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Fair is foul and foul is fair: Macbeth, Desdemona e il destino su Arte e Arti

Recensione su Arte e Arti scritta da Ferdinando D'Urso

 

 

Sulle decisioni delle Moire - le dee che secondo i Greci regolavano le vite degli uomini - neanche Zeus in persona poteva interferire; questo dimostra che già i nostri antichi progenitori culturali possedevano la consapevolezza dell'ineluttabilità del Destino. Nonostante questo, la mitologia greca è piena di personaggi che restano vinti nel tentativo di aggirarlo: il forte Achille in testa, per non parlare poi di Laio e Crono.
Autore dalla forte ispirazione classica, William Shakespeare non poté non inserire nel suo corpus dei personaggi che, cedendo alla tentazione di sfidare il proprio fato, ne restassero cruentemente schiacciati. È il caso di Macbeth, ma in fondo è anche quello di Otello e Desdemona.
Proprio a questi personaggi titanici è dedicato "Fair is Foul and Foul is Fair", fatica discografica che la cantante e compositrice Costanza Alegiani ha tratto da un lavoro più ampio basato sulla rilettura di testi shakespeariani e non. Insieme a lei, in questo disco pubblicato da Improvvisatore Involontario, suonano gli artisti belgi Jan Daelman al flauto, Ben De Greef al sax contralto, Thomas Jillings al sax tenore, Thijs Troch al piano e gli italiani Daniele Cappucci al contrabbasso e Armando Luongo alla batteria.
Fair is foul and foul is fair costanza alegiani
L'insistente e martellante marcia della title track insieme alle linee melodiche della voce - spesso cantabili e ampie seppur sostenute da un accompagnamento puntinistico e a tratti caotico - potrebbero rappresentare l'inarrestabilità e l'indifferenza del Destino che si dispiega sull'umano affannarsi.
L'unico momento di serenità affiora in Desdemona's Dream: il pianoforte accompagna la voce fluida, moderna, mentre fiati e contrabbasso gettano di tanto in tanto ombre passeggere sulla pacificazione del sogno. Le orchestrazioni della Alegiani sono magistralmente gestite e pastose; riescono a rendere ora il suono pieno della big band, ora quello agile del piccolo gruppo. In Alas poor country - A messenger la scrittura - che non si declina mai in tecniche fugate o contrappuntistiche - va da Ellington all'opera lirica per stravolgere poi Verdi in un pedale latino in Alas poor country - Refugees.
Il calore della musica latina è però un vezzo tutto musicale e straniante, espressione della certezza di ritorno in patria e di vittoria.
Costanza alegiani foto di laura fassio
Il materiale che la Alegiani compositrice e arrangiatrice utilizza è vario, spaziando fino alla ballata di gusto rinascimentale An old song, così come è vario anche il ventaglio di possibilità tecniche utilizzate dalla Alegiani cantante: senza addentrarsi mai nelle sperimentazioni schönbergiane più novecentiste, si passa abilmente dal canto spiegato, al recitativo, al parlato.
Se il flauto di Daelman ricorda alcune prove di Gazzelloni guidato da Maderna e il pianoforte di Troch invece sembra un Monk ricco di risonanze, nei quattro momenti in cui il sestetto improvvisa collettivamente il risultato - ora etereo (So foul and fai a day I nave not seenLet me live tonight), ora frenetico e quasi privo di respiro (IntermezzoChi è quell'uomo che può tenere in pugno il suo destino?) - sembra vicino ad alcune composizioni legate all'estetica dell'AACM e in particolare a quelle di Anthony Braxton.
Il Destino implacabile porta scontento e sconcerto nelle vite dei personaggi shakespeariani; la musica della Alegiani restituisce questo senso di ineluttabilità con tinte fosche e a tratti visionarie ma sempre gradevoli e affascinanti, sofisticate e affabili, così come la loro autrice. 

04.05.2014