetutamente violentato ("Afrodionisiaco") alla fuga dalle tentazioni di un immaginario universo femminile ("Escape from Pussyland"), dal salutare incubo di una star ("Quel giorno in cui J.J.Cale si svegliò senza una gamba") all'inaspettata attenzione degli sceicchi arabi nei confronti del jazz ("Alljazzera"), fino alla citazione di Heinrich Boll e del suo rispettabile pagliaccio ("Opinioni di un clown"). La formazione si avvale dell'ormai consolidato apporto delle chitarre di Sorge e Natoli, con l'aggiunta del giovane baritonista livornese Beppe Scardino, del sassofonista veneziano Piero Bittolo Bon e del valente percussionista Dario De Filippo, siciliano di stanza a Parigi. Hanno scritto di questa band: "Un misto energetico di frullati zorniani e timberniani macerato al sole di Sicilia con tanto di mafia. Arance e limoni verdi spremuti sulle ginocchia sbucciate di imberbi fanciulle imprudenti"
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Francesco Cusa
"Naked Musicians"
NAKED MUSICIANS - A SICILIAN WAY OF COOKING MIND (I.I. 004) music for 24 musicians Francesco Cusa: Magister Pierrottinus, conductor Biagio Guerrera – voice, Stefano Cardiel – reporter, Riccardo Pittau - trumpet, Ivan Cammarata - trumpet, Salvo Barbagallo – s.sax, Gaspare Palazzolo - t.sax, Gaetano Santoro – t.sax, Carlo Cattano – b.sax, Tony Cattano – trombone, Mauro Schiavone – piano, Fabio Dibenedetto - ud, Paolo Sorge – guitar, Lino Costa –guitar, Carlo Natoli – baritone guitar, Paolo Battaglia - guitar, Maurizio Morello - guitar, Luca Lo Bianco – double bass, Marko Bonarius - double bass, Giuseppe Guarrella – cello, Dario De Filippo – percussions, Emiliano Cinquerrui - samplers, Andrea Pennisi - live sounds
Dalla copertina del disco: "L'idea nasce in seguito ad alcuni workshop da me tenuti in Italia e all'estero ed aperti a musicisti di vario livello ed estrazione. In seguito agli ottimi risultati ottenuti con questo 'metodo' mi sono ripromesso di tentare con un organico di musicisti di livello. Il problema era quello di concentrare in due giorni ciò che normalmente richiederebbe almeno una settimana di lavoro. In realtà si tratta di una sorta di 'conduction', o meglio di sistema non convenzionale di direzione, in cui al posto della partitura musicale, delle note, si hanno dei simboli appositamente creati. Niente di nuovo tutto di nuovo. Così ho 'convocato' una ventina circa di musicisti siciliani e...un sardo, per una seduta di registrazione a Scordia, dal fidato Vincenzo Cavalli, col proposito di ricavarne un cd. Molti di essi sono miei amici e collaboratori abituali ed alcuni condividono con me l'esperienza di Improvvisatore Involontario. Hanno risposto da Palermo, Ragusa, Siracusa, Catania con un entusiasmo per me commovente. Il risultato è a mio avviso splendido ed il gran merito è sicuramente di questo organico eterogeneo in cui, intendo precisarlo, figurano non soltanto dei jazzisti, ma anche dei musicisti di diversa estrazione, nonché dei talentuosi programmatori di computer e avvocati che stanno in ufficio e nelle aule di tribunale esclusivamente per una loro oscura perversione. E' inutile dire che un'operazione di questo genere finisce col divenire, inconsciamente, una simbolica finestra sulla notevole forza creativa degli improvvisatori siciliani. Il mio ringraziamento va a tutti loro".
Francesco Cusa
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Francesco Cusa
"Solomovie"
"Francesco Cusa plays Buster Keaton" with: Francesco Cusa - drums, composition, live electronics "New original audiomix soundtrack of Buster Keaton's movie 'Sherlock Jr.' " "Si tratta di un lavoro di riscrittura di una nuova colonna sonora del film 'Sherlock Jr.' di Buster Keaton. Sono stati utilizzati materiali audio tratti dai più disparati cd della storia dello scibile musicale, talora in frammenti combinati in una sorta di composizione elettronica, talaltra in loops e strutture cicliche volte a sottolineare l'iteratività di alcune scene. Una sorta di "audio-remix composition" tendente più alla sottolineatura che alla sublimazione dell'opera di Keaton, dinamicamente quasi onomatopeica e didascalica, se non nell'approccio sonoro, quantomeno nel rispetto della tempistica della fenomenale azione scenica del film. L'unico strumento in scena è la batteria; essa va a giustapporsi al film sfruttando sia le 'basi' composte che i momenti di 'silenzio' appositamente concepiti, ed è l'unico elemento che tramite l'improvvisazione viene costantemente 'influenzato' dall'immagine filmica. In questo senso, SOLOMOVIE rappresenta un sentito omaggio alle caratteristiche qualitative delle opere di Keaton, prerogative che rendono, per certi aspetti, tali film 'imprevedibili' ".
Francesco Cusa
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Paolo Sorge & The Jazz Waiters
Il punto di partenza è un insieme di composizioni originali, per lo più forme brevi, utilizzate secondo le convenzioni del linguaggio jazzistico, interpretando qui il termine jazz nell'accezione di musica aperta.
La denominazione del gruppo ed il titolo del progetto, metaforicamente allusive alla buona tavola, invitano l'ascoltatore ad una degustazione attenta e meditativa del menu musicale proposto.
Del 2007 è la pubblicazione di SLOW FOOD (II 005, distr. Wide), primo cd del quartetto, per l'etichetta Improvvisatore Involontario.
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Paolo Sorge Tetraktys
Un quartetto di chitarre elettriche? Non capita tutti i giorni!
Anzitutto, una sola chitarra elettrica possiede un universo di sonorità praticamente limitato solo dalla fantasia di chi la suona..
Ma allora ....
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SATIEK
Gaia Mattiuzzi - voce
Giorgio Pacorig piano - fender rhodes
Francesco Cusa - batteria
"Satiek è neologismo. Ibrido frutto, estratto bastardo: una parola/sintesi tra Erik Satie e Diabolik.
Dunque suggestioni, struggenti melanconie, cinismo e perfezione, occhi di ghiaccio, amore ed omicidio, furto.
Dunque carpire, estrarre, estrapolare: da una memoria, da una partitura, da un'emozione.
Riformulare una storia...ecco! Ridisegnarla. Rimestarla. Farne una poltiglia. Shakerarla. Servirla. Con ghiaccio...sempre con ghiaccio.
In mente quei caratteri, quelle meravigliose copertine disegnate da Sergio Zaniboni. L'odore delle matite e del tè dei salotti francesi.
Commistioni, partizioni, composizioni, ri-composizioni.
Come bere l'assenzio dopo aver rubato. Dicotomie: la bellezza dell'assassino, una rosa sul manoscritto, delle essenze sui corpi in putrescenza, Musica e romanticismo. Sì..."
http://www.myspace.com/gaiamattiuzzi
http://www.myspace.com/satiektrio
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Skinshout!
Gaia Mattiuzzi - voice
Francesco Cusa - drums
"a project around the black music: work songs, blues and traditons of the origins"
Un duo esclusivo, batteria e voce. Nuovo progetto del poliedrico batterista e compositore siciliano Francesco Cusa con la vocalist Gaia Mattiuzzi, grandi doti vocali e straordinaria sensibilità.ielabora canti di tradizione arcaica africana pescati tra i reperti di Alan Lomax. Una musica ricca e intensa oltre i limiti della vocalità ampiamente modulata dalla Mattiuzzi e dal sofisticato drumming di Cusa.
Entrambi riescono ad intingere elementi basilari della cultura africana e innovativi del jazz che trovano nell'improvvisazione il veicolo ideale per rivelarsi.
Un canto che si fa strazio, grido, sofferenza, gioia, tenerezza.
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Soni Sfardati
Enrico Cassia: guitarsAntonio Quinci: drums and percussions
Website: sonisfardati.com
Dalle reviews di Tri Soni, debutto discografico di Soni Sfardati:
“Tri Soni ovvero "la fuga dalla struttura". Questa, in sintesi estrema la filosofia che accomuna Enrico Cassia (chitarra elettrica ed acustica) e Antonio Quinci (batteria e percussioni), onnivoro duo siculo che esordisce sotto la sulfurea egida di Improvvisatore Involontario.
Attitudine radicalmente onnivora quella sguainata da Soni Sfardati, insofferenti a qualsiasi catalogazione schematica bensì fatalmente attratti da un crossover dagli imprevedibili esiti in cui convivono il chitarrismo eclettico e, per certi versi, persino virtuoso di Cassia ( che ricordiamo coinvolto nell'ottimo Tetraktis di Paolo Sorge ) capace di passare da echi zappiani (Beneamata improsatura) a toni più psichedelici (la dilatata ed orientaleggiante Musciaccà) se non addirittura ambient (Culur'i vitru) ed elettronici (Tri Soni, Scerra) e in tutto ciò validamente sostenuto dal giovane percussionista catanese capace di passare con estrema disinvoltura da un percussionismo materico ed estremamente musicale ad un altro più prettamente ritmico”. (Vincenzo Giorgio - Wonderous Stories)
“[…] Nonostante prevalga l'improvvisazione, tutto il materiale registrato ci appare così perfettamente organizzato da risultare un'opera composta”. (Luciano Vanni – Jazzit)
“[…]Qui non ci sono mal di testa che corrono ma solo ottima musica, un intreccio elegante di eleganti linee melodiche, poliritmie ritmiche, soluzioni anarcoidi che si sfaldano, si sfilacciano, si 'sfaldano' e poi all'improvviso, quasi miracolosamente di rialzano, rinsaldano e riprendono”. (Blog Chitarra e Dintorni)
“[…] Disco splendidamente e melodicamente anarchico ”. (Vincenzo Giorgio – All About Jazz)
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Sound Scape
Paesaggi sonori lisergici, introspettivi, inquietanti, psichedelici, su formula estemporanea, come performance d'improvvisazione guidata dalle sensazioni che suscitano, in quel momento e solo in quell'istante, alcuni tra i più celebri Film e Cartoons della prima metà del '900. Sono queste percezioni visive ad ispirare le dita, le mani, le labbra, il fiato dei musicisti, che emettendo silenzi, suoni, e rumori realizzano un viaggio illusorio sulle immagini.
http://vimeo.com/11716970
SOUND SCAPE è:
YURI ARGENTINO - Sassofoni, Fx
MIRKO DI CATALDO - Chitarra, Basso, Fx
TATUMI FORZAN - Percussioni
DEBORA PETRINA - Voce, Tastiere, Elettronica, Fx
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Tan T'Ien
Luca Dell'Anna - Francesco Cusa - Ivo Barbieri
Tan T'Ien (che è il nome cinese dei punti focali di energia localizzati nel corpo), esplora le interazioni ed i conflitti dei diversi strati di coscienza di cui si fa esperienza durante la pratica della meditazione. Pur interagendo su un terreno di improvvisazione, ogni elemento del trio mantiene il suo ruolo durante ogni brano, rappresentando il conflitto o l'armonia fra la coscienza, l'inconscio, il subconscio.
L'interazione dei tre elementi si configura a volte come uno scontro oppure come un dialogo. Le pulsazioni ritmiche spesso cercano la loro via in tre direzioni differenzi, incontrando le altre in determinati punti-chiave a trovare un terreno comune, per poi dividersi di nuovo, similmente a come avviene nella mente durante il tentativo di focalizzarsi sul Sè.
E di nuovo, l'interazione può terminare con una sintesi ed un superiore livello di concentrazione o con un fallimento, abbandonando il tentativo.
In questa interazione, il differente materiale e background di ciascun componente del trio affiora in superficie, dal jazz all'hard rock, funk o drum'n' bass, frammenti culturali vengono alla superficie e si riferiscono a loro stessi come umori dialogici cangianti, senza mai approdare ad un "genere" definito.
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The Assassins
Francesco Cusa: drums
Daniele Camarda: bass
Flavio Zanuttini: trumpet & electronics
Nella tradizione del florilegio, del massacro e dell’organizzazione seriale, sulle altalenanti sponde della follia e dell’intelligenza, tra maniacale attenzione per i dettagli e violenta pulsione: The Assassins è un progetto sulla poliritmia come arma bianca, e l’improvvisazione come ultima occasione di redenzione. Francesco Cusa, Daniele Camarda e Flavio Zanuttini lavorano compulsivamente sul tempo e sulla sua percezione, su come trasformarlo nella proverbiale “pistola fumante”; una smodata ossessione per le progressioni armoniche Slominskiane (geometrie perfette con cui lastricare la strada verso l’inferno) caratterizza il materiale tematico, smontato e sezionato come sul piano di marmo del patologo di turno, come nel più tradizionale racconto jazzcore da quattro-dopo-la-mezzanotte.
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Urban_Killas
Yuri Argentino saxAndrea Vedovato guitar
Riccardo Di Vinci bass
Simone Sferruzza drums
Oscuri Paladini della giustizia: nelle loro composizioni sfaldano le convenzioni, esaltando l’istinto improvvisativo e la tensione espressiva. Agiscono nell’ombra trovando equilibrio nello scartare schemi preconfezionati e rimpacchettarli secondo la loro volontaria follia.
La gente li evita. La polizia gli da la caccia.
Urban_Killa : ”Svisceratori delle armonie/Assassini delle ritmiche/Sadici delle melodie"
Contact: y.argentino.ii@gmail.com